Le ex mogli: tipologie secondo me

Ci sono tante categorie di ex mogli, quindi cercherò di essere schematica in questo post, e nel caso ne abbia dimenticata qualcuna, vi prego aiutatemi e magari integriamo insieme.

La lettura di questo post intanto va fatta da due punti di vista:

  • siamo noi le ex
  • non siamo noi le ex

Che lo siamo o che non lo siamo, abbiamo a che fare con le ex mogli del nostro uomo.

Come forse ormai saprete, io appartengo a tutti e due i punti: sono divorziata e ho a che fare indirettamente, per ora, con l’ex moglie del mio fidanzato.

Anche qui occorre però fare delle suddivisioni.

  • Siamo ex mogli lasciate da nostro marito, con figli grandi o piccoli 
  • Siamo state noi a lasciare nostro marito

Io sono una ex moglie che ha concluso in maniera molto civile e pacifica (a parte i mesi precedenti la separazione, che credo non possano essere felici e sereni per nessuno) il suo matrimonio: con il mio ex marito ho rapporti civilissimi e siamo una coppia genitoriale forte e compatta, nell’educazione e nelle scelte per nostro figlio.

Mio marito, a neanche un mese dall’appuntamento col giudice che ha sancito la fine del nostro matrimonio, ha trovato una compagna, con cui sta tutt’ora e con cui si sposerà fra qualche mese. Gli uomini, nella mia piccolissima statistica personale, sono molto rapidi nel riaccompagnarsi: incapacità di stare da soli? Necessità di qualcuno che gli stiri le camicie? Chissà! 
Sono stata molto molto fortunata, perché il mio ex ha trovato una donna meravigliosa, sua coetanea, anche lei divorziata ma senza figli. Per il mio bambino lei è stata da subito un punto di riferimento importante, e anche una grande risorsa affettiva, in quanto lui aveva solo 5 anni e lei ha portato tanta gioia e amore in quella casa, non essendo il mio ex propriamente quello che si può definire un allegrone.


La mia storia è quindi molto semplice rispetto ad altre: ho un ex marito che è puntualissimo nel versare il mantenimento per il bambino, che collabora alle spese, che è corretto in tutto e per tutto, e che ha una fidanzata gentile, brava, non invadente e molto affettuosa.

Io sono stata sola un paio di anni prima di trovare il mio grandissimo amore, e quello che vorrei dirvi è che non sono mai stata gelosa né invidiosa di loro, tantomeno del rapporto che il mio bambino aveva creato con lei. Anzi. Ero proprio io a chiedere al mio ex se ci fosse lei, perché per Pietro era importante: era la figura femminile che cercava e che penso che cerchi qualsiasi bambino piccolo si ritrovi a dividersi fra case diverse e genitori separati. Di lei non sono amica, ma ho il suo numero di telefono e se c’è bisogno ci sentiamo. Del bambino parlo sempre con l’ex, ma se serve chiedo un’opinione alla fidanzata, per sentire un’altra versione, per capire come la vede lei. A volte è capitato che lei e il mio ex prendessero per un pomeriggio non solo Pietro, ma anche i miei due nipoti e se li portassero a fare una gita. I miei nipoti lo chiamano ancora zio e adorano lei.

Questa la mia esperienza, che mi fa pensare che tutti dovrebbero avere una ex moglie illuminata come me. 

Se però fossi stata lasciata da lui, e peggio ancora per un altro, allora probabilmente la situazione sarebbe stata ben diversa.

E qui si torna al discorso ex mogli con cui dobbiamo avere a che fare.

Le ex mogli possono essere di vario tipo.

  • Moglie lasciata
  • Moglie che lascia
  • Moglie che comunque ha trovato un nuovo compagno
  • Moglie sola a cui le storie per un motivo o per l’altro non durano
  • Moglie lasciata o meno, che vive di invidia e gelosia

La moglie lasciata, che sia stata lasciata per voi o per nessuno, è in genere rancorosa. Molto rancorosa. Soprattutto se vede che la storia dell’ex marito con voi dura, voi siete felici, e i loro figli vi adorano (e quindi, soprattutto i primi tempi, quando tornano a casa da lei è tutto un “la fidanzata di papà sai che ha detto oggi? è simpaticissima, ascolta…” “la fidanzata di papà mi ha comprato questa maglietta da H&M, guarda che bella!” “La fidanzata di papà è stata carinissima con noi, ha organizzato un pomeriggio divertente con i nostri amici e abbiamo mangiato la pizza tutti insieme in terrazza!”)

La moglie che lascia in genere ha già un nuovo compagno e quindi potrebbe essere che rompa meno, perché felice e appagata (se la storia le va bene), sempre che non appartenga alla categoria delle invidiose a prescindere o peggio, alle gelose dei figli.

A quel punto potrebbero volare ingiure, sempre tramite il vostro compagno, come: “Dì a quella che la vera madre sono io!!!” “Lei mi vuole rubare le figlie” “Lei non ha avuto figlie femmine quindi vuole le mie!!”

Ecco, io penso che la gelosia sia un sentimento inutile e distruttivo, che ha a che fare solo con l’insicurezza personale, perché, soprattutto in questo caso, come dicevo nel post precedente (qui), “la mamma è sempre la mamma” e nessuno potrà sostituirsi a lei e nell’affetto che i figli provano per lei. La nuova compagna potrà essere amata e ricambiare questo amore, ma sarà solo un affetto in più che i figli avranno, un valore aggiunto, e quando mai essere circondati di tanto amore e imparare ad amare persone diverse può essere una cosa brutta, che toglie qualcosa a qualcuno?

L’amore si moltiplica e basta, i nostri figli saranno solo più ricchi e più sereni se conosceranno persone che li amano e di cui ricambieranno il sentimento.

Non per questo toglieranno nulla a noi mamme!
Anzi, torneranno da noi più felici, sereni, con un bagaglio in più di esperienze e sfumature di sentimenti belli e positivi.

E se con la nuova compagna del nostro ex marito si divertono che male c’è? Io la ringrazio ogni giorno la fidanzata del mio ex marito! E spero davvero che non si lascino mai. (ora si sposano e tutti e due non sono giovanissimi, quindi credo di poter stare tranquilla)
A me è stato pure detto da mio figlio che lei è più buona di me e del padre: io ci ho riso proprio di cuore e gli ho risposto che avrei fatto scambio volentieri con lei, perché il ruolo della mamma è il più scomodo di tutti, è chiaro che io appaio più “cattiva” e meno giocherellona, anche solo le ore che trascorro io con lui vivendo la vita quotidiana con annessi e connessi (sveglie la mattina, scuola, sport, malumori, gestione amici e soldi) , vogliamo paragonarle ai week-end in cui loro stanno insieme a fare cose solo divertenti?

Per cui il mio consiglio per tutte le ex mogli è questo: non siate gelose, le mamme siete voi, i vostri figli vi amano e vi ameranno per sempre. La fidanzata di papà è una figura che può solo arricchire e nulla togliervi.

Il consiglio invece per le fidanzate è sempre lo stesso: abbiate pazienza.

Cercate di capire, lo so che è difficile, che la ex moglie è in una posizione diversa (secondo me meno privilegiata) dalla vostra, e soprattutto se è sola può essere in crisi, depressa, bipolare, instabile, immatura. Potete farci qualcosa? No. Potete ucciderla? Neanche. Potete essere superiori e lasciar correre e decadere quando si lancia in esternazioni non proprio carine nei vostri confronti?
Ecco, quello sì, forse lo potete fare, e se non ci riuscite (siamo umani), cercate di tenere per voi l’odio e la rabbia che può suscitarvi, soprattutto se queste sparate avvengono a fronte di un vostro gesto carino nei confronti dei loro figli.

Alla lunga questo comportamento da donna invisibile pagherà, credetemi.

Voi dovete essere inattaccabili, come dicevo nel post precedente sulla sopravvivenza (questo), e se lei vi manderà a dire tramite i vostro uomo che

  • i figli sono solo suoi,
  • che lei è la vera madre
  • che voi non vi dovete permettere di dire alla figlia che starebbe bene con un certo taglio di capelli, di chiedere alla figlia che tipo di reggiseno le serve, di dire alla figlia che la vedrebbe bene a suonare uno strumento piuttosto che un altro, sempre perché la vera madre è lei e che voi dovete stare al vostro posto
  • che voi in realtà volevate il maschio/la femmina (a seconda di che sesso è vostro figlio) e quindi state cercando di rubarle il suo/la sua
  • che volete comprare i suoi figli facendo loro dei regali

beh, sfogatevi con lui, e troverete un alleato, sfogatevi con vostra madre, amica, sorella, cugina, ma ignorate lei, e soprattutto non cambiate i rapporti con i di lei figli, se questi rapporti sono belli e sinceri: fareste del male solo a loro.

Anche perché talvolta queste ex se ne escono così, e dopo cinque minuti dimenticano quello che hanno detto perché si sono sfogate e sono contente e magari il giorno dopo vi mandano i saluti tramite i bambini. (o una marmellata fatta da loro, o una torta)

Non è facile, ve lo dico, non è facile per niente e non è cosa per tutti.

Ci vuole un gran sangue freddo, una bella sicurezza di sé e tanto tanto Amore intorno a noi.

Poi gli anni passano, e se siete sopravvissuti come coppia e come nucleo familiare, allora arriveranno le soddisfazioni quando i bambini, come sta accadendo a me adesso, parleranno di voi come di FAMIGLIA. Vorranno festeggiare il compleanno in FAMIGLIA, diranno che vogliono aprire un canale YouTube o un blog per raccontare i viaggi che fanno con la FAMIGLIA, si divertiranno quando in giro le persone vi chiederanno “ma son tutti figli suoi?” e tutti insieme risponderete di sì e riderete degli sguardi attoniti di chi non capisce come mai tanti colori diversi, età identiche ma nessun gemello, e tutto questo non sarà più tabù.

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Fidanzarsi con un uomo separato che ha figli: piccole regole di sopravvivenza

Mi arrivano ultimamente tante mail, tanti messaggi, di donne che stanno iniziando o hanno una relazione con un papà single, in cui mi si chiede il segreto per una convivenza felice e serena, per riuscire a incastrare emozioni, sentimenti di tutti i tipi, figli (a volte entrambe le parti), ex mogli, case e momenti liberi, e quello che emerge da queste lettere è una grande confusione, soprattutto dal punto di vista emotivo, una poca chiarezza dei ruoli di ognuno, una grande paura e un senso di solitudine, spaesamento, timore di sbagliare, rancori accumulati e inespressi che rischiano alla lunga di minare la buona riuscita di relazioni di questo tipo.

Inutile dire che mi immedesimo in un ognuna di queste donne, perché come ho scritto più volte in questo blog, la famiglia allargata può essere una realtà meravigliosa e ricchissima, ma anche insidiosa e complessa.

Diciamo che bisogna giocarcela bene fin dall’inizio, perché gli errori sono meno perdonati (da tutti i componenti, persino quelli esterni), rispetto alla famiglia tradizionale, in cui si è già familiari, già legati dalla nascita e da una parentela forte e quindi tutto è più facile, perché i sentimenti sono dati per scontati, la fiducia pure e l’amore già costruito senza fatica alcuna.

Vorrei provare in questo post ad elencare, in ordine sparso, qualche regoletta che ho imparato e che può essere utile per non cadere in errori fatali che potrebbero compromettere tutti i vostri sforzi e i risultati raggiunti.

Queste piccole regole ovviamente le ho pensate e scritte per bambini dagli 0 ai 12 anni circa, perché questa è la mia esperienza. Quando sono più grandi, quindi ragazzi, le cose cambiano un po’ e allora affidatevi al vostro buonsenso, o in qualche modo ne riparlano.

Appena potrò, inoltre, scriverò anche un post ‘dalla parte’ delle ex mogli, essendo pure io una ex moglie che ha un bambino.

Ecco dunque il mio elenco di regole, a cominciare da quella che secondo me è la più importante

  1. La ex moglie, che è quindi la mamma dei figli di lui, è sacra. Mai mai mai vi scappi detta una battuta, una presa in giro, un’offesa per la Santa Madre. Perché anche se per voi è una stronza, una scoppiata, una donna instabile, diseducativa e maligna, i bambini, i ragazzi, la amano perché è la loro mamma, e voi, ricordatelo sempre, siete un ‘in più ‘, anzi, all’inizio potreste anche essere considerate delle usurpatrici del ruolo materno (da lei e dai figli), o una persona che è arrivata a rubare l’affetto del padre. Quindi se non volete rovinare tutto e definitivamente, la ex moglie è intoccabile. In privato poi col vostro uomo potrete dirne di cotte e di crude, ma attenzione che i figli, che hanno mille occhi e mille orecchie (specie in questi casi) non vi sentano! Questo vale anche nel caso che gli stessi figli vengano da voi a lamentarsi di lei: voi siate diplomatiche e non vi venga in mente di approfittare del momentaneo litigio fra madre e figli per parlar male di lei, perché anche questo, poi, vi si ritorcerà contro. Quindi la regola numero 1, riassumendo, è semplicemente questa: ‘la mamma è sempre la mamma, e non si tocca’.
  2. I figli di lui. Soprattutto se siete all’inizio del vostro amore, passate più tempo che potete con i di lui figli: conosceteli, siate aperte al dialogo, interessatevi alle loro cose, in modo sincero e affettuoso. Da mamma vi dico che nessun bambino è un mostro: ci sono solo bambini spaventati, bambini che hanno paura di affezionarsi a persone che temono spariranno dalla loro vita, perché come si sono lasciati la mamma e il papà potrebbe succedere anche a voi, ci sono bambini che hanno paura che se vi amano faranno un torto alla mamma e hanno un conflitto interiore che sembra loro insanabile, ci sono bambini che sono semplicemente timidi e riservati e fanno fatica ad aprirsi. Ma sono i figli del vostro compagno, dell’uomo che amate, sono parte di lui e lo saranno per sempre, provate a vederla da questo punto di vista. Non sono vostri rivali, sono solo creature che hanno bisogno di persone affettuose, stabili e coerenti intorno a se’. Dedicate loro un po’ del vostro tempo, evitate almeno all’inizio effusioni esagerate col vostro compagno in loro presenza, dimostrategli che siete felici di fare qualcosa che li coinvolga, e piano piano, nel tempo, andrà bene. Ricordate sempre la volpe del Piccolo Principe.
  3. Non pensate mai, e con mai intendo MAI, a sostituirvi ai genitori, neanche se ci vivete insieme. La mamma ce l’hanno e il padre anche. Se c’è da fare qualche appunto, è sempre meglio che lo facciano loro, non voi, che potreste passare dall’Olimpo agli Inferi della Terra in un nanosecondo. Se proprio non resistete, o siete sole con i bambini, e quindi vi tocca, mi raccomando, la massima delicatezza e dolcezza. Certo se, per dire, due fratellini si stanno tirando oggetti contundenti o uno di loro si butta in mezzo ad una strada trafficata e non c’è il vostro compagno con voi, è vostro dovere intervenire, e anche fermamente, ma sono casi in cui i bambini stessi sanno benissimo che il vostro intervento era necessario e doveroso.
  4. Nella famiglia allargata, se tutto va bene, si va un po’ a fasi, che nel nostro caso sono state tutte in divenire, ma è chiaro che in questa progressione in positivo, essendo i componenti del nuovo nucleo tanti e variegati, ci sono a volte regressioni, cambiamenti, stravolgimenti di tutto quello che sembra(va) acquisito. Ecco. Cercate, lo so che è difficilissimo, sconfortante e a volte snervante, di abituarvi un po’ a questi alti e bassi, mantenendo voi e il vostro compagno l’equilibrio, perché se vi perdete voi, tutto si perde. I nostri figli sono tre in tutto, le età e le personalità sono diverse, e ogni anno c’è qualche novità, qualche “nuovo astro che sorge”, mi riferisco a gusti, scatti di crescita, amicizie, crisi varie, c’è sempre uno dei tre che in una vacanza rompe di più, che si lamenta, che è geloso, ci sono alleanze a volte fra le due sorelle, altre fra i piccoli, altre fra il mio e la grande, c’è sempre qualcuno che si sente escluso e quindi rompe. Succede anche nelle migliori famiglie, in quelle allargate si tende a tollerare di meno, vuoi perché non sono figli tuoi, vuoi perché sei in vacanza e avresti voglia di fare la famiglia del mulino bianco, vuoi perché avresti voglia di stare per mano al tuo uomo ma una figlia ha deciso che per tutti i dieci giorni la mano gliela darà solo lei. Ebbene: PAZIENZA. I bambini sono fatti così, e i figli di separati ancora di più. Subiscono tanto le influenze esterne, magari la loro mamma in quel periodo è nervosa, o non presente, o ha trovato un uomo e non pensa ad altro, o ha trovato un uomo di cui è innamorata ma che non la considera e quindi è isterica con le figlie, vai a sapere tu, però questo si riflette inevitabilmente sui figli e di questo soffrono e lo esternano in tutti i modi possibili. Ci vuole pazienza, empatia e tenerezza. Se la tenerezza non vi viene spontanea, perché siamo umani, e non sono figli nostri, quindi tolleriamo meno, abbiate almeno pazienza. Anche per il vostro rapporto di coppia: perché se non sopportiamo i bambini, se troviamo poco spazio per noi (perché magari siamo partiti tutti insieme e ci aspettavamo qualcosa di diverso), se poi quando la sera finalmente i pargoli dormono ci mettiamo pure a litigare perché rinfacciamo al nostro uomo che la figlia/il figlio rompe le palle, bé, è chiaro che non si potrà andare molto lontano.
  5. La coppia. Questa regola segue e si collega alla 4: la coppia sta alla base di tutto. Voi, tu e lui, siete le fondamenta di una casa grandissima difficile da costruire, una casa che può diventare bellissima ma che nasce su un terreno scosceso, o dissestato, che va piano piano reso stabile prima di mettere su mattoni, e questo lo potete fare solo voi che siete grandi. I bambini devono camminare sicuri sul pavimento di questa casa, senza trovare ostacoli né inciampare, perché si potrebbero fare molto, molto male. E siccome di male ne hanno già subito (a volte tanto a volte tantissimo), bisogna preservarli. Sempre. Quindi io, per la mia esperienza, consiglio sempre di aspettare, di non avere fretta nel presentarsi vicendevolmente i figli, e tanto meno di andare a vivere insieme. Non è che se non si vive insieme ci si ama di meno, no? D’altronde con grande probabilità venite entrambi da matrimoni falliti, quindi convivenze come minimo di anni, si può aspettare ancora un po’ prima di stabilirsi a casa dell’uno o dell’altra, che dite? Certo, qualcuno mi dirà che ci sono ragioni anche economiche per cui vivendo insieme si dimezzerebbero le spese, ed è vero, ma io penso che valga sempre la pena fare qualche sacrificio in più e aspettare comunque, se davvero si pensa che questa sia la Storia adatta a noi e che si vuole portare avanti. Date tempo alla vostra coppia di crescere, conoscetevi bene prima voi due, fate di nuovo i fidanzatini e quando siete soli dedicatevi a voi, a cenette in casa o fuori davanti a un buon vino e a un camino acceso (vabbè, qualcuno ce lo avrà un camino! 😉 ), oppure davanti a un tramonto estivo in riva al mare, week-end fuori porta e fughe anche non lontano da casa, ma romantiche e dense di passione, che dopo tanti anni di matrimonio o di solitudine ci stanno pure bene, c’è da rifarsi di taaaanto ses… ehm… tempo perduto. E poi parlate, parlate tanto, chiarite prima cosa vi aspettate da questa relazione, perché se lui, ad esempio, cerca una badante o una baby-sitter e voi non avete figli e non ci pensate neppure, anche ciao, ma se il progetto inizia ad essere comune, vi prego e mi raccomando, il dialogo. Da non arrivare a quando si conoscono i bambini ed esclamare terrorizzati: e ora?? Ma io non volevo questo, non mi aspettavo questo! E desiderare solo di riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo.
  6. La regola numero 6 riguarda le modalità e il rispetto dei tempi nella conoscenza dei figli di lui/lei. E per questo vi rimando al post che scrissi proprio sull’argomento. Questo
  7. La Gelosia. La gelosia è un sentimento che affiora sempre un po’ da tutte le parti nella famiglia allargata. A volte sono gelosi i bambini di voi, a volte fra di loro (come fra fratelli comunque), a volte sarete gelose voi di loro (ammettiamolo, capita eccome). Quello che posso dirvi, è che è un sentimento totalmente inutile, capisco che capiti, ma cercate davvero di tenerlo a bada, perché distruttivo e basta. Non aiuta, non serve a nulla, e mina i rapporti. Se ci pensate non avete motivo di essere gelose dei figli di lui. Loro sono i suoi figli, lui li ama ma di un amore diverso da quello che prova per voi. Non c’è un di più e un di meno. Molti padri sono disintegrati dai sensi di colpa per la separazione e la sofferenza dei bambini e tendono quindi ad essere troppo permissivi con loro, ad accontentarli in tutto, altri vorrebbero stare con loro più tempo possibile (e magari in questo modo ne tolgono alla coppia), ecco: sappiate che sono sentimenti del tutto legittimi. Cerchiamo di non giudicare un uomo che soffre, semmai aiutiamolo, se ci riesce, cercando di essere dalla sua parte, non contro di lui, cercando, non so, di organizzare cose che possono fargli piacere quando siete tutti insieme: una giornata al parco divertimenti (anche se odiate le montagne russe e quei personaggi Disney o simili con cui tutti si fanno la foto), un pic-nic in collina (i bambini adorano i pic-nic, e basta così poco: un cestino, una coperta, qualche pietanza preparata in modo carino, ci sono tanti siti con ricettine facili facili che colpiranno molto i piccoli e daranno colore al vostro pranzo), un pomeriggio al cinema con pop-corn e bibita e tante risate, e magari subito dopo cena al fast-food, che una volta non fa male e chi se ne frega dei grassi e dell’olio di palma, intanto siamo stati tutti tanto bene e abbiamo messo un mattoncino in più alla costruzione della nostra famiglia. Aiutatelo, se lo vedete in difficoltà, ad avvicinare i figli, a far sì che loro vengano volentieri anche da voi (si sa che per le mamme le cose sono più facili, perché in genere i bambini restano domiciliati da loro e il padre prende un’altra casa che a volte i piccoli non amano o non sentono loro), perché voi siete una figura positiva e che dà allegria alla casa e affetto a loro. Sarete ripagate con tanto ma così tanto amore, che forse neanche una mamma prova un tale senso di appagamento e benessere del cuore.

Per oggi è tutto. Avrei voluto scrivere 10 punti perché sarebbe stato più carino, ma mi sono venuti questi 7 e i bambini mi reclamano, siamo all’ultima settimana di vacanza tutti insieme e ci sono tante cose da fare. Come sempre non scrivo per mesi e poi scrivo due post in due giorni, perdonatemi, spero questo autunno di avere più costanza!

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Avevo un marito

Avevo un marito che quando suonavo il pianoforte e facevo concerti, invece di portarmi fiori e incoraggiarmi, prima dell’esibizione cercava ogni pretesto per litigare e farmi arrivare sul palco con il batticuore e la rabbia.

Avevo un marito che ha sempre disprezzato quello che sapevo fare, forse per sue profonde insicurezze o poca autostima, chissà. 

Avevo un marito che ha fatto di tutto per spingermi a smettere di suonare e anche di insegnare, dicendo che  tutto ciò non portava arricchimento in meri termini monetari.

Avevo un marito che ha voluto aprire un’attività con me (per i motivi di cui sopra) e quando ha visto la malaparata perché dopo qualche anno non solo non mi consentiva di ricavarmi uno stipendio, ma accumulavamo debiti, è corso dal commercialista ed è uscito dalla società come un coniglio, e io, ingenua e fiduciosa, solo dopo ho capito cosa era successo. Mi aveva intestato una società che era sull’orlo del fallimento. E per fortuna che vengo da una famiglia di avvocati e sia loro che il commercialista, inorridito dal comportamento del marito, mi hanno aiutata a venirne fuori senza fallire.

Avevo un marito che quando ho avuto un aborto gemellare, prima ancora che toccasse a me entrare in sala per il raschiamento, se ne è andato perché doveva vedere la partita, e ha chiamato mia madre (inorridita pure lei) al mio capezzale.

Avevo un marito che mi ha mandata da sola a Bruxelles a riprendere degli embrioni congelati di un ciclo di fecondazione assistita andato male perché lui era stufo di fare su e giù col Belgio. (non escludo che in quei giorni giocasse la sua squadra del cuore, penso di averlo rimosso)

Avevo un marito che, ormai chiusa la storia dello scampato fallimento, quando ho deciso di provare a fare la fotografa mi ha ostacolata in tutti modi dicendomi “questa è un’altra delle tue, non sai fare niente, né saprai mai fare niente, prima il pianoforte, adesso la fotografia, basta sprecare soldi dietro a queste scemenze”.

Ma io ero già oltre. E non l’ho più ascoltato. Ho iniziato i miei corsi, ho studiato, mi sono comprata la prima reflex, mi sono perfezionata, sono passata all’attrezzatura professionale e poi a lavorare, e mica lavoretti da nulla, ma moda e fiere importanti.

Avevo un marito che quando gli ho annunciato che non lo amavo più e che pensavo che non ci fosse più un futuro per noi, immediatamente si è trovato un’altra, e per mesi, mentre cercava di distruggermi secondo lui per farmi cambiare idea, mi ha allegramente tradita.

Io nel frattempo vivevo di sensi di colpa, dubbi e paure per quello che sarebbe stato di noi, di me, del nostro bimbo.

Non è cattivo, non lo è mai stato, io mi sono convinta che abbia agito così per grossi problemi suoi, che lo hanno portato ad essere un adulto un po’ meschino, molto egoista, con molti valori che non condividevamo.

Avevo un marito che ora è un bravo ex marito ed un ottimo padre

Salvo poi uscirsene, come oggi, con “Mi dispiace ma il giorno della tua risonanza non potrò tenere il bambino come ti avevo detto ieri, perché mi sono reso conto che proprio quel mercoledì mi ricomincia il corso di meditazione, e non posso perdermi la prima lezione”.

Ho un fidanzato che vive a mille chilometri da me e che quella settimana resterà sempre qui, mollando lavoro e figlie per starmi vicino, non certo senza difficoltà.

Ho un fidanzato che mi ama in modo incondizionato e assoluto, che vuole che io stia bene, che si preoccupa per me, che fa di tutto per non trasmettermi la sua ansia e le sue paure.

Ho un fidanzato che si commuove quando suono, che mi incoraggia con la fotografia quando non mi sento più ispirata proponendomi progetti sempre nuovi e particolari, che gioisce di una mia idea anche se questa non porterà denaro, solo perché pensa che sia una bella intuizione, e perché viene da me, che sono la donna che ama.

Ho un fidanzato che ha sempre un abbraccio pronto ad accogliermi, mani grandi che mi avvolgono, mi stringono e mi scaldano, uno sguardo pieno di amore e un sorriso che mi illumina anche se solo lo intravedo.

Ho un fidanzato che è il mio compagno di viaggio e di sogni, sempre pronto a partire per nuove avventure, valigia in una mano, macchina fotografica nell’altra.

Ho un fidanzato che è divertente come nessuno che conosca, che mi fa ridere fino alle lacrime, che ha una morale rigorosa, ma è tollerante e non giudica mai senza conoscere bene persone e situazioni. Un uomo passionale, ma che non perde il controllo e non si consuma rimuginando su problemi reali o immaginari.

Ho un fidanzato che per me è il più bello del mondo, e l’attrazione che ho per lui è sconfinata e incommensurabile.

Ho un fidanzato che non ha nessuna fede calcistica, e anche questo non è poco.

Ho ricominciato a suonare, per me stessa e non per lavoro, ho realizzato il mio sogno con la fotografia, e ho ripreso a insegnare.

Non sono io che ho cercato gli allievi, sono loro che sono venuti da me, e vedere di nuovo quelle manine piccole e morbide sulla tastiera, ascoltare quelle vocine che cantano, che mi raccontano, sentire la loro risata cristallina quando dico qualcosa di divertente, è per me nuova gioia e vita che ricomincia.

E un cerchio che si chiude, ma non del tutto, perché sono sicura che tante cose belle devono ancora sorprendermi in questa vita, e io, curiosa come i miei bambini, sono qui che le aspetto.

Leonie

Solitudine

Capita che la famiglia componibile si scomponga ai minimi termini, e che da 5 ci si ritrovi prima in 2, per qualche giorno di pace e di foto meravigliose in un posto meraviglioso che era il sogno della tua vita, e poi in 1, di nuovo al sud, su una spiaggia semi deserta quasi all’alba, e questo uno sono io.
Il mio bimbo col padre al mare, il mio fidanzato a lavorare, la figlia grande al campo scuola e la piccola con la mamma.
Sono arrivata qui ieri, oggi avrei potuto dormire e invece mi sono alzata all’alba insieme a lui, che alle 7 entrava al lavoro, l’ho accompagnato e me ne sono venuta in spiaggia, sola, con un libro che ho voglia di rileggere, un asciugamano a righe, una bottiglina di acqua, un cappello di paglia e l’iPod. Basta.
La pace della mattina presto, una brezza gentile, la spiaggia della riserva marina tutta mia. 

Ho camminato tanto per essere ancora più sola, lontana dalle persone che lentamente arrivavano, lontana soprattutto dai bambini, che quando non hai tuoi sopporti ancora meno.

Nelle orecchie le sonate di Scarlatti, un po’ di Schumann, una ballata di Chopin che non ho mai studiato e probabilmente non studierò mai, la sonatina di Galuppi suonata da Michelangeli, il suono delle onde che si infrangono sul bagnasciuga.
La solitudine che a tanti fa paura, e che fino a una decina d’anni fa mi terrorizzava, adesso è per me linfa vitale, è raccoglimento, sono pensieri sconfinati come questo mare, sensazioni di pace e di libertà, momenti preziosi e rari che accolgo come un regalo dal valore inestimabile.
Cosa posso desiderare di più in questo momento perfetto?
Poi una vocina ha interrotto il mio silenzio, mentre camminavo sulla spiaggia, sandali in mano e borsa in spalla: la fiera quasi adolescente che mi chiamava dal campo scuola nell’unico orario in cui hanno accesso al cellulare per sentire i familiari.
E il mondo, stamattina, mi è sembrato ancora più bello.
  

Di vacanze, trasferimenti, ricomposizioni e separazioni.

Scrivo, dopo tanto tempo, dal mio volo di ritorno al nord, dopo aver trascorso l’ultimo week-end da soli, io e lui, prima che la famiglia si ricomponga per tre lunghi mesi, ovvero per tutta l’estate.

Come mi sento? Benissimo.

Un anno è passato dalle prime volte tutti insieme, e ormai ci conosciamo bene, poche sono le sorprese a cui possiamo andare incontro (le ultime parole famose), una certa routine (pur nella sua impossibilità di esistere, in quanto famiglia a distanza) si è instaurata fra noi, i bambini si amano e insieme si divertono, la mamma delle bambine sembra si sia calmata (sembrerebbe, con lei meglio usare il condizionale) e anzi, nei nostri ultimi incontri tutti e cinque ha avuto lunghe e complimentose conversazioni telefoniche col mio bambino invitandolo pure a casa sua (!), noi ci amiamo sempre e più di prima, quindi affronto questa estate con un’ insolita positività e, lo ammetto, anche ben disposta ad accogliere serenamente l’ineluttabilità della cosa.

Come sempre tutto è organizzato nei minimi dettagli:

– I nostri lunghi periodi al sud, comprensivi di una settimana tutti quanti in hotel all inclusive (per la prima volta) in una regione vicina con annesso mini club per vedere se ogni tanto possiamo fare, io e lui, una capatina in camera o da qualsiasi altra parte per scambiare due parole (in senso lato) fra adulti.

– Altri dieci giorni (per compensare il lieve ma reversibile senso di colpa della nostra coscienza intellettuale che ci ha portati a prenotare la vacanza comoda nell’hotel 4 stelle, 7 piani, 2 piscine) in una casetta piccola piccola ma con giardino in mezzo alla campagna, a due passi dal mare, in una riserva marina protetta, circondati da campi di grano, ulivi, papaveri, contadini come vicini di casa che vendono i prodotti dei loro orti sul ciglio della strada sterrata (interdetta alle auto) che porta alla spiaggia. Il mare cristallino e incontaminato, dove ancora nidificano tartarughe marine e si possono incontrare uccelli e pesci mai visti.

I nostri mini preziosissimi momenti di solitudine di coppia che comprenderanno un ritorno fugace in Provenza perché io devo fotografare la lavanda in fiore (e poi anche perché ci siamo perdutamente innamorati di questa regione e quindi la lavanda è sì il motivo del nostro secondo viaggio ma anche un po’ no) e qualche giorno nell’Isola.

L’isola dove ho casa da quando ero piccola e di cui sento incontenibile il richiamo e straziante la mancanza in ogni momento della mia vita.

A metà agosto mi farò in giornata sud-nord e nord-sud (1000 + 1000 km in poche ore) per riaccompagnare il mio bambino dal padre per gli ultimi 15 giorni di vacanza, e già il mio cuore si frantuma al pensiero, perché è vero che i figli rompono, che a volte sono pesanti, molesti, e sempre sono faticosi, è vero che quei 15 giorni io e il mio fidanzato saremo liberi e belli entrambi, ma due settimane lontani dai nostri bambini sono tante davvero, e questa è forse una delle cose tristi della separazione.

Mi consolo pensando che tanti genitori d’estate stanno lontani dai loro piccoli anche più tempo, perché devono lavorare e i bambini restano al mare o altrove con i nonni anche un mese o due, ma nel profondo sento che non è la stessa cosa, che le rassicurazioni che noi separati dobbiamo ai nostri figli devono essere maggiori, che il tempo che trascorriamo in esclusiva con loro deve essere meraviglioso e indimenticabile, forse perché la paura che non si sentano amati, che si sentano in qualche modo ‘parcheggiati’ mentre noi ci andiamo a divertire chissà dove in loro assenza, è sempre in agguato.

Forse sono solo sensazioni mie, di una mamma che non è immune ai sensi di colpa, anzi, oppure sempre più percepisco che il tempo passa, lui cresce e questi momenti in cui ha così tanto bisogno di me, della mia compagnia, del contatto fisico, del chiacchierare con me (allo sfinimento, è vero, lo sapete anche voi ormai) passeranno e non torneranno più.

Io comunque gli dedico la mia estate.

La dedico a lui e alla mia bella famiglia componibile. Al mio compagno di vita e alle sue bimbe che fremono perché già ci aspettano al sud, fra pochi giorni.

Tre mesi solo per loro.

Non lavorerò quasi, ho scelto così e no, non me lo posso permettere.

Semplicemente faccio con quello che ho e che ho guadagnato in questi duri mesi in cui non ho avuto neanche tempo per scrivere qui sul blog, tanta era la stanchezza, tanti erano i pensieri.

Ma ora sono pronta. Giovedì si parte, bagagli leggeri, uno skateboard che non so dove infileremo e che la compagnia aerea ancora non sa dirmi se può considerarlo bagaglio a mano o dovrò pagare un extra, tanti libri da leggere, costumi, macchina fotografica, computer, e che le danze abbiano inizio.

skate

E’ successa una cosa

Nei nostri due giorni pasquali a Roma, tutta la famiglia componibile riunita, è successo che mi sono resa conto di una cosa molto importante: non ho più paura.

Tutti i timori che per mesi mi hanno attanagliato respiro, cuore e pensieri ogni volta che ci dovevamo vedere tutti insieme, sono scomparsi.

Se ne sono andati via così, senza dire niente, senza annunciare la loro dipartita, lasciando spazio solo a una grande serenità, allegria, rilassatezza, sensazioni che hanno accompagnato tutti noi per i due intensi e pure faticosi giorni nella città che così tanto io e lui amiamo.

Siamo partiti in due dal nord e in tre dal sud per ritrovarci al centro, alla stazione, vestiti a cipolla, carichi di zaini, regali di compleanno, uova di Pasqua, bambine che chiamavano i nostri nomi al binario, gli occhi sorridenti di Marco che cercavano i miei fra la folla, tutto è stato naturale, spontaneo, perché così è: siamo una famiglia, seppur non convenzionale, ci vogliamo bene, nel tempo tutto si è assestato, i rapporti si sono consolidati.

È tutto più facile adesso!

Certo gli equilibri con i bambini sono sempre in movimento, in evoluzione (e talvolta involuzione), ma ormai ci conosciamo, sappiamo come affrontare i problemi, se così si possono definire, non ci sono più imprevisti o episodi che ci spiazzano o ci riempiono di dubbi.

I nostri figli ci hanno stupito per la resistenza alla fatica, i giorni erano pochi, le cose da vedere tante, il tempo stupendo ma inclemente perché freddissimo e tanto ventoso.

Nessuno si è mai lamentato del freddo o della stanchezza, forse era troppa la felicità di essere in una città così bella e di nuovo tutti insieme, chissà.

I bambini sempre curiosi, pieni di domande, contenti ed entusiasti (“io vorrei vivere qui!” “Magari ci potrai venire a fare l’università” “Chissà il lavoro dove ci porterà negli anni” “chissà perché i romani la odiano tanto Roma”), simpatici e pure spiritosi.

E quando ci siamo salutati eravamo un po’ tristi ma anche un po’ no perché la prossima settimana ci rivedremo tutti al Sud, perché fra poco arriva l’estate e staremo sempre insieme.

Perché ormai davvero ci sentiamo famiglia, e siamo una forza.

Se ripenso anche solo a un anno fa, all’estate scorsa, quante cose sono cambiate, come è normale che sia. Ma a me sembra sempre così strano. Ho questa sensazione di piacevole stupore che non mi abbandona quasi mai.

Certo siamo consapevoli che ci saranno momenti non sempre facili, come anche in tutte le famiglie “tradizionali”, ma già pensare che un amore così forte ci lega, tutti quanti, ci fa sentire gioiosamente onnipotenti e pronti a tutto!

Vorrei tanto essere da incoraggiamento a tante persone che stanno provando ad avvicinare due nuclei familiari originariamente diversi, e che magari sono all’inizio e hanno tante paure o difficoltà con gli ex: tutto è possibile.

Basta armarsi di santa pazienza, soprattutto all’inizio, essere forti e restare uniti al nostro compagno (la fonte di amore da cui è scaturito tutto questo, non dimentichiamolo mai) nei momenti difficili (che a volte, si sa, non dipendono da noi, ma da elementi esterni comunque presenti e quindi da tenere in considerazione) e soprattutto crederci sempre.

Senza (più) paura.

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Ciclotimia genitoriale

Sono due mesi che per nostra scelta, sia logistica, sia economica, sia, forse, semplicemente egoistica, ci vediamo solo io e lui.
Meno spesso a causa del lavoro di entrambi, di orari dei voli non proprio favorevoli, ma rigorosamente in due.
Tanto i bambini neanche ci fanno caso”, abbiamo pensato. “Stiamo soli ché siamo stanchi, questo inverno è pesante fra malattie, gessi e rotture varie, i bambini alla fine hanno la loro vita, la scuola, gli amici, le mille attività, si rivedranno ormai a fine aprile e poi d’estate.”
Certo, è capitato che venisse lui durante la settimana da me o che durante un giorno del mio week-end al sud prendessimo le bambine per un pomeriggio al cinema o per una pizza, e la famiglia si ricomponesse in parte, ma di base siamo stati parecchio e piacevolmente da soli.
Nell’ultima settimana, però “Indoviva chi viene lunedì? Marco! sei contento?”
Ma con le bambine?”
Ehm, no, però sta con noi cinque giorni, lo avrai tutto per te
Uffa. Io volevo le bambine.”
Questo fine settimana ero io nell’amato mio sud, in cui quest’anno la primavera stenta ad arrivare nonostante sia tutto una stupenda fioritura, e avevamo programmato sabato di portare le bimbe a vedere il film di Cenerentola, per altro bellissimo (io e lui commossi con lacrima, loro a ridacchiare) il resto del week-end da soli. Marco è andato a prenderle e io sono rimasta a casa ad aspettarli.
Bimbe mettetevi dietro
Perché dietro? Io voglio stare davanti!”
Perché c’è Chiara.
 Visetti speranzosi
Ma c’è anche Pietro?”
Eh, no
Ma uffa” sguardi delusi e occhi al cielo.
E poi la piccina che si vuole sedere accanto a me, che davo per scontato volesse stare accanto al padre (ogni volta erano le vere lotte con la sorella, ovunque: a tavola, a teatro, in aereo, in pullman, persino nei prati), sempre lei che gli chiede nell’orecchio  perché devo rimanere a casa quando lui le riaccompagna dalla madre. Io la sento bisbigliare e domando incuriosita: “Che dite?”
Il padre mi riferisce e chiedo alla piccina: “Vuoi che venga con voi a riaccompagnarvi?”
.” Sorriso timido.
La grande che per la festa del papà ha fatto a Marco un segnalibro con ritagliate le foto di loro tre bambini (il mio compreso) e unite con del filo, in modo da poter segnare tre pagine invece che una.
Noi stupiti e increduli. Felici, tanto.
Abbiamo così passato la domenica a far biglietti aerei e programmare riunificazioni: Pasqua tutti insieme a Roma, metà aprile al Sud, metà maggio sempre Sud con anche i miei genitori e pulmino 7 posti per girare il più possibile e senza noia (i bimbi impazziranno!) e aspetto con ansia la prossima estate per stare più tempo possibile insieme.
Ebbene sì: la disintossicazione da troppi figli si è compiuta.
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