Fidanzarsi con un uomo separato che ha figli: piccole regole di sopravvivenza

Mi arrivano ultimamente tante mail, tanti messaggi, di donne che stanno iniziando o hanno una relazione con un papà single, in cui mi si chiede il segreto per una convivenza felice e serena, per riuscire a incastrare emozioni, sentimenti di tutti i tipi, figli (a volte entrambe le parti), ex mogli, case e momenti liberi, e quello che emerge da queste lettere è una grande confusione, soprattutto dal punto di vista emotivo, una poca chiarezza dei ruoli di ognuno, una grande paura e un senso di solitudine, spaesamento, timore di sbagliare, rancori accumulati e inespressi che rischiano alla lunga di minare la buona riuscita di relazioni di questo tipo.

Inutile dire che mi immedesimo in un ognuna di queste donne, perché come ho scritto più volte in questo blog, la famiglia allargata può essere una realtà meravigliosa e ricchissima, ma anche insidiosa e complessa.

Diciamo che bisogna giocarcela bene fin dall’inizio, perché gli errori sono meno perdonati (da tutti i componenti, persino quelli esterni), rispetto alla famiglia tradizionale, in cui si è già familiari, già legati dalla nascita e da una parentela forte e quindi tutto è più facile, perché i sentimenti sono dati per scontati, la fiducia pure e l’amore già costruito senza fatica alcuna.

Vorrei provare in questo post ad elencare, in ordine sparso, qualche regoletta che ho imparato e che può essere utile per non cadere in errori fatali che potrebbero compromettere tutti i vostri sforzi e i risultati raggiunti.

Queste piccole regole ovviamente le ho pensate e scritte per bambini dagli 0 ai 12 anni circa, perché questa è la mia esperienza. Quando sono più grandi, quindi ragazzi, le cose cambiano un po’ e allora affidatevi al vostro buonsenso, o in qualche modo ne riparlano.

Appena potrò, inoltre, scriverò anche un post ‘dalla parte’ delle ex mogli, essendo pure io una ex moglie che ha un bambino.

Ecco dunque il mio elenco di regole, a cominciare da quella che secondo me è la più importante

  1. La ex moglie, che è quindi la mamma dei figli di lui, è sacra. Mai mai mai vi scappi detta una battuta, una presa in giro, un’offesa per la Santa Madre. Perché anche se per voi è una stronza, una scoppiata, una donna instabile, diseducativa e maligna, i bambini, i ragazzi, la amano perché è la loro mamma, e voi, ricordatelo sempre, siete un ‘in più ‘, anzi, all’inizio potreste anche essere considerate delle usurpatrici del ruolo materno (da lei e dai figli), o una persona che è arrivata a rubare l’affetto del padre. Quindi se non volete rovinare tutto e definitivamente, la ex moglie è intoccabile. In privato poi col vostro uomo potrete dirne di cotte e di crude, ma attenzione che i figli, che hanno mille occhi e mille orecchie (specie in questi casi) non vi sentano! Questo vale anche nel caso che gli stessi figli vengano da voi a lamentarsi di lei: voi siate diplomatiche e non vi venga in mente di approfittare del momentaneo litigio fra madre e figli per parlar male di lei, perché anche questo, poi, vi si ritorcerà contro. Quindi la regola numero 1, riassumendo, è semplicemente questa: ‘la mamma è sempre la mamma, e non si tocca’.
  2. I figli di lui. Soprattutto se siete all’inizio del vostro amore, passate più tempo che potete con i di lui figli: conosceteli, siate aperte al dialogo, interessatevi alle loro cose, in modo sincero e affettuoso. Da mamma vi dico che nessun bambino è un mostro: ci sono solo bambini spaventati, bambini che hanno paura di affezionarsi a persone che temono spariranno dalla loro vita, perché come si sono lasciati la mamma e il papà potrebbe succedere anche a voi, ci sono bambini che hanno paura che se vi amano faranno un torto alla mamma e hanno un conflitto interiore che sembra loro insanabile, ci sono bambini che sono semplicemente timidi e riservati e fanno fatica ad aprirsi. Ma sono i figli del vostro compagno, dell’uomo che amate, sono parte di lui e lo saranno per sempre, provate a vederla da questo punto di vista. Non sono vostri rivali, sono solo creature che hanno bisogno di persone affettuose, stabili e coerenti intorno a se’. Dedicate loro un po’ del vostro tempo, evitate almeno all’inizio effusioni esagerate col vostro compagno in loro presenza, dimostrategli che siete felici di fare qualcosa che li coinvolga, e piano piano, nel tempo, andrà bene. Ricordate sempre la volpe del Piccolo Principe.
  3. Non pensate mai, e con mai intendo MAI, a sostituirvi ai genitori, neanche se ci vivete insieme. La mamma ce l’hanno e il padre anche. Se c’è da fare qualche appunto, è sempre meglio che lo facciano loro, non voi, che potreste passare dall’Olimpo agli Inferi della Terra in un nanosecondo. Se proprio non resistete, o siete sole con i bambini, e quindi vi tocca, mi raccomando, la massima delicatezza e dolcezza. Certo se, per dire, due fratellini si stanno tirando oggetti contundenti o uno di loro si butta in mezzo ad una strada trafficata e non c’è il vostro compagno con voi, è vostro dovere intervenire, e anche fermamente, ma sono casi in cui i bambini stessi sanno benissimo che il vostro intervento era necessario e doveroso.
  4. Nella famiglia allargata, se tutto va bene, si va un po’ a fasi, che nel nostro caso sono state tutte in divenire, ma è chiaro che in questa progressione in positivo, essendo i componenti del nuovo nucleo tanti e variegati, ci sono a volte regressioni, cambiamenti, stravolgimenti di tutto quello che sembra(va) acquisito. Ecco. Cercate, lo so che è difficilissimo, sconfortante e a volte snervante, di abituarvi un po’ a questi alti e bassi, mantenendo voi e il vostro compagno l’equilibrio, perché se vi perdete voi, tutto si perde. I nostri figli sono tre in tutto, le età e le personalità sono diverse, e ogni anno c’è qualche novità, qualche “nuovo astro che sorge”, mi riferisco a gusti, scatti di crescita, amicizie, crisi varie, c’è sempre uno dei tre che in una vacanza rompe di più, che si lamenta, che è geloso, ci sono alleanze a volte fra le due sorelle, altre fra i piccoli, altre fra il mio e la grande, c’è sempre qualcuno che si sente escluso e quindi rompe. Succede anche nelle migliori famiglie, in quelle allargate si tende a tollerare di meno, vuoi perché non sono figli tuoi, vuoi perché sei in vacanza e avresti voglia di fare la famiglia del mulino bianco, vuoi perché avresti voglia di stare per mano al tuo uomo ma una figlia ha deciso che per tutti i dieci giorni la mano gliela darà solo lei. Ebbene: PAZIENZA. I bambini sono fatti così, e i figli di separati ancora di più. Subiscono tanto le influenze esterne, magari la loro mamma in quel periodo è nervosa, o non presente, o ha trovato un uomo e non pensa ad altro, o ha trovato un uomo di cui è innamorata ma che non la considera e quindi è isterica con le figlie, vai a sapere tu, però questo si riflette inevitabilmente sui figli e di questo soffrono e lo esternano in tutti i modi possibili. Ci vuole pazienza, empatia e tenerezza. Se la tenerezza non vi viene spontanea, perché siamo umani, e non sono figli nostri, quindi tolleriamo meno, abbiate almeno pazienza. Anche per il vostro rapporto di coppia: perché se non sopportiamo i bambini, se troviamo poco spazio per noi (perché magari siamo partiti tutti insieme e ci aspettavamo qualcosa di diverso), se poi quando la sera finalmente i pargoli dormono ci mettiamo pure a litigare perché rinfacciamo al nostro uomo che la figlia/il figlio rompe le palle, bé, è chiaro che non si potrà andare molto lontano.
  5. La coppia. Questa regola segue e si collega alla 4: la coppia sta alla base di tutto. Voi, tu e lui, siete le fondamenta di una casa grandissima difficile da costruire, una casa che può diventare bellissima ma che nasce su un terreno scosceso, o dissestato, che va piano piano reso stabile prima di mettere su mattoni, e questo lo potete fare solo voi che siete grandi. I bambini devono camminare sicuri sul pavimento di questa casa, senza trovare ostacoli né inciampare, perché si potrebbero fare molto, molto male. E siccome di male ne hanno già subito (a volte tanto a volte tantissimo), bisogna preservarli. Sempre. Quindi io, per la mia esperienza, consiglio sempre di aspettare, di non avere fretta nel presentarsi vicendevolmente i figli, e tanto meno di andare a vivere insieme. Non è che se non si vive insieme ci si ama di meno, no? D’altronde con grande probabilità venite entrambi da matrimoni falliti, quindi convivenze come minimo di anni, si può aspettare ancora un po’ prima di stabilirsi a casa dell’uno o dell’altra, che dite? Certo, qualcuno mi dirà che ci sono ragioni anche economiche per cui vivendo insieme si dimezzerebbero le spese, ed è vero, ma io penso che valga sempre la pena fare qualche sacrificio in più e aspettare comunque, se davvero si pensa che questa sia la Storia adatta a noi e che si vuole portare avanti. Date tempo alla vostra coppia di crescere, conoscetevi bene prima voi due, fate di nuovo i fidanzatini e quando siete soli dedicatevi a voi, a cenette in casa o fuori davanti a un buon vino e a un camino acceso (vabbè, qualcuno ce lo avrà un camino! 😉 ), oppure davanti a un tramonto estivo in riva al mare, week-end fuori porta e fughe anche non lontano da casa, ma romantiche e dense di passione, che dopo tanti anni di matrimonio o di solitudine ci stanno pure bene, c’è da rifarsi di taaaanto ses… ehm… tempo perduto. E poi parlate, parlate tanto, chiarite prima cosa vi aspettate da questa relazione, perché se lui, ad esempio, cerca una badante o una baby-sitter e voi non avete figli e non ci pensate neppure, anche ciao, ma se il progetto inizia ad essere comune, vi prego e mi raccomando, il dialogo. Da non arrivare a quando si conoscono i bambini ed esclamare terrorizzati: e ora?? Ma io non volevo questo, non mi aspettavo questo! E desiderare solo di riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo.
  6. La regola numero 6 riguarda le modalità e il rispetto dei tempi nella conoscenza dei figli di lui/lei. E per questo vi rimando al post che scrissi proprio sull’argomento. Questo
  7. La Gelosia. La gelosia è un sentimento che affiora sempre un po’ da tutte le parti nella famiglia allargata. A volte sono gelosi i bambini di voi, a volte fra di loro (come fra fratelli comunque), a volte sarete gelose voi di loro (ammettiamolo, capita eccome). Quello che posso dirvi, è che è un sentimento totalmente inutile, capisco che capiti, ma cercate davvero di tenerlo a bada, perché distruttivo e basta. Non aiuta, non serve a nulla, e mina i rapporti. Se ci pensate non avete motivo di essere gelose dei figli di lui. Loro sono i suoi figli, lui li ama ma di un amore diverso da quello che prova per voi. Non c’è un di più e un di meno. Molti padri sono disintegrati dai sensi di colpa per la separazione e la sofferenza dei bambini e tendono quindi ad essere troppo permissivi con loro, ad accontentarli in tutto, altri vorrebbero stare con loro più tempo possibile (e magari in questo modo ne tolgono alla coppia), ecco: sappiate che sono sentimenti del tutto legittimi. Cerchiamo di non giudicare un uomo che soffre, semmai aiutiamolo, se ci riesce, cercando di essere dalla sua parte, non contro di lui, cercando, non so, di organizzare cose che possono fargli piacere quando siete tutti insieme: una giornata al parco divertimenti (anche se odiate le montagne russe e quei personaggi Disney o simili con cui tutti si fanno la foto), un pic-nic in collina (i bambini adorano i pic-nic, e basta così poco: un cestino, una coperta, qualche pietanza preparata in modo carino, ci sono tanti siti con ricettine facili facili che colpiranno molto i piccoli e daranno colore al vostro pranzo), un pomeriggio al cinema con pop-corn e bibita e tante risate, e magari subito dopo cena al fast-food, che una volta non fa male e chi se ne frega dei grassi e dell’olio di palma, intanto siamo stati tutti tanto bene e abbiamo messo un mattoncino in più alla costruzione della nostra famiglia. Aiutatelo, se lo vedete in difficoltà, ad avvicinare i figli, a far sì che loro vengano volentieri anche da voi (si sa che per le mamme le cose sono più facili, perché in genere i bambini restano domiciliati da loro e il padre prende un’altra casa che a volte i piccoli non amano o non sentono loro), perché voi siete una figura positiva e che dà allegria alla casa e affetto a loro. Sarete ripagate con tanto ma così tanto amore, che forse neanche una mamma prova un tale senso di appagamento e benessere del cuore.

Per oggi è tutto. Avrei voluto scrivere 10 punti perché sarebbe stato più carino, ma mi sono venuti questi 7 e i bambini mi reclamano, siamo all’ultima settimana di vacanza tutti insieme e ci sono tante cose da fare. Come sempre non scrivo per mesi e poi scrivo due post in due giorni, perdonatemi, spero questo autunno di avere più costanza!

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Il mio cervello anarchico

Ho vissuto due mesi un po’ in apnea, cercando di convincermi che non avevo niente, che tutto questo non stava capitando a me, una tattica perché arrivasse il giorno dell’esame più importante senza ansia che condizionasse la mia vita, ma soprattutto quella dei miei cari.

Fisicamente stavo bene, benissimo potrei dire, in forma, lucida, serena, non potevo credere che qualcosa in me non funzionasse, e così ho deciso che fino a quel giorno io sarei stata sana. Punto.
Ho avuto la fortuna che mi sia capitato un lavoro molto complesso da fare la settimana seguente alla risonanza, uno shooting che presentava varie difficoltà, e questo mi ha talmente impegnata, che l’unico pensiero alla fine è stato quello.
Certo, ci sono stati dei momenti, soprattutto la sera, legati quindi alla stanchezza, in cui a volte ho avuto paura di avere qualcosa di brutto, e allora mi ritrovavo a pensare: e se fosse questo che si fa? Devo sistemare tutto prima di morire. E allora organizzavo viaggi per il mondo per noi cinque, decidendo i posti più belli da vedere per lasciare un ricordo meraviglioso e indelebile ai nostri bambini, e sì, ero triste, ma comunque tranquilla, non so se perché non stava succedendo davvero, o perché davanti all’ineluttabilità di una cosa alla fine ci se ne fa una ragione e si cerca di affrontarla nel migliore dei modi. Non so.

Sono una persona che va dritta alla soluzione, piuttosto che crogiolarsi nella disperazione e nei problemi. Non sarei arrivata fin qui, altrimenti. Non avrei avuto figli, sarei rimasta in un matrimonio infelice, con un marito che non mi amava e che non amavo, non avrei fatto la fotografa, non avrei incontrato, né riconosciuto, il mio uomo stupendo.
In questi due mesi è venuto sempre lui, credo che abbia deciso così per non stressarmi con i viaggi, e mi è servito stare a casa e non muovermi, ero molto stanca dopo i lunghi mesi estivi.
Insieme abbiamo lavorato per realizzare, in un posto bellissimo, il mio nuovo studio fotografico. Ci vuole ancora tempo perché sia finito, perché man mano che si scava vengono fuori nuovi problemi, ma il progetto è entusiasmante e le idee sono tante. Non vediamo l’ora che sia pronto.

I bambini stanno bene, il mio mi fa tanta tenerezza perché ha davvero un’intelligenza superiore, una capacità di ragionamento, dii memorizzazione, di rielaborazione di concetti molto superiore alla sua età, a scuola è bravo senza faticare, fa parte di quella categoria di bambini che legge una volta un capitolo di storia e te lo ripete con proprietà di linguaggio e dimostrandoti che ha capito perfettamente quello che ha letto, e poi però ha una fiducia cieca e incrollabile nell’esistenza di babbo Natale o del topino dei denti.

Le bambine sono sempre più legate al padre, tutto sembra più semplice per lui, complice anche il fatto che la madre ha perso la testa per un suo simile, e adesso per lei non c’è altro che lui, che sta praticamente fisso a casa loro. Non credo che questa cosa così improvvisa e repentina sia del tutto accettata e ben vista dalle bimbe, che infatti preferiscono stare col papà.

Tutti i nodi alla fine vengono al pettine, io l’ho sempre detto, come che la coerenza, la stabilità, la sicurezza, l’essere sempre fedeli a quello che dice e si promette, ovvero tutto quello che noi siamo, alla fine avrebbero pagato, e infatti così è.

Le rivedrò domani: carica di doni, sono sul volo che mi sta portando da loro, mi aspettano con gioia e impazienza. Anche io mi sento un po’ impaziente, sono emozionata. Chissà quanto sono cresciute, quante cose avrà da raccontarmi la mia amica grande, che ora è in prima media e che tutti in giorni aspetta un mio messaggio su whatsapp (io questo non lo sapevo, me l’ha raccontato il padre, e ho appreso la notizia con immenso stupore), chissà la piccola quanto ci farà ridere col suo sarcarsmo e la sua sottile ironia.

Ho una nuova gonna tutta di tulle nero, delle nuove scarpe tipo polacchine, nere con la punta in vernice rosa fucsia, e finalmente avrò due complici femmine per commentare i miei acquisti, circondata come sono di maschi che più maschi non si può. (“Mamma, bella questa gonna, ma non è ancora Halloween. Belle sì le scarpe, ma forse un po’ anche no, forse la punta era meglio nera”)

E poi ho un bel cervello. E soprattutto sano.

Quando aspettare è anche sperare

Sono di nuovo qui, dopo una lunghissima assenza. Sembrano così lontani i giorni della nostra vacanza a due nell’isola che è anche casa, giorni di sole e di vento, di noi che giriamo in bicicletta per i bastioni, sulla via del mare, alla ricerca del tramonto, in gita all’isoletta dal mare che così azzurro non l’ho mai visto, e poi alla presentazione di due libri: il primo di una mia amica, esordiente, il secondo dell’amica di infanzia di mia mamma, una delle più conosciute scrittrici per l’infanzia, che mi ha stretto le mani con affetto e mi ha baciata, dandomi appuntamento al prossimo anno, magari per cenare tutti insieme, occhi sorridenti e parole che mi hanno scaldato il cuore ed emozionata, io che sono cresciuta con i suoi romanzi e che ho sempre sentito parlare di lei come la fiera bambina che giocava con mia madre, bimba temeraria e avventurosa, caratteristiche a cui è sempre rimasta fedele, in tutta la sua vita.

Sono stati giorni in cui ci siamo finalmente ritrovati, io e lui, e in cui ho iniziato a riprendermi dalla stanchezza, soprattutto mentale, di questa incandescente e lunghissima estate. I figli non ci sono mancati, forse noi a loro un po’ di più, ma era ormai ora di tornare quando sono iniziate le telefonate più lunghe e chiacchierine, e non ce ne siamo fatti alcun problema. Ci sentivamo pronti e rigenerati.

Poi è arrivato settembre, e il nuovo inizio di tutto. Lavoro, scuola, sport, routine che rasserena, fresco che ridà vita.

Tutto tornato al proprio posto.

Il mio bambino sempre più biondo ha iniziato la terza elementare, così come la piccola del mio fidanzato, mentre la grande è in prima media e sembra molto felice ed entusiasta della nuova scuola. 

Noi grandi siamo riusciti a fare anche un’altra capatina sull’Isola per un week-end lungo, ed è stato ancor più bello perché non era più estate, non c’erano quasi più turisti, a parte qualche nord europeo e noi. Faceva pure freddo, ma la città, il mare, tutto era silenzioso, rilassante, i nostri ritmi rallentati, le attività ridotte ai minimi termini.

Abbiamo dormito come non mai, abbiamo riso a crepapelle, abbiamo chiacchierato, ci siamo concessi un paio di cene fuori, e poi siamo tornati a casa.

E qui l’imprevisto, proprio quando pensi che finalmente ti sei ritrovata e che va tutto bene, che hai mille progetti che ti entusiasmano e che vuoi realizzare presto, che la tua vita scorre tranquilla, tuo figlio è un amore, tu sei felice, innamorata come non mai e sei contenta perché questa felicità te la sei anche un po’ sudata e quindi sì, molli tutte le tue difese, le tue paure e hai voglia di godertela in pace.

Succede che hai fatto delle analisi perché durante i tre mesi estivi non sei stata molto bene, ti sono successe delle cose un po’ strane, e quando le ritiri un valore è altissimo, ma non alto in modo normale, è davvero troppo troppo alto. Succede che a partire da questo valore si prospettino varie possibilità, di cui la più brutta non è orribile né, diciamo, eterna, ma tu speri che non se ne avveri neanche una, però devi aspettare perché quello che i medici ti consigliano è di ripetere l’esame perché un valore così alto non si è quasi mai visto e forse c’è un errore, e quindi fra pochi giorni lo ripeti e da lì si capirà come procedere.

Io non voglio essere preoccupata, perché il peggio che può accadere non è grave, anche se non è bello. Mi angoscia molto ricadere, dopo i lunghi anni dell’infertilità, in una spirale di esami, anche invasivi, analisi, medici, diagnosi e cure. Non ne ho più voglia. Ma si sa, non decidiamo noi, e quello che a un certo punto si vorrebbe può essere molto diverso da quello che ci attende.

Così sospendo ogni giudizio, cerco di non pensarci e di vivere come se questo non stesse capitando a me, tanto più di così non posso fare. In spagnolo esperar è evocativo di attesa e di speranza, un unico verbo per due concetti che sono legati indissolubilmente. Posso solo attendere e vedere che cosa ho, sperando nell’errore di laboratorio.  Voglio essere positiva, qualunque cosa sarà la affronterò, e tanto presto o tardi sarà solamente un ricordo lontano.

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Sliding doors

Ci siamo.

Fra poche ore andrò in aeroporto a prendere gli altri tre componenti della famigliacomponibile.

Si fermeranno per il fine settimana.
E come ogni santa volta invece di essere contenta, rilassata, di saltare dalla gioia per il ricongiungimento imminente, io sono ansiosa.

Presagi di apocalisse, di catastrofi psicologiche, terrore di vagabondaggi notturni e quindi notti insonni, di tensioni e capricci ingestibili affollano la mia mente, e a fatica riesco ad arginare l’inquietudine che rischia di rompere gli argini del mio equilibrio interiore di donna tendente all’ipercontrollo.

Mi tengo impegnata suonando il pianoforte, preparando per loro biscotti alla crema di nocciola per la colazione, cucinando una buona cena per stasera, che arriveranno affamati, e tanto lo so che non appena si apriranno le porte scorrevoli degli Arrivi e le bimbe mi correranno incontro ridendo, inebriandomi di parole che si sovrapporranno per l’urgenza di dirmi, di raccontarmi tutto, subito e contemporaneamente, quando scorgerò gli occhi di Marco che mi sorridono come la prima volta che l’ho visto e ci siamo riconosciuti anime affini, se non identiche, ecco, in quel momento io lo so che tutto ciò che di nefasto ha affollato la mia mente non esiste e non esisterà, che in un qualche modo a me ancora sconosciuto si compirà la magia dell’essere tutti insieme e felici, di nuovo famiglia.

E adesso però torno a suonare.

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