Fasi e oscillazioni nella famiglia allargata 

Per la prima volta stanotte una delle due bambine è rimasta qui con me sebbene il padre stamattina entrasse a lavorare prestissimo.  La grande è andata a dormire da un’amica,  hanno solo 12 anni ma per loro prima delle 2 non si dorme: si fanno video, si chiacchiera, si gioca col telefono. Abitudine malsana ma d’altronde non sono io la loro madre.  Il padre poco può fare,  standoci di meno. 

Così i due piccoli sono rimasti con me ed è un sogno. Hanno dormito tutta la notte e fino a tardi: alle 9 si sono svegliati, hanno trovato tutto apparecchiato e le piadine con la cioccolata pronte, abbiamo chiacchierato dei loro sogni e di cosa avremmo fatto oggi, poi mi hanno aiutata a sparecchiare (cosa che quando c’è il papà non fanno!) e si sono lavati e vestiti.  Una meraviglia. 

Adesso è un’oretta che giocano insieme io non li sento.  Ho potuto prepararmi, iniziare a lavorare e fare una seconda colazione in silenzio leggendo le notizie. 

Ecco. Tutto questo con la figlia grande sarebbe stato impossibile. Perché sarebbe stato tutto un “chiara guarda questo video!!!” (l’orrore di YouTube e soprattutto degli YouTuber, che sono i loro indiscussi miti), guarda questo tutorial per fare una cover con gli smalti,  senti questa canzone,  senti questo cosa dice, ahahahaha,  guarda questa parodia, guarda me è i miei amici del mare cosa abbiamo filmato… ” e giù,  due ore di filmini inutili e stupidi.  (ma sì, non è politicamente corretto ma diciamolo!)

Io non sono per lei,  come invece per i piccoli, una figura grande, una mamma e una vice mamma: sono un’amica, e questo a volte è lusingante e mi fa capire che sto lavorando bene con queste figlie,  altre è sfinente, perché mi fagocita a tal punto che non più tempo per niente e per nessuno. La sorellina si sente trascurata,  mio figlio non ne parliamo (e fin qui pace), il mio lavoro addio. 

Tutto questo per dire che nella famiglia allargata, ma forse in tutte le famiglie, si va un po’ a fasi, e io ora sono nella fase che ho fatto carte false perché la figlia grande restasse pure a pranzo dall’amica,  ma invece tornerà qui,  e l’amica pure.  E sarà tutto un video

Il mio cervello anarchico

Ho vissuto due mesi un po’ in apnea, cercando di convincermi che non avevo niente, che tutto questo non stava capitando a me, una tattica perché arrivasse il giorno dell’esame più importante senza ansia che condizionasse la mia vita, ma soprattutto quella dei miei cari.

Fisicamente stavo bene, benissimo potrei dire, in forma, lucida, serena, non potevo credere che qualcosa in me non funzionasse, e così ho deciso che fino a quel giorno io sarei stata sana. Punto.
Ho avuto la fortuna che mi sia capitato un lavoro molto complesso da fare la settimana seguente alla risonanza, uno shooting che presentava varie difficoltà, e questo mi ha talmente impegnata, che l’unico pensiero alla fine è stato quello.
Certo, ci sono stati dei momenti, soprattutto la sera, legati quindi alla stanchezza, in cui a volte ho avuto paura di avere qualcosa di brutto, e allora mi ritrovavo a pensare: e se fosse questo che si fa? Devo sistemare tutto prima di morire. E allora organizzavo viaggi per il mondo per noi cinque, decidendo i posti più belli da vedere per lasciare un ricordo meraviglioso e indelebile ai nostri bambini, e sì, ero triste, ma comunque tranquilla, non so se perché non stava succedendo davvero, o perché davanti all’ineluttabilità di una cosa alla fine ci se ne fa una ragione e si cerca di affrontarla nel migliore dei modi. Non so.

Sono una persona che va dritta alla soluzione, piuttosto che crogiolarsi nella disperazione e nei problemi. Non sarei arrivata fin qui, altrimenti. Non avrei avuto figli, sarei rimasta in un matrimonio infelice, con un marito che non mi amava e che non amavo, non avrei fatto la fotografa, non avrei incontrato, né riconosciuto, il mio uomo stupendo.
In questi due mesi è venuto sempre lui, credo che abbia deciso così per non stressarmi con i viaggi, e mi è servito stare a casa e non muovermi, ero molto stanca dopo i lunghi mesi estivi.
Insieme abbiamo lavorato per realizzare, in un posto bellissimo, il mio nuovo studio fotografico. Ci vuole ancora tempo perché sia finito, perché man mano che si scava vengono fuori nuovi problemi, ma il progetto è entusiasmante e le idee sono tante. Non vediamo l’ora che sia pronto.

I bambini stanno bene, il mio mi fa tanta tenerezza perché ha davvero un’intelligenza superiore, una capacità di ragionamento, dii memorizzazione, di rielaborazione di concetti molto superiore alla sua età, a scuola è bravo senza faticare, fa parte di quella categoria di bambini che legge una volta un capitolo di storia e te lo ripete con proprietà di linguaggio e dimostrandoti che ha capito perfettamente quello che ha letto, e poi però ha una fiducia cieca e incrollabile nell’esistenza di babbo Natale o del topino dei denti.

Le bambine sono sempre più legate al padre, tutto sembra più semplice per lui, complice anche il fatto che la madre ha perso la testa per un suo simile, e adesso per lei non c’è altro che lui, che sta praticamente fisso a casa loro. Non credo che questa cosa così improvvisa e repentina sia del tutto accettata e ben vista dalle bimbe, che infatti preferiscono stare col papà.

Tutti i nodi alla fine vengono al pettine, io l’ho sempre detto, come che la coerenza, la stabilità, la sicurezza, l’essere sempre fedeli a quello che dice e si promette, ovvero tutto quello che noi siamo, alla fine avrebbero pagato, e infatti così è.

Le rivedrò domani: carica di doni, sono sul volo che mi sta portando da loro, mi aspettano con gioia e impazienza. Anche io mi sento un po’ impaziente, sono emozionata. Chissà quanto sono cresciute, quante cose avrà da raccontarmi la mia amica grande, che ora è in prima media e che tutti in giorni aspetta un mio messaggio su whatsapp (io questo non lo sapevo, me l’ha raccontato il padre, e ho appreso la notizia con immenso stupore), chissà la piccola quanto ci farà ridere col suo sarcarsmo e la sua sottile ironia.

Ho una nuova gonna tutta di tulle nero, delle nuove scarpe tipo polacchine, nere con la punta in vernice rosa fucsia, e finalmente avrò due complici femmine per commentare i miei acquisti, circondata come sono di maschi che più maschi non si può. (“Mamma, bella questa gonna, ma non è ancora Halloween. Belle sì le scarpe, ma forse un po’ anche no, forse la punta era meglio nera”)

E poi ho un bel cervello. E soprattutto sano.