Le ex mogli: tipologie secondo me

Ci sono tante categorie di ex mogli, quindi cercherò di essere schematica in questo post, e nel caso ne abbia dimenticata qualcuna, vi prego aiutatemi e magari integriamo insieme.

La lettura di questo post intanto va fatta da due punti di vista:

  • siamo noi le ex
  • non siamo noi le ex

Che lo siamo o che non lo siamo, abbiamo a che fare con le ex mogli del nostro uomo.

Come forse ormai saprete, io appartengo a tutti e due i punti: sono divorziata e ho a che fare indirettamente, per ora, con l’ex moglie del mio fidanzato.

Anche qui occorre però fare delle suddivisioni.

  • Siamo ex mogli lasciate da nostro marito, con figli grandi o piccoli 
  • Siamo state noi a lasciare nostro marito

Io sono una ex moglie che ha concluso in maniera molto civile e pacifica (a parte i mesi precedenti la separazione, che credo non possano essere felici e sereni per nessuno) il suo matrimonio: con il mio ex marito ho rapporti civilissimi e siamo una coppia genitoriale forte e compatta, nell’educazione e nelle scelte per nostro figlio.

Mio marito, a neanche un mese dall’appuntamento col giudice che ha sancito la fine del nostro matrimonio, ha trovato una compagna, con cui sta tutt’ora e con cui si sposerà fra qualche mese. Gli uomini, nella mia piccolissima statistica personale, sono molto rapidi nel riaccompagnarsi: incapacità di stare da soli? Necessità di qualcuno che gli stiri le camicie? Chissà! 
Sono stata molto molto fortunata, perché il mio ex ha trovato una donna meravigliosa, sua coetanea, anche lei divorziata ma senza figli. Per il mio bambino lei è stata da subito un punto di riferimento importante, e anche una grande risorsa affettiva, in quanto lui aveva solo 5 anni e lei ha portato tanta gioia e amore in quella casa, non essendo il mio ex propriamente quello che si può definire un allegrone.


La mia storia è quindi molto semplice rispetto ad altre: ho un ex marito che è puntualissimo nel versare il mantenimento per il bambino, che collabora alle spese, che è corretto in tutto e per tutto, e che ha una fidanzata gentile, brava, non invadente e molto affettuosa.

Io sono stata sola un paio di anni prima di trovare il mio grandissimo amore, e quello che vorrei dirvi è che non sono mai stata gelosa né invidiosa di loro, tantomeno del rapporto che il mio bambino aveva creato con lei. Anzi. Ero proprio io a chiedere al mio ex se ci fosse lei, perché per Pietro era importante: era la figura femminile che cercava e che penso che cerchi qualsiasi bambino piccolo si ritrovi a dividersi fra case diverse e genitori separati. Di lei non sono amica, ma ho il suo numero di telefono e se c’è bisogno ci sentiamo. Del bambino parlo sempre con l’ex, ma se serve chiedo un’opinione alla fidanzata, per sentire un’altra versione, per capire come la vede lei. A volte è capitato che lei e il mio ex prendessero per un pomeriggio non solo Pietro, ma anche i miei due nipoti e se li portassero a fare una gita. I miei nipoti lo chiamano ancora zio e adorano lei.

Questa la mia esperienza, che mi fa pensare che tutti dovrebbero avere una ex moglie illuminata come me. 

Se però fossi stata lasciata da lui, e peggio ancora per un altro, allora probabilmente la situazione sarebbe stata ben diversa.

E qui si torna al discorso ex mogli con cui dobbiamo avere a che fare.

Le ex mogli possono essere di vario tipo.

  • Moglie lasciata
  • Moglie che lascia
  • Moglie che comunque ha trovato un nuovo compagno
  • Moglie sola a cui le storie per un motivo o per l’altro non durano
  • Moglie lasciata o meno, che vive di invidia e gelosia

La moglie lasciata, che sia stata lasciata per voi o per nessuno, è in genere rancorosa. Molto rancorosa. Soprattutto se vede che la storia dell’ex marito con voi dura, voi siete felici, e i loro figli vi adorano (e quindi, soprattutto i primi tempi, quando tornano a casa da lei è tutto un “la fidanzata di papà sai che ha detto oggi? è simpaticissima, ascolta…” “la fidanzata di papà mi ha comprato questa maglietta da H&M, guarda che bella!” “La fidanzata di papà è stata carinissima con noi, ha organizzato un pomeriggio divertente con i nostri amici e abbiamo mangiato la pizza tutti insieme in terrazza!”)

La moglie che lascia in genere ha già un nuovo compagno e quindi potrebbe essere che rompa meno, perché felice e appagata (se la storia le va bene), sempre che non appartenga alla categoria delle invidiose a prescindere o peggio, alle gelose dei figli.

A quel punto potrebbero volare ingiure, sempre tramite il vostro compagno, come: “Dì a quella che la vera madre sono io!!!” “Lei mi vuole rubare le figlie” “Lei non ha avuto figlie femmine quindi vuole le mie!!”

Ecco, io penso che la gelosia sia un sentimento inutile e distruttivo, che ha a che fare solo con l’insicurezza personale, perché, soprattutto in questo caso, come dicevo nel post precedente (qui), “la mamma è sempre la mamma” e nessuno potrà sostituirsi a lei e nell’affetto che i figli provano per lei. La nuova compagna potrà essere amata e ricambiare questo amore, ma sarà solo un affetto in più che i figli avranno, un valore aggiunto, e quando mai essere circondati di tanto amore e imparare ad amare persone diverse può essere una cosa brutta, che toglie qualcosa a qualcuno?

L’amore si moltiplica e basta, i nostri figli saranno solo più ricchi e più sereni se conosceranno persone che li amano e di cui ricambieranno il sentimento.

Non per questo toglieranno nulla a noi mamme!
Anzi, torneranno da noi più felici, sereni, con un bagaglio in più di esperienze e sfumature di sentimenti belli e positivi.

E se con la nuova compagna del nostro ex marito si divertono che male c’è? Io la ringrazio ogni giorno la fidanzata del mio ex marito! E spero davvero che non si lascino mai. (ora si sposano e tutti e due non sono giovanissimi, quindi credo di poter stare tranquilla)
A me è stato pure detto da mio figlio che lei è più buona di me e del padre: io ci ho riso proprio di cuore e gli ho risposto che avrei fatto scambio volentieri con lei, perché il ruolo della mamma è il più scomodo di tutti, è chiaro che io appaio più “cattiva” e meno giocherellona, anche solo le ore che trascorro io con lui vivendo la vita quotidiana con annessi e connessi (sveglie la mattina, scuola, sport, malumori, gestione amici e soldi) , vogliamo paragonarle ai week-end in cui loro stanno insieme a fare cose solo divertenti?

Per cui il mio consiglio per tutte le ex mogli è questo: non siate gelose, le mamme siete voi, i vostri figli vi amano e vi ameranno per sempre. La fidanzata di papà è una figura che può solo arricchire e nulla togliervi.

Il consiglio invece per le fidanzate è sempre lo stesso: abbiate pazienza.

Cercate di capire, lo so che è difficile, che la ex moglie è in una posizione diversa (secondo me meno privilegiata) dalla vostra, e soprattutto se è sola può essere in crisi, depressa, bipolare, instabile, immatura. Potete farci qualcosa? No. Potete ucciderla? Neanche. Potete essere superiori e lasciar correre e decadere quando si lancia in esternazioni non proprio carine nei vostri confronti?
Ecco, quello sì, forse lo potete fare, e se non ci riuscite (siamo umani), cercate di tenere per voi l’odio e la rabbia che può suscitarvi, soprattutto se queste sparate avvengono a fronte di un vostro gesto carino nei confronti dei loro figli.

Alla lunga questo comportamento da donna invisibile pagherà, credetemi.

Voi dovete essere inattaccabili, come dicevo nel post precedente sulla sopravvivenza (questo), e se lei vi manderà a dire tramite i vostro uomo che

  • i figli sono solo suoi,
  • che lei è la vera madre
  • che voi non vi dovete permettere di dire alla figlia che starebbe bene con un certo taglio di capelli, di chiedere alla figlia che tipo di reggiseno le serve, di dire alla figlia che la vedrebbe bene a suonare uno strumento piuttosto che un altro, sempre perché la vera madre è lei e che voi dovete stare al vostro posto
  • che voi in realtà volevate il maschio/la femmina (a seconda di che sesso è vostro figlio) e quindi state cercando di rubarle il suo/la sua
  • che volete comprare i suoi figli facendo loro dei regali

beh, sfogatevi con lui, e troverete un alleato, sfogatevi con vostra madre, amica, sorella, cugina, ma ignorate lei, e soprattutto non cambiate i rapporti con i di lei figli, se questi rapporti sono belli e sinceri: fareste del male solo a loro.

Anche perché talvolta queste ex se ne escono così, e dopo cinque minuti dimenticano quello che hanno detto perché si sono sfogate e sono contente e magari il giorno dopo vi mandano i saluti tramite i bambini. (o una marmellata fatta da loro, o una torta)

Non è facile, ve lo dico, non è facile per niente e non è cosa per tutti.

Ci vuole un gran sangue freddo, una bella sicurezza di sé e tanto tanto Amore intorno a noi.

Poi gli anni passano, e se siete sopravvissuti come coppia e come nucleo familiare, allora arriveranno le soddisfazioni quando i bambini, come sta accadendo a me adesso, parleranno di voi come di FAMIGLIA. Vorranno festeggiare il compleanno in FAMIGLIA, diranno che vogliono aprire un canale YouTube o un blog per raccontare i viaggi che fanno con la FAMIGLIA, si divertiranno quando in giro le persone vi chiederanno “ma son tutti figli suoi?” e tutti insieme risponderete di sì e riderete degli sguardi attoniti di chi non capisce come mai tanti colori diversi, età identiche ma nessun gemello, e tutto questo non sarà più tabù.

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Fidanzarsi con un uomo separato che ha figli: piccole regole di sopravvivenza

Mi arrivano ultimamente tante mail, tanti messaggi, di donne che stanno iniziando o hanno una relazione con un papà single, in cui mi si chiede il segreto per una convivenza felice e serena, per riuscire a incastrare emozioni, sentimenti di tutti i tipi, figli (a volte entrambe le parti), ex mogli, case e momenti liberi, e quello che emerge da queste lettere è una grande confusione, soprattutto dal punto di vista emotivo, una poca chiarezza dei ruoli di ognuno, una grande paura e un senso di solitudine, spaesamento, timore di sbagliare, rancori accumulati e inespressi che rischiano alla lunga di minare la buona riuscita di relazioni di questo tipo.

Inutile dire che mi immedesimo in un ognuna di queste donne, perché come ho scritto più volte in questo blog, la famiglia allargata può essere una realtà meravigliosa e ricchissima, ma anche insidiosa e complessa.

Diciamo che bisogna giocarcela bene fin dall’inizio, perché gli errori sono meno perdonati (da tutti i componenti, persino quelli esterni), rispetto alla famiglia tradizionale, in cui si è già familiari, già legati dalla nascita e da una parentela forte e quindi tutto è più facile, perché i sentimenti sono dati per scontati, la fiducia pure e l’amore già costruito senza fatica alcuna.

Vorrei provare in questo post ad elencare, in ordine sparso, qualche regoletta che ho imparato e che può essere utile per non cadere in errori fatali che potrebbero compromettere tutti i vostri sforzi e i risultati raggiunti.

Queste piccole regole ovviamente le ho pensate e scritte per bambini dagli 0 ai 12 anni circa, perché questa è la mia esperienza. Quando sono più grandi, quindi ragazzi, le cose cambiano un po’ e allora affidatevi al vostro buonsenso, o in qualche modo ne riparlano.

Appena potrò, inoltre, scriverò anche un post ‘dalla parte’ delle ex mogli, essendo pure io una ex moglie che ha un bambino.

Ecco dunque il mio elenco di regole, a cominciare da quella che secondo me è la più importante

  1. La ex moglie, che è quindi la mamma dei figli di lui, è sacra. Mai mai mai vi scappi detta una battuta, una presa in giro, un’offesa per la Santa Madre. Perché anche se per voi è una stronza, una scoppiata, una donna instabile, diseducativa e maligna, i bambini, i ragazzi, la amano perché è la loro mamma, e voi, ricordatelo sempre, siete un ‘in più ‘, anzi, all’inizio potreste anche essere considerate delle usurpatrici del ruolo materno (da lei e dai figli), o una persona che è arrivata a rubare l’affetto del padre. Quindi se non volete rovinare tutto e definitivamente, la ex moglie è intoccabile. In privato poi col vostro uomo potrete dirne di cotte e di crude, ma attenzione che i figli, che hanno mille occhi e mille orecchie (specie in questi casi) non vi sentano! Questo vale anche nel caso che gli stessi figli vengano da voi a lamentarsi di lei: voi siate diplomatiche e non vi venga in mente di approfittare del momentaneo litigio fra madre e figli per parlar male di lei, perché anche questo, poi, vi si ritorcerà contro. Quindi la regola numero 1, riassumendo, è semplicemente questa: ‘la mamma è sempre la mamma, e non si tocca’.
  2. I figli di lui. Soprattutto se siete all’inizio del vostro amore, passate più tempo che potete con i di lui figli: conosceteli, siate aperte al dialogo, interessatevi alle loro cose, in modo sincero e affettuoso. Da mamma vi dico che nessun bambino è un mostro: ci sono solo bambini spaventati, bambini che hanno paura di affezionarsi a persone che temono spariranno dalla loro vita, perché come si sono lasciati la mamma e il papà potrebbe succedere anche a voi, ci sono bambini che hanno paura che se vi amano faranno un torto alla mamma e hanno un conflitto interiore che sembra loro insanabile, ci sono bambini che sono semplicemente timidi e riservati e fanno fatica ad aprirsi. Ma sono i figli del vostro compagno, dell’uomo che amate, sono parte di lui e lo saranno per sempre, provate a vederla da questo punto di vista. Non sono vostri rivali, sono solo creature che hanno bisogno di persone affettuose, stabili e coerenti intorno a se’. Dedicate loro un po’ del vostro tempo, evitate almeno all’inizio effusioni esagerate col vostro compagno in loro presenza, dimostrategli che siete felici di fare qualcosa che li coinvolga, e piano piano, nel tempo, andrà bene. Ricordate sempre la volpe del Piccolo Principe.
  3. Non pensate mai, e con mai intendo MAI, a sostituirvi ai genitori, neanche se ci vivete insieme. La mamma ce l’hanno e il padre anche. Se c’è da fare qualche appunto, è sempre meglio che lo facciano loro, non voi, che potreste passare dall’Olimpo agli Inferi della Terra in un nanosecondo. Se proprio non resistete, o siete sole con i bambini, e quindi vi tocca, mi raccomando, la massima delicatezza e dolcezza. Certo se, per dire, due fratellini si stanno tirando oggetti contundenti o uno di loro si butta in mezzo ad una strada trafficata e non c’è il vostro compagno con voi, è vostro dovere intervenire, e anche fermamente, ma sono casi in cui i bambini stessi sanno benissimo che il vostro intervento era necessario e doveroso.
  4. Nella famiglia allargata, se tutto va bene, si va un po’ a fasi, che nel nostro caso sono state tutte in divenire, ma è chiaro che in questa progressione in positivo, essendo i componenti del nuovo nucleo tanti e variegati, ci sono a volte regressioni, cambiamenti, stravolgimenti di tutto quello che sembra(va) acquisito. Ecco. Cercate, lo so che è difficilissimo, sconfortante e a volte snervante, di abituarvi un po’ a questi alti e bassi, mantenendo voi e il vostro compagno l’equilibrio, perché se vi perdete voi, tutto si perde. I nostri figli sono tre in tutto, le età e le personalità sono diverse, e ogni anno c’è qualche novità, qualche “nuovo astro che sorge”, mi riferisco a gusti, scatti di crescita, amicizie, crisi varie, c’è sempre uno dei tre che in una vacanza rompe di più, che si lamenta, che è geloso, ci sono alleanze a volte fra le due sorelle, altre fra i piccoli, altre fra il mio e la grande, c’è sempre qualcuno che si sente escluso e quindi rompe. Succede anche nelle migliori famiglie, in quelle allargate si tende a tollerare di meno, vuoi perché non sono figli tuoi, vuoi perché sei in vacanza e avresti voglia di fare la famiglia del mulino bianco, vuoi perché avresti voglia di stare per mano al tuo uomo ma una figlia ha deciso che per tutti i dieci giorni la mano gliela darà solo lei. Ebbene: PAZIENZA. I bambini sono fatti così, e i figli di separati ancora di più. Subiscono tanto le influenze esterne, magari la loro mamma in quel periodo è nervosa, o non presente, o ha trovato un uomo e non pensa ad altro, o ha trovato un uomo di cui è innamorata ma che non la considera e quindi è isterica con le figlie, vai a sapere tu, però questo si riflette inevitabilmente sui figli e di questo soffrono e lo esternano in tutti i modi possibili. Ci vuole pazienza, empatia e tenerezza. Se la tenerezza non vi viene spontanea, perché siamo umani, e non sono figli nostri, quindi tolleriamo meno, abbiate almeno pazienza. Anche per il vostro rapporto di coppia: perché se non sopportiamo i bambini, se troviamo poco spazio per noi (perché magari siamo partiti tutti insieme e ci aspettavamo qualcosa di diverso), se poi quando la sera finalmente i pargoli dormono ci mettiamo pure a litigare perché rinfacciamo al nostro uomo che la figlia/il figlio rompe le palle, bé, è chiaro che non si potrà andare molto lontano.
  5. La coppia. Questa regola segue e si collega alla 4: la coppia sta alla base di tutto. Voi, tu e lui, siete le fondamenta di una casa grandissima difficile da costruire, una casa che può diventare bellissima ma che nasce su un terreno scosceso, o dissestato, che va piano piano reso stabile prima di mettere su mattoni, e questo lo potete fare solo voi che siete grandi. I bambini devono camminare sicuri sul pavimento di questa casa, senza trovare ostacoli né inciampare, perché si potrebbero fare molto, molto male. E siccome di male ne hanno già subito (a volte tanto a volte tantissimo), bisogna preservarli. Sempre. Quindi io, per la mia esperienza, consiglio sempre di aspettare, di non avere fretta nel presentarsi vicendevolmente i figli, e tanto meno di andare a vivere insieme. Non è che se non si vive insieme ci si ama di meno, no? D’altronde con grande probabilità venite entrambi da matrimoni falliti, quindi convivenze come minimo di anni, si può aspettare ancora un po’ prima di stabilirsi a casa dell’uno o dell’altra, che dite? Certo, qualcuno mi dirà che ci sono ragioni anche economiche per cui vivendo insieme si dimezzerebbero le spese, ed è vero, ma io penso che valga sempre la pena fare qualche sacrificio in più e aspettare comunque, se davvero si pensa che questa sia la Storia adatta a noi e che si vuole portare avanti. Date tempo alla vostra coppia di crescere, conoscetevi bene prima voi due, fate di nuovo i fidanzatini e quando siete soli dedicatevi a voi, a cenette in casa o fuori davanti a un buon vino e a un camino acceso (vabbè, qualcuno ce lo avrà un camino! 😉 ), oppure davanti a un tramonto estivo in riva al mare, week-end fuori porta e fughe anche non lontano da casa, ma romantiche e dense di passione, che dopo tanti anni di matrimonio o di solitudine ci stanno pure bene, c’è da rifarsi di taaaanto ses… ehm… tempo perduto. E poi parlate, parlate tanto, chiarite prima cosa vi aspettate da questa relazione, perché se lui, ad esempio, cerca una badante o una baby-sitter e voi non avete figli e non ci pensate neppure, anche ciao, ma se il progetto inizia ad essere comune, vi prego e mi raccomando, il dialogo. Da non arrivare a quando si conoscono i bambini ed esclamare terrorizzati: e ora?? Ma io non volevo questo, non mi aspettavo questo! E desiderare solo di riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo.
  6. La regola numero 6 riguarda le modalità e il rispetto dei tempi nella conoscenza dei figli di lui/lei. E per questo vi rimando al post che scrissi proprio sull’argomento. Questo
  7. La Gelosia. La gelosia è un sentimento che affiora sempre un po’ da tutte le parti nella famiglia allargata. A volte sono gelosi i bambini di voi, a volte fra di loro (come fra fratelli comunque), a volte sarete gelose voi di loro (ammettiamolo, capita eccome). Quello che posso dirvi, è che è un sentimento totalmente inutile, capisco che capiti, ma cercate davvero di tenerlo a bada, perché distruttivo e basta. Non aiuta, non serve a nulla, e mina i rapporti. Se ci pensate non avete motivo di essere gelose dei figli di lui. Loro sono i suoi figli, lui li ama ma di un amore diverso da quello che prova per voi. Non c’è un di più e un di meno. Molti padri sono disintegrati dai sensi di colpa per la separazione e la sofferenza dei bambini e tendono quindi ad essere troppo permissivi con loro, ad accontentarli in tutto, altri vorrebbero stare con loro più tempo possibile (e magari in questo modo ne tolgono alla coppia), ecco: sappiate che sono sentimenti del tutto legittimi. Cerchiamo di non giudicare un uomo che soffre, semmai aiutiamolo, se ci riesce, cercando di essere dalla sua parte, non contro di lui, cercando, non so, di organizzare cose che possono fargli piacere quando siete tutti insieme: una giornata al parco divertimenti (anche se odiate le montagne russe e quei personaggi Disney o simili con cui tutti si fanno la foto), un pic-nic in collina (i bambini adorano i pic-nic, e basta così poco: un cestino, una coperta, qualche pietanza preparata in modo carino, ci sono tanti siti con ricettine facili facili che colpiranno molto i piccoli e daranno colore al vostro pranzo), un pomeriggio al cinema con pop-corn e bibita e tante risate, e magari subito dopo cena al fast-food, che una volta non fa male e chi se ne frega dei grassi e dell’olio di palma, intanto siamo stati tutti tanto bene e abbiamo messo un mattoncino in più alla costruzione della nostra famiglia. Aiutatelo, se lo vedete in difficoltà, ad avvicinare i figli, a far sì che loro vengano volentieri anche da voi (si sa che per le mamme le cose sono più facili, perché in genere i bambini restano domiciliati da loro e il padre prende un’altra casa che a volte i piccoli non amano o non sentono loro), perché voi siete una figura positiva e che dà allegria alla casa e affetto a loro. Sarete ripagate con tanto ma così tanto amore, che forse neanche una mamma prova un tale senso di appagamento e benessere del cuore.

Per oggi è tutto. Avrei voluto scrivere 10 punti perché sarebbe stato più carino, ma mi sono venuti questi 7 e i bambini mi reclamano, siamo all’ultima settimana di vacanza tutti insieme e ci sono tante cose da fare. Come sempre non scrivo per mesi e poi scrivo due post in due giorni, perdonatemi, spero questo autunno di avere più costanza!

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Avevo un marito

Avevo un marito che quando suonavo il pianoforte e facevo concerti, invece di portarmi fiori e incoraggiarmi, prima dell’esibizione cercava ogni pretesto per litigare e farmi arrivare sul palco con il batticuore e la rabbia.

Avevo un marito che ha sempre disprezzato quello che sapevo fare, forse per sue profonde insicurezze o poca autostima, chissà. 

Avevo un marito che ha fatto di tutto per spingermi a smettere di suonare e anche di insegnare, dicendo che  tutto ciò non portava arricchimento in meri termini monetari.

Avevo un marito che ha voluto aprire un’attività con me (per i motivi di cui sopra) e quando ha visto la malaparata perché dopo qualche anno non solo non mi consentiva di ricavarmi uno stipendio, ma accumulavamo debiti, è corso dal commercialista ed è uscito dalla società come un coniglio, e io, ingenua e fiduciosa, solo dopo ho capito cosa era successo. Mi aveva intestato una società che era sull’orlo del fallimento. E per fortuna che vengo da una famiglia di avvocati e sia loro che il commercialista, inorridito dal comportamento del marito, mi hanno aiutata a venirne fuori senza fallire.

Avevo un marito che quando ho avuto un aborto gemellare, prima ancora che toccasse a me entrare in sala per il raschiamento, se ne è andato perché doveva vedere la partita, e ha chiamato mia madre (inorridita pure lei) al mio capezzale.

Avevo un marito che mi ha mandata da sola a Bruxelles a riprendere degli embrioni congelati di un ciclo di fecondazione assistita andato male perché lui era stufo di fare su e giù col Belgio. (non escludo che in quei giorni giocasse la sua squadra del cuore, penso di averlo rimosso)

Avevo un marito che, ormai chiusa la storia dello scampato fallimento, quando ho deciso di provare a fare la fotografa mi ha ostacolata in tutti modi dicendomi “questa è un’altra delle tue, non sai fare niente, né saprai mai fare niente, prima il pianoforte, adesso la fotografia, basta sprecare soldi dietro a queste scemenze”.

Ma io ero già oltre. E non l’ho più ascoltato. Ho iniziato i miei corsi, ho studiato, mi sono comprata la prima reflex, mi sono perfezionata, sono passata all’attrezzatura professionale e poi a lavorare, e mica lavoretti da nulla, ma moda e fiere importanti.

Avevo un marito che quando gli ho annunciato che non lo amavo più e che pensavo che non ci fosse più un futuro per noi, immediatamente si è trovato un’altra, e per mesi, mentre cercava di distruggermi secondo lui per farmi cambiare idea, mi ha allegramente tradita.

Io nel frattempo vivevo di sensi di colpa, dubbi e paure per quello che sarebbe stato di noi, di me, del nostro bimbo.

Non è cattivo, non lo è mai stato, io mi sono convinta che abbia agito così per grossi problemi suoi, che lo hanno portato ad essere un adulto un po’ meschino, molto egoista, con molti valori che non condividevamo.

Avevo un marito che ora è un bravo ex marito ed un ottimo padre

Salvo poi uscirsene, come oggi, con “Mi dispiace ma il giorno della tua risonanza non potrò tenere il bambino come ti avevo detto ieri, perché mi sono reso conto che proprio quel mercoledì mi ricomincia il corso di meditazione, e non posso perdermi la prima lezione”.

Ho un fidanzato che vive a mille chilometri da me e che quella settimana resterà sempre qui, mollando lavoro e figlie per starmi vicino, non certo senza difficoltà.

Ho un fidanzato che mi ama in modo incondizionato e assoluto, che vuole che io stia bene, che si preoccupa per me, che fa di tutto per non trasmettermi la sua ansia e le sue paure.

Ho un fidanzato che si commuove quando suono, che mi incoraggia con la fotografia quando non mi sento più ispirata proponendomi progetti sempre nuovi e particolari, che gioisce di una mia idea anche se questa non porterà denaro, solo perché pensa che sia una bella intuizione, e perché viene da me, che sono la donna che ama.

Ho un fidanzato che ha sempre un abbraccio pronto ad accogliermi, mani grandi che mi avvolgono, mi stringono e mi scaldano, uno sguardo pieno di amore e un sorriso che mi illumina anche se solo lo intravedo.

Ho un fidanzato che è il mio compagno di viaggio e di sogni, sempre pronto a partire per nuove avventure, valigia in una mano, macchina fotografica nell’altra.

Ho un fidanzato che è divertente come nessuno che conosca, che mi fa ridere fino alle lacrime, che ha una morale rigorosa, ma è tollerante e non giudica mai senza conoscere bene persone e situazioni. Un uomo passionale, ma che non perde il controllo e non si consuma rimuginando su problemi reali o immaginari.

Ho un fidanzato che per me è il più bello del mondo, e l’attrazione che ho per lui è sconfinata e incommensurabile.

Ho un fidanzato che non ha nessuna fede calcistica, e anche questo non è poco.

Ho ricominciato a suonare, per me stessa e non per lavoro, ho realizzato il mio sogno con la fotografia, e ho ripreso a insegnare.

Non sono io che ho cercato gli allievi, sono loro che sono venuti da me, e vedere di nuovo quelle manine piccole e morbide sulla tastiera, ascoltare quelle vocine che cantano, che mi raccontano, sentire la loro risata cristallina quando dico qualcosa di divertente, è per me nuova gioia e vita che ricomincia.

E un cerchio che si chiude, ma non del tutto, perché sono sicura che tante cose belle devono ancora sorprendermi in questa vita, e io, curiosa come i miei bambini, sono qui che le aspetto.

Leonie

Lo schiaffo.

Quando si ha una famiglia cosiddetta allargata, o ricostituita, o come vi piace più chiamarla, bisogna, in alcuni casi, non abbassare mai la guardia nei confronti di eventuali ex rancorosi e invidiosi, ché l’invidia si sa, è molto peggio di qualsiasi altro sentimento.
E ricordate. Più le cose vi andranno bene, più i bambini vi ameranno, più insieme riuscirete non solo a sopravvivere, ma anche a comunicare, a creare un bel rapporto di confidenza e complicità e anche a divertirvi, più l’ex, verde di invidia, sputerà veleno, menzogna, cattiveria, senza neanche preoccuparsi di filtrare, dei sentimenti dei figli, di voi, e dei figli degli altri.

Un caterpillar che spianerà tutto quello che si troverà davanti.

Ricordate anche che i bambini a volte fanno cazzate, perché vogliono attenzione, perché provano gelosia, perché magari non accettano un rimprovero, e i figli di separati hanno armi che gli altri non hanno. 

Le ultime sono che io ieri avrei tirato uno schiaffo alla piccina nel pulmino che dal mare ci portava alla macchina. Uno schiaffo. Io.
In un momento in cui stavamo cercando di fare una foto col cellulare e ridevamo tutti insieme.
Perché tutto questo? Chi lo sa.

Io ho solo una risposta, ed è molto triste.

INVIDIA.

  

Le compagne di uomini con figli: istruzioni per l’uso

Visto che in tanti mi stanno chiedendo consigli, pareri, esperienze sui vari temi che coinvolgono la famiglia allargata, proverò, per argomenti, a fare dei piccoli vademecum secondo quella che è la mia seppur piccola e limitata esperienza.

Partirò da quello che mi viene più richiesto, ovvero la fidanzata di papà e il primo incontro con i suoi figli.

Come è ormai noto, io sono sia mamma di un bimbo il cui padre convive con una donna da un paio di anni (e che presumo in quest’anno diventerà sua moglie), sia fidanzata di un uomo separato che ha due figlie, quindi posso parlare sia come ex moglie, sia come nuova compagna. Doppio punto di vista, quindi.

Dunque, vi siete innamorate, ricambiate, di un uomo con prole, che non vede l’ora di presentarvi gli adorati figlioletti? Avete in mente di iniziare qualcosa di profondo e duraturo con lui perché avete subito capito che questa sarà la vostra Storia?

 Bene, ricordatevi che la relazione non sarà solo con lui, ma anche, inevitabilmente, con i suoi figli e, di conseguenza, con la sua ex moglie.

Questo è il punto principale da cui partire, e sarà bene non compiere errori soprattutto iniziali che poi si pagheranno per sempre (immaginatevi il per sempre che risuona tipo eco: per sempre… per sempre… sempre… sempre… empre…).

Il primo consiglio che vorrei darvi è di non avere fretta. Mai. Neanche se la fretta ce l’ha lui (ché molti uomini separati, si sa, vogliono subito riaccasarsi e avere una donna accanto, si sentono più sicuri) e a voi questa cosa lusinga molto.

Godetevi il più possibile il vostro nuovo, scintillante e passionale amore. Fate tutto quello di cui vi siete private, per scelta o vostro malgrado, nella vita precedente all’incontro con lui. Fate i fidanzati, andate a cena, al cinema, accoppiatevi ovunque e il più possibile (c’è sempre da recuperare, specie se siete separate pure voi), andate via nel week-end (e questo è uno dei vantaggi della separazione: avere due week-end completamente liberi al mese), scappate dalla città, andate al mare, andate a una mostra, a un concerto, condividete interessi, insomma, fate quello che vi pare, ma state bene, divertitevi e siate felici. Non pensate a nient’altro che non siate voi DUE.

Perché questi sono momenti impagabili e rari, sono i cosiddetti “primi tempi”, in cui il nostro cuore è costantemente accelerato, in cui il nostro pensiero è tutto cuoricini, nuvolette su cui ormai soggiorniamo e dalle quali guardiamo il mondo sottostante grigio e sempre uguale, mentre ripetiamo a noi stesse quanto siamo state favorite dalla sorte (dentro di noi riecheggia un che culo!! tipo mantra, che non urliamo a tutto il pianeta solo per scaramanzia, ché si sa, troppa buona sorte attira invidie e malelingue)

Nel mio caso i primi tempi sono stati anche i secondi, i terzi, e sono pure gli attuali, non so come mai, forse perché questa è una convivenza part time, o forse perché io e lui siamo due inguaribili ottimisti, forti di un infinito e potente amore, e tutti i giorni sono come il primo, ma non lo voglio dire troppo (vedi sopra), quindi basta.

Tornando a voi, statevene più di qualche mese in pace col vostro nuovo fidanzato, non abbiate fretta, anche perché una volta che entreranno in gioco i figli, con molta probabilità molte cose cambieranno. Certo, tutto sta alla vostra volontà e capacità di preservare dei momenti solo vostri anche dopo, ma non sarà più del tutto come prima.

Quando arriverà il momento di conoscere l’amata figliolanza, fate in modo da incontrarvi possibilmente in un’occasione non ufficiale, magari un pic-nic al parco, una giornata al mare se d’estate, un cinema cui potrà seguire merenda con gelato o fast-food (ricordatevi sempre che deve essere sì un momento informale, ma per i bimbi dovrà essere super divertente e memorabile , quindi anche i troiai gastronomici sono i benvenuti e pace per una volta per i vostri princìpi), e se riuscite insieme anche ad altri amici, sia vostri sia di lui.
Insomma, mescolate le acque. Che non si capisca chi sta con chi, chi ha interesse per chi (i bambini sono furbi e hanno antenne magnetiche che fanno captare loro tutto, anche quello che noi pensiamo sia impossibile da percepire): siamo un gruppetto di genitori separati (e non) e siamo diventati amici (si sa, dopo la separazione cambiano anche le frequentazioni), e siccome ci vogliamo bene e ci siamo simpatici, abbiamo deciso di far conoscere anche i nostri pargoli.

Tutto qui. In una sola parola: semplicità’.

Sarà un pomeriggio, o una giornata, divertente, in cui nessuno dovrà imporre nulla: i bambini giocheranno o parleranno con gli altri se ne avranno voglia, se invece si intimidiranno non succede niente, lasciamoli essere spontanei. Voi adulti sarete sorridenti, allegri, e soprattutto discreti. Non imponetevi per nessun motivo, non siate entranti con i figli dell’altro, state al vostro posto insomma, disponibili al dialogo, carine, ma, come dice anche la canzone, dovete stare molto calme.

Il primo incontro serve solo per conoscersi, rigoramente da amici: ci si annusa, ci si scruta, ci si osserva, se andrà bene ci saranno sorrisi, qualche parola, se andrà benissimo tutti giocheranno con tutti, entreremo subito in confidenza, poi ci saluteremo e ognuno tornerà a casa propria.

Basta così.

A casa, come nulla fosse, butterete là qualche frase per capire cosa pensano i nostri bambini (NO interrogatorio), magari rievocherete qualche episodio divertente, lancerete degli input perché da soli vi dicano qualcosa di più, magari alla fine proverete a buttare lì un: “Magari un giorno li rivediamo, che dici? Potremmo organizzare una gita a quel parco di divertimenti a cui non siamo mai stati…”, nulla di più.

Un primo passo sarà stato fatto. I bambini, che appunto sono piccoli alieni e forse i più grandicelli avranno anche intuito qualcosa (specie le femmine dalle elementari in su), assoceranno questo incontro a qualcosa che gli è piaciuto moltissimo, avranno percepito intorno a loro persone allegre e serene, e avranno probabilmente voglia di ripetere l’esperienza.

Noi più o meno abbiamo fatto così. Siamo rimasti sotto mentite spoglie per mesi, con molta spontaneità. Prima ci vedevamo con altri amici (mescolamento), poi da soli noi due e loro tre, sempre come amici, ma questo ve lo racconterò nella prossima puntata: il lavoro mi chiama, e il mio fidanzato è in volo (da solo!!) diretto nella mia città!

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Cara preside… vaffanculo.

Troppo presa da tonsilliti, sabati sera sabotati e piedi rotti, mi sono dimenticata di aggiornarvi sulla questione bullismo, bambini molesti, genitori, maestre e preside.

Da quel giorno di dicembre in cui avevo parlato con quest’ultima, ho, anzi, abbiamo, io e il mio ex marito, monitorato costantemente la situazione, cercando di capire con domande più o meno velate quale fosse la situazione a scuola, e sembrava tutto essere rientrato.

Il bambino aveva smesso di mangiarsi le unghie, aveva ritrovato il sorriso, non si lamentava di niente.

Negli ultimi due giorni prima delle vacanze di Natale, invece, ha raccontato sia a me che al padre che i due soggetti dell’altra classe avevano un po’ ricominciato a dargli fastidio. Non grandi cose eh, ma battutine e prese in giro, a cui lui non aveva però risposto per essere superiore e non dar loro soddisfazione (come da mio consiglio), e che non gli avevano dato più di tanto fastidio, ma un po’ sì.

Decido di non fare niente e di aspettare gennaio, quando con calma avrei cercato di riparlare con la dirigente o per lo meno con le maestre. Avevo parlato con una mamma che conosce anche i genitori dei due bulletti e lei mi aveva assicurato che nessuno era stato chiamato dalla preside.

Per chi non conoscesse la storia, mio figlio aveva subito atti di bullismo anche abbastanza pesanti dall’anno scorso (prima elementare) a tutto questo autunno, e solo per caso la questione era venuta fuori come un fiume in piena che improvvisamente esonda un giorno che avevo a casa sia lui che una sua compagna, testimone di tante angherie.

Le maestre con me avevano minimizzato e negato che queste cose avvenissero, avevano in pratica accusato il mio bambino di essere poco socievole e selettivo, come se fosse colpa sua in poche parole. Ero quindi andata a parlare con la preside, la quale si era indignata, arrabbiata con le maestre che non li avevano guardati abbastanza, mi aveva rassicurata e fatto promesse di tutti i tipi: dal mandare una tirocinante a vigilare sulle classi (che non ha fatto), alla sua volontà di chiamare uno ad uno i genitori dei bulli per metterli al corrente della situazione (idem). Ero uscita dal colloquio sollevata e leggera, dopo giorni e giorni di grande amarezza e sconforto.

Ebbene, dopo solo una ventina di giorni, i bulli avevano ricominciato, in modo diverso, è chiaro, perché più controllati e tenuti lontani da mio figlio (come se la soluzione fosse questa, e sarà la millesima volta che lo dico, anche alle insegnanti). Qualche parola buttata là a presa in giro, qualche frase di troppo, qualche pallina di alluminio lanciata contro di lui.

Nulla di che, ma mi pare chiaro che anche una parola sola, dopo quello che era successo per un anno e passa, fosse troppo.

Tornati dalle vacanze natalizie la maestra ha mandato una mail a tutti i genitori parlando della bellissima gita che lei e la maestra dei bulletti stavano organizzando per fine anno, ci chiedeva cosa ne pensassimo, e io ne ho approfittato per scriverle che se questa situazione non fosse cessata noi non avremmo mandato Pietro in gita. E argomentavo e raccontavo, gentilmente, gli ultimi fatti.

Cosa potevo aspettarmi da lei, dopo come si era comportata al precedente colloquio? Nulla. Ma io sono un’anima buona e di base ho sempre fiducia nel prossimo, ho voluto pensare che potesse essere utile che lei sapesse.

Invece, come da copione, mi ha risposto che loro li controllano tantissimo e li seguono anche in bagno, che potevo chiedere anche a Pietro, e che ultimamente non giocavano neanche insieme, che quando fosse tornato a scuola il  bambino avrebbe chiesto anche a lui perché loro non avevano notato assolutamente niente.

E a quel punto si è scoperchiato il mio, però, di vaso di Pandora, e ho tirato fuori tutto. In modo gentile le ho risposto quello che ho appena scritto qua, che pensavo e avevo avuto conferma che quei genitori non erano stati chiamati dalla preside, e che vari genitori erano venuti a me a lamentarsi di quei bambini, genitori di classe nostra e dell’altra, mi chiedevo se i bambini bulletti e relativi genitori avessero afferrato il concetto di gravità dei loro comportamenti, se qualcuno ci avesse parlato ma seriamente, perché alla fine gli unici ad essere messi sotto accusa eravamo io e il papà di Pietro, che era stato addirittura incolpato per essere un bambino selettivo e che giocava molto da solo. Aggiungevo poi che ero molto amareggiata dal fatto che avessero negato che si trattasse di atti di bullismo, e che mi sarei ricordata del nostro colloquio quando questi bimbi sarebbero stati alle medie.

Concludevo dicendo che se la scuola non si fosse fatta carico del bambino, allora ci avremmo pensato noi a rinforzarlo e a stargli vicini, ma la gita a questo punto era esclusa.

Silenzio.

La maestra non risponde. Si limita a mandarmi i compiti per Pietro malato.

E cosa fa? Inoltra la mia mail alla preside, che prontamente mi fa chiamare.
Io e il mio ex, compatti come non mai, siamo andati oggi alle due da lei, e abbiamo trovato un’altra persona rispetto a quella accogliente, propositiva e dispiaciuta per mio figlio che avevo incontrato a dicembre.

Non ci fa aprire bocca e inizia con un’autocelebrazione di se stessa, come preside, come insegnante, come dirigente di azienda, ci mostra foglietti scritti a mano dalle maestre, appunti che loro hanno preso in questi due mesi scrivendo cosa fanno i loro allievi, e ci dice che non è venuto fuori nulla. Aggiunge che Pietro è un bambino che vuole sempre essere al centro dell’attenzione, e lei lo sa perché ogni volta che la incontra o che lei va in classe la va ad abbracciare (non ho parole), che oltretutto è figlio di genitori separati, e domanda: siete sicuri che non esageri? Che non si sia inventato tutto?

Giuro, non ci ho visto più. Sono sbottata. La Regina delle Nevi che è in me se ne è andata a fanculo e anche se il mio tono di voce non era più alto di quando sono arrivata, le ho avvicinato i fogli dell’ospedale che lei doveva fotocopiare, e le ho detto: Questi sono i fogli dell’ospedale, faccia una copia e noi andiamo via. La scuola intende negare quello che è successo, anche davanti a testimoni, riducendo tutto a un bambino con disagio che si inventa soprusi per essere al centro dell’attenzione? Bene, ce ne occuperemo noi, lo porteremo da una psicologa, da una neuropsichiatra, lavoreremo per rinforzarlo, però basta, io sono stanca, di questa storia non ne posso più. Che lei adesso interpreti come egocentrismo addirittura un gesto affettuoso come quello di abbracciarla perché il bambino ha semplicemente simpatia per lei ed è affettuoso con chi gli è simpatico, è davvero troppo. Io non ho più niente da dire. Sono solo stanca.

Il mio ex, seppur colpito, è stato per una volta più bravo di me e ha cercato di calmare le acque dicendo alla preside che Pietro ha tanti difetti (e di nuovo a giustificarci NOI), ma non è bugiardo, e che quei fatti erano avvenuti di fronte a testimoni, non si potevano negare.

Ho riaperto bocca solo per parlare di pregiudizio, e ce ne siamo andati con saluti, sorrisi e strette di mano.

Ma io sto esplodendo. Sono arrabbiata, sono triste, sono stanca, stanchissima di tutta questa storia.

Di piedini rotti e di famiglie molto allargate

Dopo un frizzante venerdì sera trascorso fino a notte al pronto soccorso di uno degli ospedali della mia città, e una raccomandazione da parte del medico di guardia, “da padre, non da dottore”, di andare il giorno dopo all’ospedale pediatrico nel caso che il bambino ancora non poggiasse il piede infortunato, sabato abbiamo avuto la sua festa di compleanno nella palestra di arrampicata sportiva.

Una palestra grandissima, con tutti i muri attrezzati per arrampicarsi, e due istruttori a nostra disposizione, che hanno fatto salire i bambini a turno, mentre gli altri saltavano, correvano e giocavano sui tappetoni blu. Il festeggiato è stato seduto, ha un po’ giocato strisciando e ridendo, una volta è caduto perché pretendeva di correre con le stampelle per andare a salutare un amico.

C’eravamo tutti: io, il mio uomo, le sue bimbe (che alcuni amici di Pietro definiscono “le sue sorelle”), il mio ex e la sua bravissima fidanzata, mia sorella con i miei nipoti e tanti tanti amici. Tutti in grande armonia e spensieratezza.
C’erano anche i soliti genitori di classe pettegoli, gli ipocriti integralisti cattolici incuriositi dalla nostra famiglia e, a loro avviso, bizzarra separazione, stupiti e meravigliati (diciamo pure increduli) dalla mia organizzazione curata nei particolari, soprattutto da quello gastronomico (ma hai fatto tutto tu davvero? devi darmi la ricetta di questi meravigliosi biscotti, e della torta, e della PANNA), perché una mamma separata è per definizione sola, triste, senza aiuti, senza supporto morale, come fa ad organizzare una festa così bella? Come fa inoltre ad essere così carina, ad avere capelli sempre perfetti, un fidanzato così bello e bravo, un marito così gentile e una fidanzata di marito così simpatica, che con lei chiacchiera e che adora, ricambiata, suo figlio? 
Come fa questa mamma a non essere gelosa della fidanzata del suo ex marito? Com’è possibile?

Io, vi confesso, ho goduto molto nel chiacchierare amabilmente con queste mamme vipere sorridenti, perché so quanto rosichino e quanta invidia zampilli da quelle linguette biforcute e avevo troppo piacere nel sentirle rivolgersi a me fra l’ammirato e la livida malevolenza.

A fine festa, di comune accordo, io e i tre componenti acquisiti della famiglia componibile siamo rimasti a pulire e a portare via regali e il poco che è avanzato, mentre ex, fidanzata e Pietro sono andati all’ospedale pediatrico con le lastre e il referto dell’altra struttura perché ancora il piede non si poggiava, ma, anzi, dopo la caduta con le stampelle, faceva più male.

Ci siamo ritrovati tutti verso l’ora di cena in un’attesa infinita fra i codici verdi dell’ospedale dei bambini. (“Chiara! Questo ospedale sembra più un parco giochi che un ospedale! Speriamo che Pietro debba restare anche a dormire, così vediamo le camere, la ludoteca e domani i clown!”)
E, seppur con la stanchezza e la preoccupazione di passare un’altra nottata al pronto soccorso, è stato bello.
I tre bambini che disegnavano, giocavano, e addirittura si sono messi a fare le corse con la sedia a rotelle e le stampelle, le bambine che chiedevano a Pietro se potevano fare un giro anche loro, e giù a spingersi, a correre, a fare il vigile che ferma il traffico con una stampella. Noi quattro adulti abbiamo chiacchierato un po’ di tutto, ci siamo confrontati, raccontati aneddoti di vita, abbiamo anche riso.
La fidanzata del mio ex ha raccontato alle bambine del loro gatto che era stato preso per sbaglio da una coppia di vecchini che avevano perso il loro, le ha fatte ridere e giocare.

Tutto era naturale, spontaneo, come dovrebbe essere, se tutti avessero una coscienza, e, soprattutto, volessero il bene di questi bambini.

Il tempo passava, era oltre l’ora di cena, le bimbe avevano fame, il mio invece aveva sonno. Abbiamo deciso di andare a casa e Pietro è rimasto là col padre, io mi sono raccomandata con la sua compagna di farlo sdraiare un po’ e riposare e li ho salutati che lui aveva poggiato la sua testolina sulle sue gambe, lei che lo carezzava.

Come è finita questa storia? Che i medici hanno effettivamente riscontrato una microfrattura del metatarso, e hanno deciso di ingessargli il piede fin sotto il ginocchio: 25 giorni di gesso e un mesetto di riabilitazione.

Il bambino è voluto tornare da noi anche se era di nuovo quasi l’una, perché voleva dormire con le bambine, tutti accampati con i tre materassi in terra, tipo campeggio.
Le bimbe avrebbero voluto aspettarlo sveglie perché tutte eccitate dal gesso, avevano anche deciso cosa scriverci sopra (frasi molto affettuose e tanti cuoricini), ma non hanno per fortuna resistito.
La mattina seguente la mamma delle bambine (sì! proprio lei!) ha mandato sul telefono della grande un video dei minions a Pietro per augurargli buon compleanno, lui le ha risposto con un messaggio vocale, e lei gliene ha rimandato un altro con un bacione e un “riguardati con il piede, tesoro”.

Gli ultimi due giorni li ho passati in casa tenendo un bambino immobile e con la gamba sollevata per far seccare il gesso, e grazie a Dio domani tornerà a scuola, ché fra tonsillite e infortunio ha già perso dieci giorni.

Questo lungo e faticoso week-end mi ha fatto tanto riflettere: ho per la prima volta percepito nettamente che siamo tanti, siamo uniti, e siamo una forza quando siamo tutti insieme e in modo così compatto e armonioso.
So che ci saranno altri scleri, altre invidie da parte della mamma delle bambine, qualche piccolo scazzo col mio ex, perché è naturale che questo accada, d’altronde se ci siamo separati più di un motivo ci sarà stato, ma in questa occasione ho visto davvero l’impegno di tutti e ho visto tre bambini veramente felici, allegri, rilassati. Le bimbe finalmente spontanee anche con la madre, a cui mandavano foto nostre e del bambino ingessato che faceva le corna, lei che rispondeva che erano bellissimi tutti e tre.

A chi si chiedesse: quindi è possibile?

Rispondo che sì, lo è. Non è facile, per niente, ma lo è, e nel nostro caso questa brutta avventura ce lo ha dimostrato.

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