Fidanzarsi con un uomo separato che ha figli: piccole regole di sopravvivenza

Mi arrivano ultimamente tante mail, tanti messaggi, di donne che stanno iniziando o hanno una relazione con un papà single, in cui mi si chiede il segreto per una convivenza felice e serena, per riuscire a incastrare emozioni, sentimenti di tutti i tipi, figli (a volte entrambe le parti), ex mogli, case e momenti liberi, e quello che emerge da queste lettere è una grande confusione, soprattutto dal punto di vista emotivo, una poca chiarezza dei ruoli di ognuno, una grande paura e un senso di solitudine, spaesamento, timore di sbagliare, rancori accumulati e inespressi che rischiano alla lunga di minare la buona riuscita di relazioni di questo tipo.

Inutile dire che mi immedesimo in un ognuna di queste donne, perché come ho scritto più volte in questo blog, la famiglia allargata può essere una realtà meravigliosa e ricchissima, ma anche insidiosa e complessa.

Diciamo che bisogna giocarcela bene fin dall’inizio, perché gli errori sono meno perdonati (da tutti i componenti, persino quelli esterni), rispetto alla famiglia tradizionale, in cui si è già familiari, già legati dalla nascita e da una parentela forte e quindi tutto è più facile, perché i sentimenti sono dati per scontati, la fiducia pure e l’amore già costruito senza fatica alcuna.

Vorrei provare in questo post ad elencare, in ordine sparso, qualche regoletta che ho imparato e che può essere utile per non cadere in errori fatali che potrebbero compromettere tutti i vostri sforzi e i risultati raggiunti.

Queste piccole regole ovviamente le ho pensate e scritte per bambini dagli 0 ai 12 anni circa, perché questa è la mia esperienza. Quando sono più grandi, quindi ragazzi, le cose cambiano un po’ e allora affidatevi al vostro buonsenso, o in qualche modo ne riparlano.

Appena potrò, inoltre, scriverò anche un post ‘dalla parte’ delle ex mogli, essendo pure io una ex moglie che ha un bambino.

Ecco dunque il mio elenco di regole, a cominciare da quella che secondo me è la più importante

  1. La ex moglie, che è quindi la mamma dei figli di lui, è sacra. Mai mai mai vi scappi detta una battuta, una presa in giro, un’offesa per la Santa Madre. Perché anche se per voi è una stronza, una scoppiata, una donna instabile, diseducativa e maligna, i bambini, i ragazzi, la amano perché è la loro mamma, e voi, ricordatelo sempre, siete un ‘in più ‘, anzi, all’inizio potreste anche essere considerate delle usurpatrici del ruolo materno (da lei e dai figli), o una persona che è arrivata a rubare l’affetto del padre. Quindi se non volete rovinare tutto e definitivamente, la ex moglie è intoccabile. In privato poi col vostro uomo potrete dirne di cotte e di crude, ma attenzione che i figli, che hanno mille occhi e mille orecchie (specie in questi casi) non vi sentano! Questo vale anche nel caso che gli stessi figli vengano da voi a lamentarsi di lei: voi siate diplomatiche e non vi venga in mente di approfittare del momentaneo litigio fra madre e figli per parlar male di lei, perché anche questo, poi, vi si ritorcerà contro. Quindi la regola numero 1, riassumendo, è semplicemente questa: ‘la mamma è sempre la mamma, e non si tocca’.
  2. I figli di lui. Soprattutto se siete all’inizio del vostro amore, passate più tempo che potete con i di lui figli: conosceteli, siate aperte al dialogo, interessatevi alle loro cose, in modo sincero e affettuoso. Da mamma vi dico che nessun bambino è un mostro: ci sono solo bambini spaventati, bambini che hanno paura di affezionarsi a persone che temono spariranno dalla loro vita, perché come si sono lasciati la mamma e il papà potrebbe succedere anche a voi, ci sono bambini che hanno paura che se vi amano faranno un torto alla mamma e hanno un conflitto interiore che sembra loro insanabile, ci sono bambini che sono semplicemente timidi e riservati e fanno fatica ad aprirsi. Ma sono i figli del vostro compagno, dell’uomo che amate, sono parte di lui e lo saranno per sempre, provate a vederla da questo punto di vista. Non sono vostri rivali, sono solo creature che hanno bisogno di persone affettuose, stabili e coerenti intorno a se’. Dedicate loro un po’ del vostro tempo, evitate almeno all’inizio effusioni esagerate col vostro compagno in loro presenza, dimostrategli che siete felici di fare qualcosa che li coinvolga, e piano piano, nel tempo, andrà bene. Ricordate sempre la volpe del Piccolo Principe.
  3. Non pensate mai, e con mai intendo MAI, a sostituirvi ai genitori, neanche se ci vivete insieme. La mamma ce l’hanno e il padre anche. Se c’è da fare qualche appunto, è sempre meglio che lo facciano loro, non voi, che potreste passare dall’Olimpo agli Inferi della Terra in un nanosecondo. Se proprio non resistete, o siete sole con i bambini, e quindi vi tocca, mi raccomando, la massima delicatezza e dolcezza. Certo se, per dire, due fratellini si stanno tirando oggetti contundenti o uno di loro si butta in mezzo ad una strada trafficata e non c’è il vostro compagno con voi, è vostro dovere intervenire, e anche fermamente, ma sono casi in cui i bambini stessi sanno benissimo che il vostro intervento era necessario e doveroso.
  4. Nella famiglia allargata, se tutto va bene, si va un po’ a fasi, che nel nostro caso sono state tutte in divenire, ma è chiaro che in questa progressione in positivo, essendo i componenti del nuovo nucleo tanti e variegati, ci sono a volte regressioni, cambiamenti, stravolgimenti di tutto quello che sembra(va) acquisito. Ecco. Cercate, lo so che è difficilissimo, sconfortante e a volte snervante, di abituarvi un po’ a questi alti e bassi, mantenendo voi e il vostro compagno l’equilibrio, perché se vi perdete voi, tutto si perde. I nostri figli sono tre in tutto, le età e le personalità sono diverse, e ogni anno c’è qualche novità, qualche “nuovo astro che sorge”, mi riferisco a gusti, scatti di crescita, amicizie, crisi varie, c’è sempre uno dei tre che in una vacanza rompe di più, che si lamenta, che è geloso, ci sono alleanze a volte fra le due sorelle, altre fra i piccoli, altre fra il mio e la grande, c’è sempre qualcuno che si sente escluso e quindi rompe. Succede anche nelle migliori famiglie, in quelle allargate si tende a tollerare di meno, vuoi perché non sono figli tuoi, vuoi perché sei in vacanza e avresti voglia di fare la famiglia del mulino bianco, vuoi perché avresti voglia di stare per mano al tuo uomo ma una figlia ha deciso che per tutti i dieci giorni la mano gliela darà solo lei. Ebbene: PAZIENZA. I bambini sono fatti così, e i figli di separati ancora di più. Subiscono tanto le influenze esterne, magari la loro mamma in quel periodo è nervosa, o non presente, o ha trovato un uomo e non pensa ad altro, o ha trovato un uomo di cui è innamorata ma che non la considera e quindi è isterica con le figlie, vai a sapere tu, però questo si riflette inevitabilmente sui figli e di questo soffrono e lo esternano in tutti i modi possibili. Ci vuole pazienza, empatia e tenerezza. Se la tenerezza non vi viene spontanea, perché siamo umani, e non sono figli nostri, quindi tolleriamo meno, abbiate almeno pazienza. Anche per il vostro rapporto di coppia: perché se non sopportiamo i bambini, se troviamo poco spazio per noi (perché magari siamo partiti tutti insieme e ci aspettavamo qualcosa di diverso), se poi quando la sera finalmente i pargoli dormono ci mettiamo pure a litigare perché rinfacciamo al nostro uomo che la figlia/il figlio rompe le palle, bé, è chiaro che non si potrà andare molto lontano.
  5. La coppia. Questa regola segue e si collega alla 4: la coppia sta alla base di tutto. Voi, tu e lui, siete le fondamenta di una casa grandissima difficile da costruire, una casa che può diventare bellissima ma che nasce su un terreno scosceso, o dissestato, che va piano piano reso stabile prima di mettere su mattoni, e questo lo potete fare solo voi che siete grandi. I bambini devono camminare sicuri sul pavimento di questa casa, senza trovare ostacoli né inciampare, perché si potrebbero fare molto, molto male. E siccome di male ne hanno già subito (a volte tanto a volte tantissimo), bisogna preservarli. Sempre. Quindi io, per la mia esperienza, consiglio sempre di aspettare, di non avere fretta nel presentarsi vicendevolmente i figli, e tanto meno di andare a vivere insieme. Non è che se non si vive insieme ci si ama di meno, no? D’altronde con grande probabilità venite entrambi da matrimoni falliti, quindi convivenze come minimo di anni, si può aspettare ancora un po’ prima di stabilirsi a casa dell’uno o dell’altra, che dite? Certo, qualcuno mi dirà che ci sono ragioni anche economiche per cui vivendo insieme si dimezzerebbero le spese, ed è vero, ma io penso che valga sempre la pena fare qualche sacrificio in più e aspettare comunque, se davvero si pensa che questa sia la Storia adatta a noi e che si vuole portare avanti. Date tempo alla vostra coppia di crescere, conoscetevi bene prima voi due, fate di nuovo i fidanzatini e quando siete soli dedicatevi a voi, a cenette in casa o fuori davanti a un buon vino e a un camino acceso (vabbè, qualcuno ce lo avrà un camino! 😉 ), oppure davanti a un tramonto estivo in riva al mare, week-end fuori porta e fughe anche non lontano da casa, ma romantiche e dense di passione, che dopo tanti anni di matrimonio o di solitudine ci stanno pure bene, c’è da rifarsi di taaaanto ses… ehm… tempo perduto. E poi parlate, parlate tanto, chiarite prima cosa vi aspettate da questa relazione, perché se lui, ad esempio, cerca una badante o una baby-sitter e voi non avete figli e non ci pensate neppure, anche ciao, ma se il progetto inizia ad essere comune, vi prego e mi raccomando, il dialogo. Da non arrivare a quando si conoscono i bambini ed esclamare terrorizzati: e ora?? Ma io non volevo questo, non mi aspettavo questo! E desiderare solo di riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo.
  6. La regola numero 6 riguarda le modalità e il rispetto dei tempi nella conoscenza dei figli di lui/lei. E per questo vi rimando al post che scrissi proprio sull’argomento. Questo
  7. La Gelosia. La gelosia è un sentimento che affiora sempre un po’ da tutte le parti nella famiglia allargata. A volte sono gelosi i bambini di voi, a volte fra di loro (come fra fratelli comunque), a volte sarete gelose voi di loro (ammettiamolo, capita eccome). Quello che posso dirvi, è che è un sentimento totalmente inutile, capisco che capiti, ma cercate davvero di tenerlo a bada, perché distruttivo e basta. Non aiuta, non serve a nulla, e mina i rapporti. Se ci pensate non avete motivo di essere gelose dei figli di lui. Loro sono i suoi figli, lui li ama ma di un amore diverso da quello che prova per voi. Non c’è un di più e un di meno. Molti padri sono disintegrati dai sensi di colpa per la separazione e la sofferenza dei bambini e tendono quindi ad essere troppo permissivi con loro, ad accontentarli in tutto, altri vorrebbero stare con loro più tempo possibile (e magari in questo modo ne tolgono alla coppia), ecco: sappiate che sono sentimenti del tutto legittimi. Cerchiamo di non giudicare un uomo che soffre, semmai aiutiamolo, se ci riesce, cercando di essere dalla sua parte, non contro di lui, cercando, non so, di organizzare cose che possono fargli piacere quando siete tutti insieme: una giornata al parco divertimenti (anche se odiate le montagne russe e quei personaggi Disney o simili con cui tutti si fanno la foto), un pic-nic in collina (i bambini adorano i pic-nic, e basta così poco: un cestino, una coperta, qualche pietanza preparata in modo carino, ci sono tanti siti con ricettine facili facili che colpiranno molto i piccoli e daranno colore al vostro pranzo), un pomeriggio al cinema con pop-corn e bibita e tante risate, e magari subito dopo cena al fast-food, che una volta non fa male e chi se ne frega dei grassi e dell’olio di palma, intanto siamo stati tutti tanto bene e abbiamo messo un mattoncino in più alla costruzione della nostra famiglia. Aiutatelo, se lo vedete in difficoltà, ad avvicinare i figli, a far sì che loro vengano volentieri anche da voi (si sa che per le mamme le cose sono più facili, perché in genere i bambini restano domiciliati da loro e il padre prende un’altra casa che a volte i piccoli non amano o non sentono loro), perché voi siete una figura positiva e che dà allegria alla casa e affetto a loro. Sarete ripagate con tanto ma così tanto amore, che forse neanche una mamma prova un tale senso di appagamento e benessere del cuore.

Per oggi è tutto. Avrei voluto scrivere 10 punti perché sarebbe stato più carino, ma mi sono venuti questi 7 e i bambini mi reclamano, siamo all’ultima settimana di vacanza tutti insieme e ci sono tante cose da fare. Come sempre non scrivo per mesi e poi scrivo due post in due giorni, perdonatemi, spero questo autunno di avere più costanza!

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Avevo un marito

Avevo un marito che quando suonavo il pianoforte e facevo concerti, invece di portarmi fiori e incoraggiarmi, prima dell’esibizione cercava ogni pretesto per litigare e farmi arrivare sul palco con il batticuore e la rabbia.

Avevo un marito che ha sempre disprezzato quello che sapevo fare, forse per sue profonde insicurezze o poca autostima, chissà. 

Avevo un marito che ha fatto di tutto per spingermi a smettere di suonare e anche di insegnare, dicendo che  tutto ciò non portava arricchimento in meri termini monetari.

Avevo un marito che ha voluto aprire un’attività con me (per i motivi di cui sopra) e quando ha visto la malaparata perché dopo qualche anno non solo non mi consentiva di ricavarmi uno stipendio, ma accumulavamo debiti, è corso dal commercialista ed è uscito dalla società come un coniglio, e io, ingenua e fiduciosa, solo dopo ho capito cosa era successo. Mi aveva intestato una società che era sull’orlo del fallimento. E per fortuna che vengo da una famiglia di avvocati e sia loro che il commercialista, inorridito dal comportamento del marito, mi hanno aiutata a venirne fuori senza fallire.

Avevo un marito che quando ho avuto un aborto gemellare, prima ancora che toccasse a me entrare in sala per il raschiamento, se ne è andato perché doveva vedere la partita, e ha chiamato mia madre (inorridita pure lei) al mio capezzale.

Avevo un marito che mi ha mandata da sola a Bruxelles a riprendere degli embrioni congelati di un ciclo di fecondazione assistita andato male perché lui era stufo di fare su e giù col Belgio. (non escludo che in quei giorni giocasse la sua squadra del cuore, penso di averlo rimosso)

Avevo un marito che, ormai chiusa la storia dello scampato fallimento, quando ho deciso di provare a fare la fotografa mi ha ostacolata in tutti modi dicendomi “questa è un’altra delle tue, non sai fare niente, né saprai mai fare niente, prima il pianoforte, adesso la fotografia, basta sprecare soldi dietro a queste scemenze”.

Ma io ero già oltre. E non l’ho più ascoltato. Ho iniziato i miei corsi, ho studiato, mi sono comprata la prima reflex, mi sono perfezionata, sono passata all’attrezzatura professionale e poi a lavorare, e mica lavoretti da nulla, ma moda e fiere importanti.

Avevo un marito che quando gli ho annunciato che non lo amavo più e che pensavo che non ci fosse più un futuro per noi, immediatamente si è trovato un’altra, e per mesi, mentre cercava di distruggermi secondo lui per farmi cambiare idea, mi ha allegramente tradita.

Io nel frattempo vivevo di sensi di colpa, dubbi e paure per quello che sarebbe stato di noi, di me, del nostro bimbo.

Non è cattivo, non lo è mai stato, io mi sono convinta che abbia agito così per grossi problemi suoi, che lo hanno portato ad essere un adulto un po’ meschino, molto egoista, con molti valori che non condividevamo.

Avevo un marito che ora è un bravo ex marito ed un ottimo padre

Salvo poi uscirsene, come oggi, con “Mi dispiace ma il giorno della tua risonanza non potrò tenere il bambino come ti avevo detto ieri, perché mi sono reso conto che proprio quel mercoledì mi ricomincia il corso di meditazione, e non posso perdermi la prima lezione”.

Ho un fidanzato che vive a mille chilometri da me e che quella settimana resterà sempre qui, mollando lavoro e figlie per starmi vicino, non certo senza difficoltà.

Ho un fidanzato che mi ama in modo incondizionato e assoluto, che vuole che io stia bene, che si preoccupa per me, che fa di tutto per non trasmettermi la sua ansia e le sue paure.

Ho un fidanzato che si commuove quando suono, che mi incoraggia con la fotografia quando non mi sento più ispirata proponendomi progetti sempre nuovi e particolari, che gioisce di una mia idea anche se questa non porterà denaro, solo perché pensa che sia una bella intuizione, e perché viene da me, che sono la donna che ama.

Ho un fidanzato che ha sempre un abbraccio pronto ad accogliermi, mani grandi che mi avvolgono, mi stringono e mi scaldano, uno sguardo pieno di amore e un sorriso che mi illumina anche se solo lo intravedo.

Ho un fidanzato che è il mio compagno di viaggio e di sogni, sempre pronto a partire per nuove avventure, valigia in una mano, macchina fotografica nell’altra.

Ho un fidanzato che è divertente come nessuno che conosca, che mi fa ridere fino alle lacrime, che ha una morale rigorosa, ma è tollerante e non giudica mai senza conoscere bene persone e situazioni. Un uomo passionale, ma che non perde il controllo e non si consuma rimuginando su problemi reali o immaginari.

Ho un fidanzato che per me è il più bello del mondo, e l’attrazione che ho per lui è sconfinata e incommensurabile.

Ho un fidanzato che non ha nessuna fede calcistica, e anche questo non è poco.

Ho ricominciato a suonare, per me stessa e non per lavoro, ho realizzato il mio sogno con la fotografia, e ho ripreso a insegnare.

Non sono io che ho cercato gli allievi, sono loro che sono venuti da me, e vedere di nuovo quelle manine piccole e morbide sulla tastiera, ascoltare quelle vocine che cantano, che mi raccontano, sentire la loro risata cristallina quando dico qualcosa di divertente, è per me nuova gioia e vita che ricomincia.

E un cerchio che si chiude, ma non del tutto, perché sono sicura che tante cose belle devono ancora sorprendermi in questa vita, e io, curiosa come i miei bambini, sono qui che le aspetto.

Leonie

Lo schiaffo.

Quando si ha una famiglia cosiddetta allargata, o ricostituita, o come vi piace più chiamarla, bisogna, in alcuni casi, non abbassare mai la guardia nei confronti di eventuali ex rancorosi e invidiosi, ché l’invidia si sa, è molto peggio di qualsiasi altro sentimento.
E ricordate. Più le cose vi andranno bene, più i bambini vi ameranno, più insieme riuscirete non solo a sopravvivere, ma anche a comunicare, a creare un bel rapporto di confidenza e complicità e anche a divertirvi, più l’ex, verde di invidia, sputerà veleno, menzogna, cattiveria, senza neanche preoccuparsi di filtrare, dei sentimenti dei figli, di voi, e dei figli degli altri.

Un caterpillar che spianerà tutto quello che si troverà davanti.

Ricordate anche che i bambini a volte fanno cazzate, perché vogliono attenzione, perché provano gelosia, perché magari non accettano un rimprovero, e i figli di separati hanno armi che gli altri non hanno. 

Le ultime sono che io ieri avrei tirato uno schiaffo alla piccina nel pulmino che dal mare ci portava alla macchina. Uno schiaffo. Io.
In un momento in cui stavamo cercando di fare una foto col cellulare e ridevamo tutti insieme.
Perché tutto questo? Chi lo sa.

Io ho solo una risposta, ed è molto triste.

INVIDIA.

  

Di vacanze, trasferimenti, ricomposizioni e separazioni.

Scrivo, dopo tanto tempo, dal mio volo di ritorno al nord, dopo aver trascorso l’ultimo week-end da soli, io e lui, prima che la famiglia si ricomponga per tre lunghi mesi, ovvero per tutta l’estate.

Come mi sento? Benissimo.

Un anno è passato dalle prime volte tutti insieme, e ormai ci conosciamo bene, poche sono le sorprese a cui possiamo andare incontro (le ultime parole famose), una certa routine (pur nella sua impossibilità di esistere, in quanto famiglia a distanza) si è instaurata fra noi, i bambini si amano e insieme si divertono, la mamma delle bambine sembra si sia calmata (sembrerebbe, con lei meglio usare il condizionale) e anzi, nei nostri ultimi incontri tutti e cinque ha avuto lunghe e complimentose conversazioni telefoniche col mio bambino invitandolo pure a casa sua (!), noi ci amiamo sempre e più di prima, quindi affronto questa estate con un’ insolita positività e, lo ammetto, anche ben disposta ad accogliere serenamente l’ineluttabilità della cosa.

Come sempre tutto è organizzato nei minimi dettagli:

– I nostri lunghi periodi al sud, comprensivi di una settimana tutti quanti in hotel all inclusive (per la prima volta) in una regione vicina con annesso mini club per vedere se ogni tanto possiamo fare, io e lui, una capatina in camera o da qualsiasi altra parte per scambiare due parole (in senso lato) fra adulti.

– Altri dieci giorni (per compensare il lieve ma reversibile senso di colpa della nostra coscienza intellettuale che ci ha portati a prenotare la vacanza comoda nell’hotel 4 stelle, 7 piani, 2 piscine) in una casetta piccola piccola ma con giardino in mezzo alla campagna, a due passi dal mare, in una riserva marina protetta, circondati da campi di grano, ulivi, papaveri, contadini come vicini di casa che vendono i prodotti dei loro orti sul ciglio della strada sterrata (interdetta alle auto) che porta alla spiaggia. Il mare cristallino e incontaminato, dove ancora nidificano tartarughe marine e si possono incontrare uccelli e pesci mai visti.

I nostri mini preziosissimi momenti di solitudine di coppia che comprenderanno un ritorno fugace in Provenza perché io devo fotografare la lavanda in fiore (e poi anche perché ci siamo perdutamente innamorati di questa regione e quindi la lavanda è sì il motivo del nostro secondo viaggio ma anche un po’ no) e qualche giorno nell’Isola.

L’isola dove ho casa da quando ero piccola e di cui sento incontenibile il richiamo e straziante la mancanza in ogni momento della mia vita.

A metà agosto mi farò in giornata sud-nord e nord-sud (1000 + 1000 km in poche ore) per riaccompagnare il mio bambino dal padre per gli ultimi 15 giorni di vacanza, e già il mio cuore si frantuma al pensiero, perché è vero che i figli rompono, che a volte sono pesanti, molesti, e sempre sono faticosi, è vero che quei 15 giorni io e il mio fidanzato saremo liberi e belli entrambi, ma due settimane lontani dai nostri bambini sono tante davvero, e questa è forse una delle cose tristi della separazione.

Mi consolo pensando che tanti genitori d’estate stanno lontani dai loro piccoli anche più tempo, perché devono lavorare e i bambini restano al mare o altrove con i nonni anche un mese o due, ma nel profondo sento che non è la stessa cosa, che le rassicurazioni che noi separati dobbiamo ai nostri figli devono essere maggiori, che il tempo che trascorriamo in esclusiva con loro deve essere meraviglioso e indimenticabile, forse perché la paura che non si sentano amati, che si sentano in qualche modo ‘parcheggiati’ mentre noi ci andiamo a divertire chissà dove in loro assenza, è sempre in agguato.

Forse sono solo sensazioni mie, di una mamma che non è immune ai sensi di colpa, anzi, oppure sempre più percepisco che il tempo passa, lui cresce e questi momenti in cui ha così tanto bisogno di me, della mia compagnia, del contatto fisico, del chiacchierare con me (allo sfinimento, è vero, lo sapete anche voi ormai) passeranno e non torneranno più.

Io comunque gli dedico la mia estate.

La dedico a lui e alla mia bella famiglia componibile. Al mio compagno di vita e alle sue bimbe che fremono perché già ci aspettano al sud, fra pochi giorni.

Tre mesi solo per loro.

Non lavorerò quasi, ho scelto così e no, non me lo posso permettere.

Semplicemente faccio con quello che ho e che ho guadagnato in questi duri mesi in cui non ho avuto neanche tempo per scrivere qui sul blog, tanta era la stanchezza, tanti erano i pensieri.

Ma ora sono pronta. Giovedì si parte, bagagli leggeri, uno skateboard che non so dove infileremo e che la compagnia aerea ancora non sa dirmi se può considerarlo bagaglio a mano o dovrò pagare un extra, tanti libri da leggere, costumi, macchina fotografica, computer, e che le danze abbiano inizio.

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Le compagne di uomini con figli: istruzioni per l’uso

Visto che in tanti mi stanno chiedendo consigli, pareri, esperienze sui vari temi che coinvolgono la famiglia allargata, proverò, per argomenti, a fare dei piccoli vademecum secondo quella che è la mia seppur piccola e limitata esperienza.

Partirò da quello che mi viene più richiesto, ovvero la fidanzata di papà e il primo incontro con i suoi figli.

Come è ormai noto, io sono sia mamma di un bimbo il cui padre convive con una donna da un paio di anni (e che presumo in quest’anno diventerà sua moglie), sia fidanzata di un uomo separato che ha due figlie, quindi posso parlare sia come ex moglie, sia come nuova compagna. Doppio punto di vista, quindi.

Dunque, vi siete innamorate, ricambiate, di un uomo con prole, che non vede l’ora di presentarvi gli adorati figlioletti? Avete in mente di iniziare qualcosa di profondo e duraturo con lui perché avete subito capito che questa sarà la vostra Storia?

 Bene, ricordatevi che la relazione non sarà solo con lui, ma anche, inevitabilmente, con i suoi figli e, di conseguenza, con la sua ex moglie.

Questo è il punto principale da cui partire, e sarà bene non compiere errori soprattutto iniziali che poi si pagheranno per sempre (immaginatevi il per sempre che risuona tipo eco: per sempre… per sempre… sempre… sempre… empre…).

Il primo consiglio che vorrei darvi è di non avere fretta. Mai. Neanche se la fretta ce l’ha lui (ché molti uomini separati, si sa, vogliono subito riaccasarsi e avere una donna accanto, si sentono più sicuri) e a voi questa cosa lusinga molto.

Godetevi il più possibile il vostro nuovo, scintillante e passionale amore. Fate tutto quello di cui vi siete private, per scelta o vostro malgrado, nella vita precedente all’incontro con lui. Fate i fidanzati, andate a cena, al cinema, accoppiatevi ovunque e il più possibile (c’è sempre da recuperare, specie se siete separate pure voi), andate via nel week-end (e questo è uno dei vantaggi della separazione: avere due week-end completamente liberi al mese), scappate dalla città, andate al mare, andate a una mostra, a un concerto, condividete interessi, insomma, fate quello che vi pare, ma state bene, divertitevi e siate felici. Non pensate a nient’altro che non siate voi DUE.

Perché questi sono momenti impagabili e rari, sono i cosiddetti “primi tempi”, in cui il nostro cuore è costantemente accelerato, in cui il nostro pensiero è tutto cuoricini, nuvolette su cui ormai soggiorniamo e dalle quali guardiamo il mondo sottostante grigio e sempre uguale, mentre ripetiamo a noi stesse quanto siamo state favorite dalla sorte (dentro di noi riecheggia un che culo!! tipo mantra, che non urliamo a tutto il pianeta solo per scaramanzia, ché si sa, troppa buona sorte attira invidie e malelingue)

Nel mio caso i primi tempi sono stati anche i secondi, i terzi, e sono pure gli attuali, non so come mai, forse perché questa è una convivenza part time, o forse perché io e lui siamo due inguaribili ottimisti, forti di un infinito e potente amore, e tutti i giorni sono come il primo, ma non lo voglio dire troppo (vedi sopra), quindi basta.

Tornando a voi, statevene più di qualche mese in pace col vostro nuovo fidanzato, non abbiate fretta, anche perché una volta che entreranno in gioco i figli, con molta probabilità molte cose cambieranno. Certo, tutto sta alla vostra volontà e capacità di preservare dei momenti solo vostri anche dopo, ma non sarà più del tutto come prima.

Quando arriverà il momento di conoscere l’amata figliolanza, fate in modo da incontrarvi possibilmente in un’occasione non ufficiale, magari un pic-nic al parco, una giornata al mare se d’estate, un cinema cui potrà seguire merenda con gelato o fast-food (ricordatevi sempre che deve essere sì un momento informale, ma per i bimbi dovrà essere super divertente e memorabile , quindi anche i troiai gastronomici sono i benvenuti e pace per una volta per i vostri princìpi), e se riuscite insieme anche ad altri amici, sia vostri sia di lui.
Insomma, mescolate le acque. Che non si capisca chi sta con chi, chi ha interesse per chi (i bambini sono furbi e hanno antenne magnetiche che fanno captare loro tutto, anche quello che noi pensiamo sia impossibile da percepire): siamo un gruppetto di genitori separati (e non) e siamo diventati amici (si sa, dopo la separazione cambiano anche le frequentazioni), e siccome ci vogliamo bene e ci siamo simpatici, abbiamo deciso di far conoscere anche i nostri pargoli.

Tutto qui. In una sola parola: semplicità’.

Sarà un pomeriggio, o una giornata, divertente, in cui nessuno dovrà imporre nulla: i bambini giocheranno o parleranno con gli altri se ne avranno voglia, se invece si intimidiranno non succede niente, lasciamoli essere spontanei. Voi adulti sarete sorridenti, allegri, e soprattutto discreti. Non imponetevi per nessun motivo, non siate entranti con i figli dell’altro, state al vostro posto insomma, disponibili al dialogo, carine, ma, come dice anche la canzone, dovete stare molto calme.

Il primo incontro serve solo per conoscersi, rigoramente da amici: ci si annusa, ci si scruta, ci si osserva, se andrà bene ci saranno sorrisi, qualche parola, se andrà benissimo tutti giocheranno con tutti, entreremo subito in confidenza, poi ci saluteremo e ognuno tornerà a casa propria.

Basta così.

A casa, come nulla fosse, butterete là qualche frase per capire cosa pensano i nostri bambini (NO interrogatorio), magari rievocherete qualche episodio divertente, lancerete degli input perché da soli vi dicano qualcosa di più, magari alla fine proverete a buttare lì un: “Magari un giorno li rivediamo, che dici? Potremmo organizzare una gita a quel parco di divertimenti a cui non siamo mai stati…”, nulla di più.

Un primo passo sarà stato fatto. I bambini, che appunto sono piccoli alieni e forse i più grandicelli avranno anche intuito qualcosa (specie le femmine dalle elementari in su), assoceranno questo incontro a qualcosa che gli è piaciuto moltissimo, avranno percepito intorno a loro persone allegre e serene, e avranno probabilmente voglia di ripetere l’esperienza.

Noi più o meno abbiamo fatto così. Siamo rimasti sotto mentite spoglie per mesi, con molta spontaneità. Prima ci vedevamo con altri amici (mescolamento), poi da soli noi due e loro tre, sempre come amici, ma questo ve lo racconterò nella prossima puntata: il lavoro mi chiama, e il mio fidanzato è in volo (da solo!!) diretto nella mia città!

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Il tempo passerà di nuovo

Ciao sud, ciao mare che vedo dappertutto intorno a me: dalla finestra di casa, dall’aereo quando atterra e quando decolla, di cui percepisco l’odore ad ogni angolo, ciao case bianche e basse, terrazze in fiore anche d’inverno, palme alte e rigogliose, buganvillee coloratissime su tutti i muri, ciao sole accecante, vento impetuoso che mi scompiglia i capelli e mi colora le guance, ciao pane così buono e mozzarelle insuperabili, ciao terra che amo in tutta la sua apparente semplicità e le sue contraddizioni, ciao amore mio.

Il cielo stamattina dall’aereo sembra una vaporosa distesa di zucchero filato e panna montata, il sole illumina il biondo dei miei capelli e lo schermo dell’iPad su cui scrivo, ma non lo chiudo il finestrino, devo incamerare tutta questa luce, tutto questo calore, tutto questo bianco, e portarli a casa dove il cielo sarà grigio e avrò freddo, dove starò, per la prima volta dopo tanto tempo, dieci giorni lontana da te.

Sono stati tre giorni di soli noi due, giorni sognati e meritatissimi, tre giorni in cui non abbiamo fatto niente, se non essere noi e basta. Sono state lunghe dormite, di notte e di giorno, abbracciati, intersecati, almeno un pezzetto di noi sempre a contatto, pomeriggi mai troppo lunghi di chiacchiere, film, sperimentazioni di nuove ricette da gustarci con la meritata calma, musica ascoltata e suonata, e, come sempre, tante tante risate.

L’attimo prima di addormentarci, girati l’uno verso l’altra, ci guardiamo, e una specie di strana magia, da sempre, si compie: iniziamo a chiacchierare e, come ai bambini quando sono molto stanchi e a cui prende quella ridarella incontrollabile, a noi viene da ridere. Una battuta dietro l’altra e risate che non si contengono, ci fa male la schiena, non si riesce a finire un discorso perché ridiamo troppo e allora “aspetta aspetta, fammi finire” “ti prego, fermati che mi dimentico quello che ti volevo dire” “ridimmelo” “sei troppo bravo, rifammi me quando sono polemica, quando sono puntigliosa, quando faccio la regina delle nevi” “oddio muoio”.

Sono momenti di assoluta e totale e complicità, e che a noi sembrano ogni volta un miracolo, venendo da un passato in cui tutto questo mancava, in cui eravamo così grottescamente male assortiti, in cui la coppia non era gioia, non era forza, ma individualismo, indebolimento, competizione, fatica, incomprensione, non era coppia.

Ed è un messaggio di speranza quello che vorrei dare, a chi si è ritrovato solo dopo una vita insieme, a chi è infelice e non spera più, a chi ha paura a fare il salto perché l’incertezza e il dubbio lo paralizzano, a chi si trascina consapevole che quello che ha non era quello che voleva, perché si è voluto accontentare, perché così deve essere, perché ormai ho un’età e chi me lo fa fare, perché ho un’età e voglio sposarmi in fretta e fare dei figli altrimenti diventa tardi e io volevo essere una madre giovane, perché ho il terrore di stare solo e quindi meglio che niente, perché ho dei figli e non voglio il loro male.

Tutto è possibile. È possibile ricominciare a quasi quarant’anni, ma anche più tardi, è possibile amare follemente come mai nella vita, è possibile incontrare anche a mille chilometri di distanza l’altra metà di te. Una vita che combacia alla perfezione con la tua.
Non dico che sia facile, dico che se non ci si prova non lo sapremo mai, se non ci si butta e non si rischia la nostra vita rimarrà uguale e nulla cambierà. E anche ritrovarsi da soli pur non avendolo scelto può essere una grandissima occasione, una volta attenuato il dolore forte, acuto, paralizzante, di crescere più forti, più consapevoli di quello che si vuole (e soprattutto di quello che non si vuole più), di quello che si è nel profondo, nutrimento della nostra autostima e del nostro ego bistrattato da una vita, da un’esperienza infelice.

E adesso che sto per atterrare nel mio nord, ritorno in modalità mamma di bambino ingessato che mi aspetta a scuola, fotografa che deve consegnare velocemente un paio di lavori e impostarne un altro, un concerto di musica classica domani e un workshop importantissimo domenica, ritorno alla mia vita piena di tante cose e il tempo passerà di nuovo. Biglietti aerei acquistati fino a tutto maggio, vacanze impostate e concordate fra noi e con gli ex, tutto scorre, e io mi sento felice.

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Di piedini rotti e di famiglie molto allargate

Dopo un frizzante venerdì sera trascorso fino a notte al pronto soccorso di uno degli ospedali della mia città, e una raccomandazione da parte del medico di guardia, “da padre, non da dottore”, di andare il giorno dopo all’ospedale pediatrico nel caso che il bambino ancora non poggiasse il piede infortunato, sabato abbiamo avuto la sua festa di compleanno nella palestra di arrampicata sportiva.

Una palestra grandissima, con tutti i muri attrezzati per arrampicarsi, e due istruttori a nostra disposizione, che hanno fatto salire i bambini a turno, mentre gli altri saltavano, correvano e giocavano sui tappetoni blu. Il festeggiato è stato seduto, ha un po’ giocato strisciando e ridendo, una volta è caduto perché pretendeva di correre con le stampelle per andare a salutare un amico.

C’eravamo tutti: io, il mio uomo, le sue bimbe (che alcuni amici di Pietro definiscono “le sue sorelle”), il mio ex e la sua bravissima fidanzata, mia sorella con i miei nipoti e tanti tanti amici. Tutti in grande armonia e spensieratezza.
C’erano anche i soliti genitori di classe pettegoli, gli ipocriti integralisti cattolici incuriositi dalla nostra famiglia e, a loro avviso, bizzarra separazione, stupiti e meravigliati (diciamo pure increduli) dalla mia organizzazione curata nei particolari, soprattutto da quello gastronomico (ma hai fatto tutto tu davvero? devi darmi la ricetta di questi meravigliosi biscotti, e della torta, e della PANNA), perché una mamma separata è per definizione sola, triste, senza aiuti, senza supporto morale, come fa ad organizzare una festa così bella? Come fa inoltre ad essere così carina, ad avere capelli sempre perfetti, un fidanzato così bello e bravo, un marito così gentile e una fidanzata di marito così simpatica, che con lei chiacchiera e che adora, ricambiata, suo figlio? 
Come fa questa mamma a non essere gelosa della fidanzata del suo ex marito? Com’è possibile?

Io, vi confesso, ho goduto molto nel chiacchierare amabilmente con queste mamme vipere sorridenti, perché so quanto rosichino e quanta invidia zampilli da quelle linguette biforcute e avevo troppo piacere nel sentirle rivolgersi a me fra l’ammirato e la livida malevolenza.

A fine festa, di comune accordo, io e i tre componenti acquisiti della famiglia componibile siamo rimasti a pulire e a portare via regali e il poco che è avanzato, mentre ex, fidanzata e Pietro sono andati all’ospedale pediatrico con le lastre e il referto dell’altra struttura perché ancora il piede non si poggiava, ma, anzi, dopo la caduta con le stampelle, faceva più male.

Ci siamo ritrovati tutti verso l’ora di cena in un’attesa infinita fra i codici verdi dell’ospedale dei bambini. (“Chiara! Questo ospedale sembra più un parco giochi che un ospedale! Speriamo che Pietro debba restare anche a dormire, così vediamo le camere, la ludoteca e domani i clown!”)
E, seppur con la stanchezza e la preoccupazione di passare un’altra nottata al pronto soccorso, è stato bello.
I tre bambini che disegnavano, giocavano, e addirittura si sono messi a fare le corse con la sedia a rotelle e le stampelle, le bambine che chiedevano a Pietro se potevano fare un giro anche loro, e giù a spingersi, a correre, a fare il vigile che ferma il traffico con una stampella. Noi quattro adulti abbiamo chiacchierato un po’ di tutto, ci siamo confrontati, raccontati aneddoti di vita, abbiamo anche riso.
La fidanzata del mio ex ha raccontato alle bambine del loro gatto che era stato preso per sbaglio da una coppia di vecchini che avevano perso il loro, le ha fatte ridere e giocare.

Tutto era naturale, spontaneo, come dovrebbe essere, se tutti avessero una coscienza, e, soprattutto, volessero il bene di questi bambini.

Il tempo passava, era oltre l’ora di cena, le bimbe avevano fame, il mio invece aveva sonno. Abbiamo deciso di andare a casa e Pietro è rimasto là col padre, io mi sono raccomandata con la sua compagna di farlo sdraiare un po’ e riposare e li ho salutati che lui aveva poggiato la sua testolina sulle sue gambe, lei che lo carezzava.

Come è finita questa storia? Che i medici hanno effettivamente riscontrato una microfrattura del metatarso, e hanno deciso di ingessargli il piede fin sotto il ginocchio: 25 giorni di gesso e un mesetto di riabilitazione.

Il bambino è voluto tornare da noi anche se era di nuovo quasi l’una, perché voleva dormire con le bambine, tutti accampati con i tre materassi in terra, tipo campeggio.
Le bimbe avrebbero voluto aspettarlo sveglie perché tutte eccitate dal gesso, avevano anche deciso cosa scriverci sopra (frasi molto affettuose e tanti cuoricini), ma non hanno per fortuna resistito.
La mattina seguente la mamma delle bambine (sì! proprio lei!) ha mandato sul telefono della grande un video dei minions a Pietro per augurargli buon compleanno, lui le ha risposto con un messaggio vocale, e lei gliene ha rimandato un altro con un bacione e un “riguardati con il piede, tesoro”.

Gli ultimi due giorni li ho passati in casa tenendo un bambino immobile e con la gamba sollevata per far seccare il gesso, e grazie a Dio domani tornerà a scuola, ché fra tonsillite e infortunio ha già perso dieci giorni.

Questo lungo e faticoso week-end mi ha fatto tanto riflettere: ho per la prima volta percepito nettamente che siamo tanti, siamo uniti, e siamo una forza quando siamo tutti insieme e in modo così compatto e armonioso.
So che ci saranno altri scleri, altre invidie da parte della mamma delle bambine, qualche piccolo scazzo col mio ex, perché è naturale che questo accada, d’altronde se ci siamo separati più di un motivo ci sarà stato, ma in questa occasione ho visto davvero l’impegno di tutti e ho visto tre bambini veramente felici, allegri, rilassati. Le bimbe finalmente spontanee anche con la madre, a cui mandavano foto nostre e del bambino ingessato che faceva le corna, lei che rispondeva che erano bellissimi tutti e tre.

A chi si chiedesse: quindi è possibile?

Rispondo che sì, lo è. Non è facile, per niente, ma lo è, e nel nostro caso questa brutta avventura ce lo ha dimostrato.

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