Le ex mogli: tipologie secondo me

Ci sono tante categorie di ex mogli, quindi cercherò di essere schematica in questo post, e nel caso ne abbia dimenticata qualcuna, vi prego aiutatemi e magari integriamo insieme.

La lettura di questo post intanto va fatta da due punti di vista:

  • siamo noi le ex
  • non siamo noi le ex

Che lo siamo o che non lo siamo, abbiamo a che fare con le ex mogli del nostro uomo.

Come forse ormai saprete, io appartengo a tutti e due i punti: sono divorziata e ho a che fare indirettamente, per ora, con l’ex moglie del mio fidanzato.

Anche qui occorre però fare delle suddivisioni.

  • Siamo ex mogli lasciate da nostro marito, con figli grandi o piccoli 
  • Siamo state noi a lasciare nostro marito

Io sono una ex moglie che ha concluso in maniera molto civile e pacifica (a parte i mesi precedenti la separazione, che credo non possano essere felici e sereni per nessuno) il suo matrimonio: con il mio ex marito ho rapporti civilissimi e siamo una coppia genitoriale forte e compatta, nell’educazione e nelle scelte per nostro figlio.

Mio marito, a neanche un mese dall’appuntamento col giudice che ha sancito la fine del nostro matrimonio, ha trovato una compagna, con cui sta tutt’ora e con cui si sposerà fra qualche mese. Gli uomini, nella mia piccolissima statistica personale, sono molto rapidi nel riaccompagnarsi: incapacità di stare da soli? Necessità di qualcuno che gli stiri le camicie? Chissà! 
Sono stata molto molto fortunata, perché il mio ex ha trovato una donna meravigliosa, sua coetanea, anche lei divorziata ma senza figli. Per il mio bambino lei è stata da subito un punto di riferimento importante, e anche una grande risorsa affettiva, in quanto lui aveva solo 5 anni e lei ha portato tanta gioia e amore in quella casa, non essendo il mio ex propriamente quello che si può definire un allegrone.


La mia storia è quindi molto semplice rispetto ad altre: ho un ex marito che è puntualissimo nel versare il mantenimento per il bambino, che collabora alle spese, che è corretto in tutto e per tutto, e che ha una fidanzata gentile, brava, non invadente e molto affettuosa.

Io sono stata sola un paio di anni prima di trovare il mio grandissimo amore, e quello che vorrei dirvi è che non sono mai stata gelosa né invidiosa di loro, tantomeno del rapporto che il mio bambino aveva creato con lei. Anzi. Ero proprio io a chiedere al mio ex se ci fosse lei, perché per Pietro era importante: era la figura femminile che cercava e che penso che cerchi qualsiasi bambino piccolo si ritrovi a dividersi fra case diverse e genitori separati. Di lei non sono amica, ma ho il suo numero di telefono e se c’è bisogno ci sentiamo. Del bambino parlo sempre con l’ex, ma se serve chiedo un’opinione alla fidanzata, per sentire un’altra versione, per capire come la vede lei. A volte è capitato che lei e il mio ex prendessero per un pomeriggio non solo Pietro, ma anche i miei due nipoti e se li portassero a fare una gita. I miei nipoti lo chiamano ancora zio e adorano lei.

Questa la mia esperienza, che mi fa pensare che tutti dovrebbero avere una ex moglie illuminata come me. 

Se però fossi stata lasciata da lui, e peggio ancora per un altro, allora probabilmente la situazione sarebbe stata ben diversa.

E qui si torna al discorso ex mogli con cui dobbiamo avere a che fare.

Le ex mogli possono essere di vario tipo.

  • Moglie lasciata
  • Moglie che lascia
  • Moglie che comunque ha trovato un nuovo compagno
  • Moglie sola a cui le storie per un motivo o per l’altro non durano
  • Moglie lasciata o meno, che vive di invidia e gelosia

La moglie lasciata, che sia stata lasciata per voi o per nessuno, è in genere rancorosa. Molto rancorosa. Soprattutto se vede che la storia dell’ex marito con voi dura, voi siete felici, e i loro figli vi adorano (e quindi, soprattutto i primi tempi, quando tornano a casa da lei è tutto un “la fidanzata di papà sai che ha detto oggi? è simpaticissima, ascolta…” “la fidanzata di papà mi ha comprato questa maglietta da H&M, guarda che bella!” “La fidanzata di papà è stata carinissima con noi, ha organizzato un pomeriggio divertente con i nostri amici e abbiamo mangiato la pizza tutti insieme in terrazza!”)

La moglie che lascia in genere ha già un nuovo compagno e quindi potrebbe essere che rompa meno, perché felice e appagata (se la storia le va bene), sempre che non appartenga alla categoria delle invidiose a prescindere o peggio, alle gelose dei figli.

A quel punto potrebbero volare ingiure, sempre tramite il vostro compagno, come: “Dì a quella che la vera madre sono io!!!” “Lei mi vuole rubare le figlie” “Lei non ha avuto figlie femmine quindi vuole le mie!!”

Ecco, io penso che la gelosia sia un sentimento inutile e distruttivo, che ha a che fare solo con l’insicurezza personale, perché, soprattutto in questo caso, come dicevo nel post precedente (qui), “la mamma è sempre la mamma” e nessuno potrà sostituirsi a lei e nell’affetto che i figli provano per lei. La nuova compagna potrà essere amata e ricambiare questo amore, ma sarà solo un affetto in più che i figli avranno, un valore aggiunto, e quando mai essere circondati di tanto amore e imparare ad amare persone diverse può essere una cosa brutta, che toglie qualcosa a qualcuno?

L’amore si moltiplica e basta, i nostri figli saranno solo più ricchi e più sereni se conosceranno persone che li amano e di cui ricambieranno il sentimento.

Non per questo toglieranno nulla a noi mamme!
Anzi, torneranno da noi più felici, sereni, con un bagaglio in più di esperienze e sfumature di sentimenti belli e positivi.

E se con la nuova compagna del nostro ex marito si divertono che male c’è? Io la ringrazio ogni giorno la fidanzata del mio ex marito! E spero davvero che non si lascino mai. (ora si sposano e tutti e due non sono giovanissimi, quindi credo di poter stare tranquilla)
A me è stato pure detto da mio figlio che lei è più buona di me e del padre: io ci ho riso proprio di cuore e gli ho risposto che avrei fatto scambio volentieri con lei, perché il ruolo della mamma è il più scomodo di tutti, è chiaro che io appaio più “cattiva” e meno giocherellona, anche solo le ore che trascorro io con lui vivendo la vita quotidiana con annessi e connessi (sveglie la mattina, scuola, sport, malumori, gestione amici e soldi) , vogliamo paragonarle ai week-end in cui loro stanno insieme a fare cose solo divertenti?

Per cui il mio consiglio per tutte le ex mogli è questo: non siate gelose, le mamme siete voi, i vostri figli vi amano e vi ameranno per sempre. La fidanzata di papà è una figura che può solo arricchire e nulla togliervi.

Il consiglio invece per le fidanzate è sempre lo stesso: abbiate pazienza.

Cercate di capire, lo so che è difficile, che la ex moglie è in una posizione diversa (secondo me meno privilegiata) dalla vostra, e soprattutto se è sola può essere in crisi, depressa, bipolare, instabile, immatura. Potete farci qualcosa? No. Potete ucciderla? Neanche. Potete essere superiori e lasciar correre e decadere quando si lancia in esternazioni non proprio carine nei vostri confronti?
Ecco, quello sì, forse lo potete fare, e se non ci riuscite (siamo umani), cercate di tenere per voi l’odio e la rabbia che può suscitarvi, soprattutto se queste sparate avvengono a fronte di un vostro gesto carino nei confronti dei loro figli.

Alla lunga questo comportamento da donna invisibile pagherà, credetemi.

Voi dovete essere inattaccabili, come dicevo nel post precedente sulla sopravvivenza (questo), e se lei vi manderà a dire tramite i vostro uomo che

  • i figli sono solo suoi,
  • che lei è la vera madre
  • che voi non vi dovete permettere di dire alla figlia che starebbe bene con un certo taglio di capelli, di chiedere alla figlia che tipo di reggiseno le serve, di dire alla figlia che la vedrebbe bene a suonare uno strumento piuttosto che un altro, sempre perché la vera madre è lei e che voi dovete stare al vostro posto
  • che voi in realtà volevate il maschio/la femmina (a seconda di che sesso è vostro figlio) e quindi state cercando di rubarle il suo/la sua
  • che volete comprare i suoi figli facendo loro dei regali

beh, sfogatevi con lui, e troverete un alleato, sfogatevi con vostra madre, amica, sorella, cugina, ma ignorate lei, e soprattutto non cambiate i rapporti con i di lei figli, se questi rapporti sono belli e sinceri: fareste del male solo a loro.

Anche perché talvolta queste ex se ne escono così, e dopo cinque minuti dimenticano quello che hanno detto perché si sono sfogate e sono contente e magari il giorno dopo vi mandano i saluti tramite i bambini. (o una marmellata fatta da loro, o una torta)

Non è facile, ve lo dico, non è facile per niente e non è cosa per tutti.

Ci vuole un gran sangue freddo, una bella sicurezza di sé e tanto tanto Amore intorno a noi.

Poi gli anni passano, e se siete sopravvissuti come coppia e come nucleo familiare, allora arriveranno le soddisfazioni quando i bambini, come sta accadendo a me adesso, parleranno di voi come di FAMIGLIA. Vorranno festeggiare il compleanno in FAMIGLIA, diranno che vogliono aprire un canale YouTube o un blog per raccontare i viaggi che fanno con la FAMIGLIA, si divertiranno quando in giro le persone vi chiederanno “ma son tutti figli suoi?” e tutti insieme risponderete di sì e riderete degli sguardi attoniti di chi non capisce come mai tanti colori diversi, età identiche ma nessun gemello, e tutto questo non sarà più tabù.

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Fidanzarsi con un uomo separato che ha figli: piccole regole di sopravvivenza

Mi arrivano ultimamente tante mail, tanti messaggi, di donne che stanno iniziando o hanno una relazione con un papà single, in cui mi si chiede il segreto per una convivenza felice e serena, per riuscire a incastrare emozioni, sentimenti di tutti i tipi, figli (a volte entrambe le parti), ex mogli, case e momenti liberi, e quello che emerge da queste lettere è una grande confusione, soprattutto dal punto di vista emotivo, una poca chiarezza dei ruoli di ognuno, una grande paura e un senso di solitudine, spaesamento, timore di sbagliare, rancori accumulati e inespressi che rischiano alla lunga di minare la buona riuscita di relazioni di questo tipo.

Inutile dire che mi immedesimo in un ognuna di queste donne, perché come ho scritto più volte in questo blog, la famiglia allargata può essere una realtà meravigliosa e ricchissima, ma anche insidiosa e complessa.

Diciamo che bisogna giocarcela bene fin dall’inizio, perché gli errori sono meno perdonati (da tutti i componenti, persino quelli esterni), rispetto alla famiglia tradizionale, in cui si è già familiari, già legati dalla nascita e da una parentela forte e quindi tutto è più facile, perché i sentimenti sono dati per scontati, la fiducia pure e l’amore già costruito senza fatica alcuna.

Vorrei provare in questo post ad elencare, in ordine sparso, qualche regoletta che ho imparato e che può essere utile per non cadere in errori fatali che potrebbero compromettere tutti i vostri sforzi e i risultati raggiunti.

Queste piccole regole ovviamente le ho pensate e scritte per bambini dagli 0 ai 12 anni circa, perché questa è la mia esperienza. Quando sono più grandi, quindi ragazzi, le cose cambiano un po’ e allora affidatevi al vostro buonsenso, o in qualche modo ne riparlano.

Appena potrò, inoltre, scriverò anche un post ‘dalla parte’ delle ex mogli, essendo pure io una ex moglie che ha un bambino.

Ecco dunque il mio elenco di regole, a cominciare da quella che secondo me è la più importante

  1. La ex moglie, che è quindi la mamma dei figli di lui, è sacra. Mai mai mai vi scappi detta una battuta, una presa in giro, un’offesa per la Santa Madre. Perché anche se per voi è una stronza, una scoppiata, una donna instabile, diseducativa e maligna, i bambini, i ragazzi, la amano perché è la loro mamma, e voi, ricordatelo sempre, siete un ‘in più ‘, anzi, all’inizio potreste anche essere considerate delle usurpatrici del ruolo materno (da lei e dai figli), o una persona che è arrivata a rubare l’affetto del padre. Quindi se non volete rovinare tutto e definitivamente, la ex moglie è intoccabile. In privato poi col vostro uomo potrete dirne di cotte e di crude, ma attenzione che i figli, che hanno mille occhi e mille orecchie (specie in questi casi) non vi sentano! Questo vale anche nel caso che gli stessi figli vengano da voi a lamentarsi di lei: voi siate diplomatiche e non vi venga in mente di approfittare del momentaneo litigio fra madre e figli per parlar male di lei, perché anche questo, poi, vi si ritorcerà contro. Quindi la regola numero 1, riassumendo, è semplicemente questa: ‘la mamma è sempre la mamma, e non si tocca’.
  2. I figli di lui. Soprattutto se siete all’inizio del vostro amore, passate più tempo che potete con i di lui figli: conosceteli, siate aperte al dialogo, interessatevi alle loro cose, in modo sincero e affettuoso. Da mamma vi dico che nessun bambino è un mostro: ci sono solo bambini spaventati, bambini che hanno paura di affezionarsi a persone che temono spariranno dalla loro vita, perché come si sono lasciati la mamma e il papà potrebbe succedere anche a voi, ci sono bambini che hanno paura che se vi amano faranno un torto alla mamma e hanno un conflitto interiore che sembra loro insanabile, ci sono bambini che sono semplicemente timidi e riservati e fanno fatica ad aprirsi. Ma sono i figli del vostro compagno, dell’uomo che amate, sono parte di lui e lo saranno per sempre, provate a vederla da questo punto di vista. Non sono vostri rivali, sono solo creature che hanno bisogno di persone affettuose, stabili e coerenti intorno a se’. Dedicate loro un po’ del vostro tempo, evitate almeno all’inizio effusioni esagerate col vostro compagno in loro presenza, dimostrategli che siete felici di fare qualcosa che li coinvolga, e piano piano, nel tempo, andrà bene. Ricordate sempre la volpe del Piccolo Principe.
  3. Non pensate mai, e con mai intendo MAI, a sostituirvi ai genitori, neanche se ci vivete insieme. La mamma ce l’hanno e il padre anche. Se c’è da fare qualche appunto, è sempre meglio che lo facciano loro, non voi, che potreste passare dall’Olimpo agli Inferi della Terra in un nanosecondo. Se proprio non resistete, o siete sole con i bambini, e quindi vi tocca, mi raccomando, la massima delicatezza e dolcezza. Certo se, per dire, due fratellini si stanno tirando oggetti contundenti o uno di loro si butta in mezzo ad una strada trafficata e non c’è il vostro compagno con voi, è vostro dovere intervenire, e anche fermamente, ma sono casi in cui i bambini stessi sanno benissimo che il vostro intervento era necessario e doveroso.
  4. Nella famiglia allargata, se tutto va bene, si va un po’ a fasi, che nel nostro caso sono state tutte in divenire, ma è chiaro che in questa progressione in positivo, essendo i componenti del nuovo nucleo tanti e variegati, ci sono a volte regressioni, cambiamenti, stravolgimenti di tutto quello che sembra(va) acquisito. Ecco. Cercate, lo so che è difficilissimo, sconfortante e a volte snervante, di abituarvi un po’ a questi alti e bassi, mantenendo voi e il vostro compagno l’equilibrio, perché se vi perdete voi, tutto si perde. I nostri figli sono tre in tutto, le età e le personalità sono diverse, e ogni anno c’è qualche novità, qualche “nuovo astro che sorge”, mi riferisco a gusti, scatti di crescita, amicizie, crisi varie, c’è sempre uno dei tre che in una vacanza rompe di più, che si lamenta, che è geloso, ci sono alleanze a volte fra le due sorelle, altre fra i piccoli, altre fra il mio e la grande, c’è sempre qualcuno che si sente escluso e quindi rompe. Succede anche nelle migliori famiglie, in quelle allargate si tende a tollerare di meno, vuoi perché non sono figli tuoi, vuoi perché sei in vacanza e avresti voglia di fare la famiglia del mulino bianco, vuoi perché avresti voglia di stare per mano al tuo uomo ma una figlia ha deciso che per tutti i dieci giorni la mano gliela darà solo lei. Ebbene: PAZIENZA. I bambini sono fatti così, e i figli di separati ancora di più. Subiscono tanto le influenze esterne, magari la loro mamma in quel periodo è nervosa, o non presente, o ha trovato un uomo e non pensa ad altro, o ha trovato un uomo di cui è innamorata ma che non la considera e quindi è isterica con le figlie, vai a sapere tu, però questo si riflette inevitabilmente sui figli e di questo soffrono e lo esternano in tutti i modi possibili. Ci vuole pazienza, empatia e tenerezza. Se la tenerezza non vi viene spontanea, perché siamo umani, e non sono figli nostri, quindi tolleriamo meno, abbiate almeno pazienza. Anche per il vostro rapporto di coppia: perché se non sopportiamo i bambini, se troviamo poco spazio per noi (perché magari siamo partiti tutti insieme e ci aspettavamo qualcosa di diverso), se poi quando la sera finalmente i pargoli dormono ci mettiamo pure a litigare perché rinfacciamo al nostro uomo che la figlia/il figlio rompe le palle, bé, è chiaro che non si potrà andare molto lontano.
  5. La coppia. Questa regola segue e si collega alla 4: la coppia sta alla base di tutto. Voi, tu e lui, siete le fondamenta di una casa grandissima difficile da costruire, una casa che può diventare bellissima ma che nasce su un terreno scosceso, o dissestato, che va piano piano reso stabile prima di mettere su mattoni, e questo lo potete fare solo voi che siete grandi. I bambini devono camminare sicuri sul pavimento di questa casa, senza trovare ostacoli né inciampare, perché si potrebbero fare molto, molto male. E siccome di male ne hanno già subito (a volte tanto a volte tantissimo), bisogna preservarli. Sempre. Quindi io, per la mia esperienza, consiglio sempre di aspettare, di non avere fretta nel presentarsi vicendevolmente i figli, e tanto meno di andare a vivere insieme. Non è che se non si vive insieme ci si ama di meno, no? D’altronde con grande probabilità venite entrambi da matrimoni falliti, quindi convivenze come minimo di anni, si può aspettare ancora un po’ prima di stabilirsi a casa dell’uno o dell’altra, che dite? Certo, qualcuno mi dirà che ci sono ragioni anche economiche per cui vivendo insieme si dimezzerebbero le spese, ed è vero, ma io penso che valga sempre la pena fare qualche sacrificio in più e aspettare comunque, se davvero si pensa che questa sia la Storia adatta a noi e che si vuole portare avanti. Date tempo alla vostra coppia di crescere, conoscetevi bene prima voi due, fate di nuovo i fidanzatini e quando siete soli dedicatevi a voi, a cenette in casa o fuori davanti a un buon vino e a un camino acceso (vabbè, qualcuno ce lo avrà un camino! 😉 ), oppure davanti a un tramonto estivo in riva al mare, week-end fuori porta e fughe anche non lontano da casa, ma romantiche e dense di passione, che dopo tanti anni di matrimonio o di solitudine ci stanno pure bene, c’è da rifarsi di taaaanto ses… ehm… tempo perduto. E poi parlate, parlate tanto, chiarite prima cosa vi aspettate da questa relazione, perché se lui, ad esempio, cerca una badante o una baby-sitter e voi non avete figli e non ci pensate neppure, anche ciao, ma se il progetto inizia ad essere comune, vi prego e mi raccomando, il dialogo. Da non arrivare a quando si conoscono i bambini ed esclamare terrorizzati: e ora?? Ma io non volevo questo, non mi aspettavo questo! E desiderare solo di riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo.
  6. La regola numero 6 riguarda le modalità e il rispetto dei tempi nella conoscenza dei figli di lui/lei. E per questo vi rimando al post che scrissi proprio sull’argomento. Questo
  7. La Gelosia. La gelosia è un sentimento che affiora sempre un po’ da tutte le parti nella famiglia allargata. A volte sono gelosi i bambini di voi, a volte fra di loro (come fra fratelli comunque), a volte sarete gelose voi di loro (ammettiamolo, capita eccome). Quello che posso dirvi, è che è un sentimento totalmente inutile, capisco che capiti, ma cercate davvero di tenerlo a bada, perché distruttivo e basta. Non aiuta, non serve a nulla, e mina i rapporti. Se ci pensate non avete motivo di essere gelose dei figli di lui. Loro sono i suoi figli, lui li ama ma di un amore diverso da quello che prova per voi. Non c’è un di più e un di meno. Molti padri sono disintegrati dai sensi di colpa per la separazione e la sofferenza dei bambini e tendono quindi ad essere troppo permissivi con loro, ad accontentarli in tutto, altri vorrebbero stare con loro più tempo possibile (e magari in questo modo ne tolgono alla coppia), ecco: sappiate che sono sentimenti del tutto legittimi. Cerchiamo di non giudicare un uomo che soffre, semmai aiutiamolo, se ci riesce, cercando di essere dalla sua parte, non contro di lui, cercando, non so, di organizzare cose che possono fargli piacere quando siete tutti insieme: una giornata al parco divertimenti (anche se odiate le montagne russe e quei personaggi Disney o simili con cui tutti si fanno la foto), un pic-nic in collina (i bambini adorano i pic-nic, e basta così poco: un cestino, una coperta, qualche pietanza preparata in modo carino, ci sono tanti siti con ricettine facili facili che colpiranno molto i piccoli e daranno colore al vostro pranzo), un pomeriggio al cinema con pop-corn e bibita e tante risate, e magari subito dopo cena al fast-food, che una volta non fa male e chi se ne frega dei grassi e dell’olio di palma, intanto siamo stati tutti tanto bene e abbiamo messo un mattoncino in più alla costruzione della nostra famiglia. Aiutatelo, se lo vedete in difficoltà, ad avvicinare i figli, a far sì che loro vengano volentieri anche da voi (si sa che per le mamme le cose sono più facili, perché in genere i bambini restano domiciliati da loro e il padre prende un’altra casa che a volte i piccoli non amano o non sentono loro), perché voi siete una figura positiva e che dà allegria alla casa e affetto a loro. Sarete ripagate con tanto ma così tanto amore, che forse neanche una mamma prova un tale senso di appagamento e benessere del cuore.

Per oggi è tutto. Avrei voluto scrivere 10 punti perché sarebbe stato più carino, ma mi sono venuti questi 7 e i bambini mi reclamano, siamo all’ultima settimana di vacanza tutti insieme e ci sono tante cose da fare. Come sempre non scrivo per mesi e poi scrivo due post in due giorni, perdonatemi, spero questo autunno di avere più costanza!

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Uomini separati, famiglie ricostituite e figli vari. Appunti.

Ho appena ritirato i risultati delle analisi, e non c’è alcun errore di laboratorio: i valori sono quelli e mi appresto quindi ad andare in fondo alla cosa. Però non ho voglia di angosciarmi, tutti mi dicono che non mi devo preoccupare, e quindi non mi preoccupo finché non c’è da farlo. 
Ho scritto così un post-utility per le famiglie componibili, allargate, ricomposte, per chi vi si avvicina e desidera prima o poi esserlo. Qualcosa che possa seguire il primo (questo) e racconti come sono andate le cose fra mio figlio e le bambine del mio fidanzato.

Quando si comincia una nuova vita con un compagno che ha già figli, e anche noi ne abbiamo, ci si trova a far convivere bambini che prima non si conoscevano, probabilmente molto diversi fra loro, con abitudini diverse, vite diverse (a volte diametralmente opposte), e nella nostra immagine fantastica e stereotipata della famiglia ricostituita, essi subito si ameranno e diventeranno, come per osmosi, fratelli.

Bene, sappiate che non sarà così. E che all’inizio soprattutto, si alterneranno con molta probabilità varie fasi nei loro rapporti.

Posso raccontarvi come è stato per noi. I bambini si sono conosciuti quando ancora noi eravamo solo amici, insieme ad altre persone, altri bambini, e come primo incontro era andato tutto bene.

Quando noi eravamo già coppia e abbiamo cominciato a frequentarci tutti insieme, c’è stato un momento (fase) di iniziale euforia: i piccoletti probabilmente avevano capito tutto ed erano già innamorati di noi adulti (il mio del mio fidanzato e le bimbe di me), quindi nell’aria c’era una grande allegria, eccitazione, un innamoramento collettivo che ci faceva ben sperare e camminare a mezz’aria tutti quanti.

Non c’erano interferenze da parte degli altri genitori, del mio perché di base troppo pigro per interessarsi alla cosa, della di lui ex perché ancora forse non aveva ben chiaro cosa stesse succedendo.

Quando, dopo accurata preparazione, abbiamo annunciato loro che noi ci volevamo bene e che eravamo ‘fidanzati’ le cose sono rimaste sempre carine, facili, con la differenza che finalmente potevamo anche dormire insieme e smetterla con la pantomima di me che dormivo con mio figlio e lui con le sue o in salotto in un pouf.

Poi è arrivata l’estate, e la nostra prima convivenza lunga. Venti giorni a casa loro dopo la fine della scuola, evviva, non ci pareva vero!

E invece… Una gran fatica.

Gli orari diversi, le abitudini diverse, la stanchezza (mia), i problemi di sonno di entrambe le bambine (causate probabilmente da un fuso orario tutto italiano per cui avevano con noi e con la madre orari molto molto diversi) e quindi ogni sera erano tragedie greche (“non dormirò mai“, “non voglio dormire” “voglio andare dalla mamma così poi con lei usciamo“), le gelosie fra i piccoli che hanno cominciato a venir fuori prepotentemente, e allora erano scortesie, intolleranza reciproca, pianti, accuse, malesseri psicosomatici improvvisi, e noi due poveri cristi innamorati nel mezzo.

Abituati a stare insieme di base da soli, due fidanzatini dediti a fughe romantiche, reportage fotografici e lavori a tema, mostre, cinema, concerti, ci siamo ritrovati nel marasma più totale.

Con l’aggiunta della ex di lui che lo chiamava per digli che doveva sgridare ‘il bambino’, perché faceva i dispetti alla sua più piccola e che quindi la metteva su contro mio figlio, rafforzando l’idea che lui fosse tremendo e dispettoso.
Un circolo vizioso che pensavo non si sarebbe mai interrotto.

L’errore è stato illudersi, un po’ infantilmente, come quando da ragazzi sognavamo la famiglia e ce la immaginavamo come quella del mulino bianco (con tanto di macchina familiare e labrador) che tutto sarebbe andato bene da SUBITO, che loro si sarebbero amati, sopportati, rispettati, solo perché si erano in precedenza conosciuti e avevano provato simpatia.

La realtà è ben diversa. La famiglia allargata è un mondo meraviglioso ma anche tanto complesso. Ci vogliono il triplo e quadruplo della pazienza, della sopportazione, della tolleranza rispetto a una famiglia tradizionale, perché ci sono dinamiche diverse, persone diverse, individui che provengono da abitudini, a volte culture, lontane, ci sono gli ex che spesso ci mettono del loro per impicciarsi, per boicottare (noi devo che siamo stati fortunati da questo punto di vista ma anche bravi nel frenare sul nascere anche una embrionale interferenza), i bambini non diventeranno automaticamente fratelli, non si vorranno per forza bene, e a volte non proveranno neanche simpatia l’uno per l’altro.

Ci saranno gelosie trasversali: dopo i primi momenti di euforia da rinnovata armonia familiare, i figli saranno gelosi fra di loro (nel nostro caso il mio è ancora molto geloso quando le bambine vengono da me a chiacchierare di cose da donne o quando mi mostrano balletti, video, o qualunque cosa le riguardi), e a volte saranno gelosi di noi grandi.
(Non fate l’errore di essere gelosi VOI dei figli dell’altro: a noi non è successo, ma so che capita e mi sembra qualcosa di inutile, doloroso, e controproducente.)

La coppia sarà messa alla prova, perché passerà dalla fase che bello siamo innamorati, facciamo i fidanzatini, amiamoci, ci siamo solo noi, quanto siamo felici, a non poter neanche scambiare due parole perché almeno uno (se non di più) dei figli sistematicamente verrà a interrompere perché avrà una cosa importantissima e improrogabile da dire proprio in quel preciso esatto momento. Dovremo quindi riorganizzarci, armarci di logica, e, come due giocatori di tetris, riuscire ad incastrare il tutto in modo da avere ogni tanto qualche momento per noi, se non altro per chiacchierare dieci minuti fra adulti e di cose da adulti.

Sono convinta che l’amore e la costanza paghino sempre. Il tener duro, non perdere la testa, il restare fedeli a quello che noi siamo e che vogliamo portare avanti, senza cedere ai ricatti morali di nessuno (che siano figli o ex), cercando sempre il dialogo con i bambini, mediando quando c’è da mediare, amandoli e non giudicandoli mai.

I nostri tre adesso vanno d’amore e d’accordo, si vogliono davvero bene, e ce ne accorgiamo da tante piccole cose. Intanto ora si difendono l’un l’altro quando li sgridiamo, si alleano contro di noi compatti e risoluti, e comunque non più a fazioni (le sorelle contro il figlio unico). Se una delle due fa un torto al mio, ad esempio, l’altra prende le sue difese, supportandolo e riprendendo l’altra. Questo un anno fa non succedeva, e io, stupidamente, un po’ ne soffrivo. Giocano molto insieme, quando fanno progetti li fanno sempre per cinque, le liti ci sono ma riescono quasi sempre a sbrigarsela da soli e in fretta.

Non escludo che ci saranno altri cambiamenti, ma ora voglio godermi il momento. Va tutto bene, non è sempre facile, ma cosa lo è?

fratelli

Lo schiaffo.

Quando si ha una famiglia cosiddetta allargata, o ricostituita, o come vi piace più chiamarla, bisogna, in alcuni casi, non abbassare mai la guardia nei confronti di eventuali ex rancorosi e invidiosi, ché l’invidia si sa, è molto peggio di qualsiasi altro sentimento.
E ricordate. Più le cose vi andranno bene, più i bambini vi ameranno, più insieme riuscirete non solo a sopravvivere, ma anche a comunicare, a creare un bel rapporto di confidenza e complicità e anche a divertirvi, più l’ex, verde di invidia, sputerà veleno, menzogna, cattiveria, senza neanche preoccuparsi di filtrare, dei sentimenti dei figli, di voi, e dei figli degli altri.

Un caterpillar che spianerà tutto quello che si troverà davanti.

Ricordate anche che i bambini a volte fanno cazzate, perché vogliono attenzione, perché provano gelosia, perché magari non accettano un rimprovero, e i figli di separati hanno armi che gli altri non hanno. 

Le ultime sono che io ieri avrei tirato uno schiaffo alla piccina nel pulmino che dal mare ci portava alla macchina. Uno schiaffo. Io.
In un momento in cui stavamo cercando di fare una foto col cellulare e ridevamo tutti insieme.
Perché tutto questo? Chi lo sa.

Io ho solo una risposta, ed è molto triste.

INVIDIA.

  

Il nostro meraviglioso viaggio in Provenza

Eccomi finalmente a raccontare i nostri bellissimi giorni in Provenza e Costa Azzurra. Mi affido, per le parole, al quadernino che quasi ogni sera io e lui (soprattutto lui) scrivevamo un po’ come promemoria, un po’ come diario. Le foto, invece, sono mie, fatte con la reflex e col cellulare, ma qualcuna, bellissima davvero, è anche sua.

N.B.: post lungo e per chi è molto interessato a questa parte così pittoresca, dai mille colori, profumi e sapori, della Francia.

PRIMO GIORNO

Partiti di buonora con un sole caldo e una primavera avanzata dalla città del nord, il clima è stato ottimo per quasi tutti tutta la durata del viaggio, tranne una lenta e implacabile virata al brutto con pioggia e freddo (da 20 a 15 gradi) con vento frizzante.

(La compilation con playlist a tema, al momento, non sembra essere aderente al profilo del viaggio. Lo dimostra il consumo del tasto seek.)

In Francia si parla francese. Prodotto tipico, almeno in questa parte del giro, sono i gare (i caselli), i limiti di velocità sono intorno ai 90/110.

I prezzi sono alti: il GPL a 0,980 € al posto di 0,599 € italiani. Frontieristi molto sgarbati.

Prima di arrivare ad ARLES, prima tappa del nostro viaggio, siamo passati in macchina attraverso la Camargue, la zona più ad ovest della Provenza, dove abbiamo visto infinite saline, paludi, cavalli bianchi liberi e non (come descritto in tutte le guide), fenicotteri e gabbiani, turisti stoici in bicicletta sotto la pioggia portati via dal vento a raffiche, e un paesino, Saintes Maries de la Mer (appunto) tutto bianco con persiane celesti, probabilmente una località di vacanza estiva che in questa stagione e con questa pioggia forse aveva poco senso visitare.

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Ad Arles la casa prenotata con Airbnb è bellissima: palazzo antico tutto in pietra, di fronte alla chiesa, la nostra camera sullo stesso piano del loro appartamento ma indipendente, molto curata, carina, con futon come letto, duro come una pietra, piccolo, misura alla francese, dormiremo vicini vicini.

Scuri alle finestre non presenti, e qualcuno non ha pensato di portare la mia mascherina, che io gli avevo premurosamente affidato pregandolo di portarla in Francia, ma non importa: ho una morbida sciarpina nera.

La signora che ci affitta la stanza avrà la mia età, un compagno francese, e un figlio molto carino di 7 anni. Peccato che lei sia una un po’ dissociata, probabile nevrotica con mania del controllo, che non sopporta il suo bambino.

Abbiamo cenato in un piccolo bistrot, diciamo pure nel primo che abbiamo trovato vista la pioggia incessante e i piedi zuppi, con entrecôte e anatra al miele. Poi siamo andati a morire sul futon.

SECONDO GIORNO.

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Sveglia sul comodissimo futon e pioggia scrosciante (ancora).

Colazione gentilmente offerta dal compagno della signora, timido e riservato, che ci ha fatto un ottimo caffè con la moka, e ci ha fatto trovare cornetti freschi, ottimi e leggeri. La loro casa è bellissima, librerie infinite alle pareti, muri in pietra, arredamento di design, moderno ma caldo, terrazzino sui tetti su cui generalmente offrono la colazione, ma oggi proprio non è il caso.

Giro di Arles stando attenti a non prendere le pozzanghere. Città veramente bella, nonostante il buio dovuto all’acquazzone che non mai accennato ad attenuarsi.

Ovunque italiani in gita (fortunatamente non molesti come quelli dell’alta stagione).

Per il pranzo (scelta che faremo per tutta la vacanza, con molta goduria) decidiamo di convergere su baguette fresca e affettati comprati al market (un po’ anche per tamponare le spese).

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Note e curiosità. Ci dicono qui che la carne di toro offerta come piatto del giorno nei ristoranti e nei bistrot è quella degli animali ammazzati nelle corride che ancora qui hanno un grande seguito. L’animale viene macellato in diretta e servito. Fino a qualche tempo fa anche trascinato fuori dall’arena sulla pubblica piazza. Disgustorama.

Dopo pranzo partiamo da Arles e, sulla strada per AVIGNON facciamo un paio di deviazioni: la prima per il Moulin de Daudet, un vecchio mulino a vento su una collina con un suggestivo panorama, piuttosto noto perché qui si ritirò il famoso poeta e drammaturgo Daudet. Sulle guide sembrava più bello, il tetto rosso che spiccava nel cielo azzurro, nella realtà era grigio e tutto rovinato.

Mulino

Poi ci spostiamo verso un delizioso paesino delle Alpilles.

Il paesino arroccato si chiama LES BAUX DE PROVENCE, un borghetto scavato nella roccia, tutto bianco, o almeno così sembrava, visto che diluviava e non si capiva molto.

Ci è sembrato bellissimo, il che, in una giornata come questa, vuol dire che è veramente bello.

Ci fanno sapere che è uno dei paesi più visitati di tutta la Francia con migliaia di turisti ogni giorno.

Obbligo di parcheggiare fuori dal paese, a 5€ (tariffa giornaliera non frazionabile).

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Da qui ci siamo diretti verso AVIGNON, dove abbiamo parcheggiato nel comodo parking des Italiens, che è gratuito e ha una navetta ogni 5 minuti che porta in pieno centro.

Il b&b prenotato era proprio nella piazza dove ci ha lasciato l’autobus, quindi perfetto.

Era di proprietà di una ragazza giovane, madre di due gemelle di un anno, scoppiatissima (come darle torto?), che ci ha aperto e se ne è andata di corsa con le due bambine appese una su un fianco e una sull’altro.

Appartamento monolocale arredato con colori chiari e toni dell’azzurro, con soppalco e letto in pratica appiccicato al soffitto, dove comunque abbiamo dormito bene perché meno duro del futon di Arles. Lui aveva la trave del soffitto proprio sulla sua parte di letto, ma afferma di aver dormito bene, quindi basta.

Siamo usciti per la cena sotto la pioggia incessante, eravamo stanchi e tutto ci è parso molto caro, così ci siamo infilati in una risotteria dove abbiamo speso pochissimo e mangiato molto bene, chiacchierando con la ragazza corsa che lo gestiva in un’atmosfera familiare e molto allegra.

C’è un ottimo clima sociale, la gente è molto cortese, ci si saluta per strada anche se non ci si conosce, se due persone incrociano lo sguardo si sorridono.

Avignone

TERZO GIORNO.

Al mattino ci sveglia un sole meraviglioso che filtra dalle tende a righine, e andiamo al mercato, con tutti i suoi banconi di carni, formaggi, salumi e frutta e verdura.

E dolci.

Ci procuriamo le baguette per il pranzo e facciamo colazione con caffé, croissant e un pain au chocolat da sogno.

Il giro della città, che ha duplicato in pratica quello che avevamo fatto la sera precedente, con l’aggiunta della favolosa terrazza dei papi, è stato funestato da un vento tremebondo, polvere e foglie turbinanti, sferzate gelate! Cose che altri provvidenziali pain au chocolat e intrusioni in negozi senza comprare nulla, hanno mitigato.

Ma gli occhi erano pieni di lacrime, e gli starnuti abbondanti ci hanno fatto pensare ad allergie acquisite al momento o polmoniti istantanee.

Avignone day

Per sfuggire a certa morte abbiamo deciso di riprendere la navetta (con le nostre brave baguette con salumi e formaggi) e siamo tornati alla macchina, in direzione della tappa successiva.

Nota. La BAGUETTE: il francese, di base, gira con la baguette in mano, in borsa, sotto il braccio. La baguette è una specie di status symbol, di simulacro, di dio pagano. A ogni ora del giorno, mattina e sera, la baguette spunta da una borsa o da una tasca, viene posata su un tavolo sventolata contro qualcuno, usata per fermare l’autobus, il traffico, o salutare un amico. Poi non sappiamo se se la mangino. Noi ce ne siamo mangiate a volontà.

baguette

Tappa successiva. L’ISLE SUR LA SORGUE è un piccolo paese circondato da un piccolo torrente di acqua limpida e cristallina, pieno di negozi di antiquariato dove ogni tanto ti trovi davanti una grossa ruota di mulino ad acqua.

Forse la stagione, ma dovunque siamo stati è stato un exploit di fiori.

Abbiamo fatto un giro attorno all’ ‘isola’, sempre col vento che ci portava, mangiato la nostra baguette seduti su una panchina davanti al fiume.

Isle

Poi preso un caffè Lavazza da Paolo.

NOTE. Il caffè in genere è buono dappertutto, L’espresso è simile al nostro. Il prezzo più variare, e senza alcuna ragione, da 1€ a 2€ e passa.

Il fruttosio non esiste e nemmeno lo zucchero di canna (eccetto eccezioni). Le ZOLLETTE piacciono molto. Si trovano dappertutto, non l’ho capita questa cosa.

Zollette. Io nella mia città di nascita, al sud, ho visto alcune zollette negli anni ’80. Poi sono finite e nessuno le ha più ricomprate. Qua zollette ovunque.

Caffe

Siamo ripartiti per andare a ROUSSILLON, punto di partenza per le escursioni al Colorado provenzale, ovvero ai sentieri dell’ocra, questa polvere colorata dal giallo all’arancione, al rosso, usata per preparare i colori per dipingere. E tutto il paese è tutto di questi colori (il paradiso dei fotografi, dicono). E infatti.

Roussillon

Le guide dicevano di vestirsi in modo da sporcarsi, poiché la polvere di questi sentieri ci avrebbe sporcati per sempre, ma la pioggia dei giorni precedenti ci ha salvati, compattando la terra.

Canyon

Ocra2

A Roussillon c’è la maggiore concentrazione di italiani di tutta la Francia. Ne abbiamo trovati più qua che a casa nostra: un sacco di ragazzini delle scuole in gita e poi svariati vecchi che spendono la loro pensione in viaggi invece di donare i propri risparmi ai poveri (tipo me), tra questi uno che avrebbe preferito morire piuttosto che farei aiutare da me a salire le scale, ma non importa.

vecchio

NOTA. Lungo il percorso da un paese all’altro non sono mancate delle deviazioni in base all’ispirazione del momento, che ci hanno portati in piccoli villaggi carini con fiori, imposte colorate e mulini a vento, subito immortalati, mai sia finiscano.

porta blu

Arrivati ad APT, questo paese dal nome così suggestivo, proviamo a fare due passi nel ventoso centro storico. Il paese è simile ai nostri villaggi di montagna, dove, quando è un poco più freddo, è la morte.

Ci sono tanti negozietti carini, tra cui uno di espadrillas che ci vedrà passare almeno sette volte.

La casa di Claire, la host che ci ospiterà, è su un colle dirimpetto al paese. C’è un bel panorama e volendo, attraversando un tunnel sotto terra, si può raggiungere il centro in pochi minuti a piedi. Ma non lo faremo perché il freddo è assai (siamo in montagna, praticamente).

Claire è una donnina iper fumatrice, e la sua casa, piena di fiori e quadretti, puzza un po’ di fumo e di camino.

Il problema è, ci pare di capire dal suo inglese semplificato, che non andrà mai via di casa.

La casa è bella, ha una veranda con vista sul paese e le montagne, dove si potrebbe mangiare, ma non lo faremo per il freddo.

Veranda

C’è un bel salotto con camino e una zona pranzo molto luminosa. La cucina è buia con un frigo dove ci sta un timballo di cous cous in bella vista. Poi ci sono due porte: in una c’è la doccia con il lavello (tutto molto grande, con accessori provenzali), e di fianco, in un buco di stanza, il gabinetto con, alla parete, una lavagna (una lavagna in bagno?)

Una finestra in alto unisce i due servizi. Poi le due camere da letto, divise da un muro piuttosto sottile.

La nostra aveva un grosso foro per l’aria sopra la porta che, oltre a fare entrare/uscire i rumori (noi abbiamo riso con le lacrime, la notte, pensando che Claire lo avesse fatto aprire per spiare i suoi ospiti), al mattino faceva entrare un vigoroso raggio laser di sole.

NOTA: non è una leggenda. In Francia i bidet non esistono. A volte decidono di lasciare i bagni più grandi e spaziosi piuttosto che mettere un piccolo bidet. Se uno è abituato a farsi il bidet, ha certamente delle difficoltà, e deve attrezzarsi come può (fantasia, elasticità, agilità).

La piccola Claire ci dà delle indicazioni circa possibili locali dove poter mangiare, indicazioni che verranno completamente disattese, eccetto che per Le Platane, indicato da lei come ristorante caro e gourmand.

Le Platane è un bel ristorante dall’aria chic e decadente. Difficile farsi capire dalla ragazza scoppiata che tira per la sala sbuffando e strisciando i piedi. Parla solo francese e non riesce a comprendere che, anche se continuasse a ripetere le stesse cose per tutto il tempo, io non riuscirò a capirla.

Preso dalla disperazione, mentre provo col dialetto della mia città del sud e con la gestualità mimica che fece la fortuna del compianto compaesano Marcel Marceau, chiediamo l’aiuto a una persona a caso del backstage (se dobbiamo spendere, almeno sapremo come abbiamo speso i nostri soldi).

NOTA. Ecco, la lingua non è mai stata un problema, un po’ complice la gentilezza delle persone del posto, ma l’inglese è ancora lontana dall’essere la lingua comune. Ci si arrabatta con l’italiano, lo spagnolo (in molti lo parlano, vedi corride, nonostante non siamo proprio vicini alla Spagna), l’inglese e il francese, alle volte anche parlati contemporaneamente.

Arriva una signora molto sorridente, evidentemente felice del suo lavoro, o semplicemente di vivere. Riusciamo a chiedere bene in inglese e a ordinare. Al posto dell’entrecôte ci arriva un filetto spaziale, e anche il resto era molto buono.

Peccato la ragazza strisciante da un certo punto in poi ha anche smesso di parlare con noi, o se noi le chiedevamo qualcosa, diceva automaticamente “sì” senza portare niente, peccato il bicchiere di acqua gelata tra le mie pudenda che quel giorno mi ha ricordato di quanto fossimo in montagna e l’estate lontana.

NOTA. Dove siamo stati, l’acqua non si è pagata quando non imbottigliata, e nemmeno il coperto. In genere quando prendevamo un ‘menù’, invece di ordinare à la carte.

NOTA2. Una cosa che si è osservata, è che da queste parti la 626 non esiste, e si dà molta poca importanza (o nessuna) ai fili ‘volanti’, alle prolunghe sporgenti, alle prese in bilico. In molti locali, inoltre, abbiamo trovato arredamento che era contemporaneo agli anni ’70. Evidentemente molti gestori non si preoccupano dell’immagine che offrono.

QUARTO GIORNO

La notte passa tranquilla. Ci sveglia dolcemente il raggio fotonico di luce che passa dal buco sopra la nostra porta e che si posa esattamente sui nostri occhi, la colazione a base di piccoli croissant e pane scuro tostato con marmellate homemade (limoni verdi della Corsica e pesche di vigna), e le chiacchiere con la signora. (faticose, per noi, di prima mattina, lo ammettiamo).

APT

Prima di lasciare Apt ci fermiamo in un bar per un altro caffè, in un forno per il pane e al mercato per comprare varie ed eventuali, tra cui una cassetta da un chilo di fragole che aromatizzeranno l’intero viaggio.

fragole

Il percorso, da questo momento, sarà completamente nella natura: attraverseremo boschi e campi di lavanda fino a Valensole, ci fermeremo spesso per fotografare l’albero, la casetta, il fiore, lo sfondo di windows, il particolare più o meno insignificante come “la nuvola che c’è”.

I campi di lavanda non ancora in fiore ci sembrano molto suggestivi, figuriamoci in giugno!

Lavanda campoWindows

casetta

A Valensole ci fermiamo per una piccola sosta pranzo in un giardino pubblico per bambini, dove si affacciano delle case private. Non ci sono bambini in giro, o perché sono in vacanza (in Francia, ci dicono, hanno più vacanze di noi a scuola, sparpagliate durante tutto l’anno), oppure sono stati rapiti.

Ci fermiamo nella piccola bottega di una signora ruvida di campagna attirati dai colori del caseggiato (viola ed ocra) e dall’insegna che richiama al miele di lavanda. Appena dentro ci si rende conto che potrebbe essere una merceria, un negozio di fiori, una rivendita di olio, una sartoria, qualsiasi cosa, anche la casa disordinata della signora.

Compriamo del miele in vari formati, e chiediamo utili informazioni circa i periodi di fioritura della lavanda (15 giugno-15 luglio).

Per dirci che il 15 luglio non ci sono più fiori nei campi, fa un segno come a tagliarsi la gola.

negoziolavanda

Fantasticando su un prossimo ritorno da queste parti, con una precisa mappatura dei campi, arriviamo sull’orrido delle Gorge du Verdon, il canyon più alto d’Europa, scavato dal fiume Verdon, che si riversa nel gran lago del Verdon.

Non sappiamo perché questo nome.

Verdon

La strada che segue il precipizio, da cui si affacciano numerosi balconi e punti panoramici vertiginosi, è molto suggestiva ma va percorsa con molta attenzione per non finire contro le rocce spigolose della montagna o giù per la meravigliosa scarpata verdeggiante.

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Alla fine delle gole e prima di cominciare un altro lungo tratto di strada curviforme ci fermiamo nella piazza di Castellane, dove mangiamo le nostre belle fragole prima che maturino troppo e ci nauseino con il loro dolce profumo zuccheroso.

Castellane potrebbe essere qualsiasi centro montano abruzzese, di quelli che vendono souvenir in legno con scoiattoli in pelo e set da cucina ricamati.

La strada ci porta ad ANTIBES, una cittadina che in noi non ha destato alcun fascino. Il nostro karma positivo ci fa trovare, come al solito, un parcheggio comodo in centro e senza pagare. La città presenta come diversi strati urbani, affiancati tra loro fino al porto. Ci sembra caotica e disordinata. Una piazza è legata all’altra da un flusso di gente che vaga come formiche.

Qui il gelato, ovunque in Francia carissimo, può costare anche 3€ a palla.

Lasciamo il posto coi suoi “non so” e, dopo un salto al Mac per ricaricarsi di spiccioli per l’autostrada, andiamo a NIZZA.

Nizza

Inutili le considerazioni sulle innumerevoli auto e case di lusso incontrate nei dintorni: questa è (sembra) zona di accoglienza, dove tutte le culture, le razze e le classi possono co-abitare felicemente con educazione e gentilezza.

Il navigatore GPS risulta alleato fondamentale per non perdere (o per ritrovare) la strada, anche se ci riporta sempre su strade a “peage“, dove ai caselli vede gente che lancia monetine nei cestoni del self-service anche in maniera rabbiosa. Anche io.

NOTA. Gli automobilisti, comunque, sembrano diligenti e pazienti: mai sentito un clacson, eccetto dove esplicitamente richiesto (galleria a doppio senso di circolazione a unica corsia), i limiti di velocità sono rispettati e anche le distanze di sicurezza.

Davvero, c’è molta correttezza.

C’è anche molta polizia in giro: forse a causa degli attentati di Parigi a Charlie Hebdo, ma vedere in giro delle ronde armate di mitragliatori automatici non è per niente bello né rassicurante, specie se l’immagine di contrasto è il mare di turisti gioiosi, colorati, vacanzieri, felici e spensierati.

Mitragliatori automatici.

Abbiamo facilmente raggiunto il nostro budget hotel, in una parallela del lungomare di Nizza.

Le sistemazioni per questa vacanza sono state prenotate tramite Airbnb e Booking, senza un vero criterio di base, forse solo per un giusto senso di risparmio, ma senza scadere nella mortificazione della dignità.

E tutti gli alloggi si sono dimostrati degni, incluso questo albergo senza fronzoli.

Da subito si capisce che qui in città le cose sono un poco diverse, perché il personale della reception ci dice di parcheggiare tranquillamente sul marciapiede. E quando comincio a pensare che sia una concessione propria dell’hotel e del marciapiede prospicente all’hotel, ci accorgiamo che la normalità qui è di parcheggiare nelle aiuole, nei posti riservati ai bus, ai mezzi di P.S., al carico e scarico merci. Gli unici posti liberi sono quelli riservati ai taxi, e questo ci lascia intuire che i tassisti sono piuttosto benvoluti in città (oppure portano cicatrici vistose come i giostrai, non lo sappiamo, non abbiamo verificato).

Rinunciamo alla colazione dell’hotel a 6,15 € a persona, barattandola l’indomani con una da bar a 4,5€ totali, tutto molto buono.

La camera all’ultimo piano ha una vista sul tramonto con tangenziale, subito sostituita con una ampia il doppio con vista mare.

L’hotel è sufficientemente budget: non c’è frigo, non ci sono altri asciugamani oltre quello da doccia (non c’è l’asciugamanino da bidet, è normale: non c’è il bidet), ma il letto è super comodo e il mare blu giustifica il nome della Côte d’Azur.

Altro alleato di questo giro è stato tripadvisor, che ci ha condotti sul dock del porto antico, a L’escale, ristorante marinaro a cui non daresti granché ma la cucina OHGADEÈ possibile mangiare cozze in formula all you can eat per 13 €, cucinate in una decina di modi diversi.

Te le portano in un secchiello di metallo e ciao. Zuppa di pesce meravigliosa. Menù a 19€.

Anche in questo caso niente acqua a pagamento.

La cena, ben posizionata nelle viscere, ci invita a una passeggiata in centro. Qui notiamo la tradizionale esposizione di parcheggi creativi, in alcuni casi la seconda fila è sorprendente, addirittura in pieno crocevia stradale.

Nei casi limite viene messo sul cruscotto un biglietto con numero di telefono del proprietario.

La sera le vie del centro storico sono piene di colori, lasciano intravedere il loro fascino, mentre trans e prostitute ci suggeriscono di ritornare alla macchina e andare a dormire, anche se in giro ci sono normalmente anche ragazze sole che passeggiano senza alcun timore.

QUINTO GIORNO

La mattina parcheggiamo lontano dal centro e facciamo una splendida passeggiata sull’infinito lungomare.

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La giornata è bella, e preannuncia un aumento della temperatura, ma un vento sferzante fa rabbrividire le carni.

Il mare è di un blu che non abbiamo mai visto: sembra illuminato al led.

Sul lungomare i preparativi per la prossima stagione estiva, e orde di persone di tutte le estrazioni sociali, dal barbone al milionario: chi corre, chi prende il sole, chi legge, chi si bacia, chi chiacchiera, chi fotografa a mani basse.

Dal lungomare è facile scorgere tra le varie traverse tra i palazzi, anteprime delle piazze e gli spazi da visitare durante il giorno.

Raggiungiamo il coloratissimo e profumatissimo mercato di Cours Saleya: fiori e fiori, saponi, prodotti gastronomici e primizie, tutte robe meravigliose che, ad avere tempo, ci tufferemmo dentro.

Nizza Fleurs

Nizza rose

Nizza lavanda

Nizza marsiglia

Nizza saponi

Nizza Asparagi

Nizza salumi

Poi decidiamo di perderci tra i vicoli colorati, dove si spandono profumi di bucato e di cucina (sia dalle casette, sia dai tantissimi ristorantini e bistrot).

Nizza centro

La città è davvero molto pittoresca, piena di visitatori nel grande triangolo del centro storico, chiuso a est dal porto storico, a nord dalla grande piazza Garibaldi e a ovest da quello che era il corso del fiume Paillon, al cui posto sono state inserite infrastrutture, edifici, strade, piazze e servizi di alto livello: il museo di arte contemporanea, il grosso edificio dell’Acropolis (cos’è?), giardini pubblici, la piazza enorme e bagnata con le statue sospese, gli spruzzi di vapore e altre cafonerie per la gioia dei più piccoli.

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Al di là dell’ex fiume, la zona liberty con i palazzi ricchi di fine ‘800/’900, le mega-ville, i palazzi dei grandi hotel e casino, e, per la gioia delle donne, i Magazzini Lafayette (dove abbiamo speso parte del pomeriggio alla ricerca di capi in promozione tra i tanti reparti delle grandi marche, facendo ottimi affari).

Per il pranzo la città è prevedibilmente attrezzata per tutte le tasche, e nel centro, nei vicoli, fuori dalle botteghe di carne e di pane, già sono lunghe le code per mangiare.

Noi cerchiamo alle spalle della cattedrale, su indicazioni di tripadvisor e di un vecchio signore che in francese, probabilmente, ci ha coglionati in modo ridicolo ridendo a crepapelle con un amico, un piccolo posto che per 11€ a testa ci dà uno smoothie genuino, un panino niçoise (o altro) dalla bontà infinita, dessert e caffè espresso, più bagno pulito e Wi-Fi.

La coppia di gestori è molto gentile e simpatica e parla un ottimo inglese, descrivendo meticolosamente tutti i piatti.

Per smaltire questa buona roba ci arrampichiamo sulla collina del castello (ex castello: ci sono solo quattro pietre) tramite dei sentieri o delle scalinate. Il colpo d’occhio sulla città, sul mare, sulle colline, è straordinario.

E camminando lungo il bordo del promontorio si può godere di 360° di panorama.

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In cima ci sono un ristorante/bar, fontane spente, campi di bocce, panchine e prati dove giovani ragazzi prendono il sole e grosse comitive di bambini urlanti giocano nel parco o a giochi di gruppo con animatori (tipo centri estivi nostri) affatto stressati.

Lasciamo questa stupefacente città con la certezza di ritornarci appena possibile, scommettendoci: vale la pena di starci più tempo che un giorno. Nessuno ci aveva parlato di Nizza come di una città così bella, noi ne siamo rapiti e innamorati.

E il senso di bello e di benessere si fa ricordare ancora di più percorrendo la strada verso casa coi suoi francesi frontieristi sgarbati, il cielo grigio, gli svincoli micidiali della Liguria.

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Genitori in fuga.

Siamo partiti soli, io e lui, per la Provenza. Una settimana insieme, tappe predefinite e sognate per mesi, B&B bellissimi prenotati, una vacanza finalmente da soli dopo un inverno lungo, grigio e faticoso.
Ora siamo qui, ad Avignon, in partenza per L’isle sur la Sorgue, ed è anche tornato il sole.
Un sole bello, accecante, il sole di maggio, gli alberi rigogliosi di nuove foglie, croissant e caffè la mattina, sneakers, jeans e via, alla scoperta di tutto.
I primi due giorni sono stati pioggia incessante ma noi entusiasti e incuranti dei disagi (provate a far foto tenendo fra le mani una reflex pesantissima e contemporaneamente l’ombrello) abbiamo camminato per ore, fotografato, chiacchierato di tutto e quasi mai dei figli (strano no?), i bambini li abbiamo sentiti per pochi minuti la sera, ché a loro non piace stare al telefono, e, ancora più strano, non ci ha fatto né caldo né freddo la loro apparente indifferenza, anzi, felici abbiamo chiuso il telefono e ce ne siamo andati a cena, un buon vino, specialità provenzali, e buonanotte.

Siamo belli riposati, ci guardiamo allo specchio e ci diciamo a vicenda: ma come stiamo bene! Che bel viso rilassato e fresco! 
Neanche ci avessero fatto un incantesimo.

Ripenso ai giorni precedenti alla partenza, miei di sicuro ma anche suoi, con le preoccupazioni quotidiane legate ai figli (come tutti i genitori sapranno, ogni giorno ce n’è una), i dubbi, gli interrogativi, i nervosismi.

Io che quasi non volevo partire perché è un periodo che il mio bambino anche se va a basket un’ora quando torna mi dice che gli sono mancata e che era triste, non sapevo neanche se dirgli che stavo andando in vacanza (“perché senza di me?? Ma io volevo venire…”) o che andavo via per lavoro, ho scritto mail di raccomandazioni e istruzioni al padre (che avrà pensato che sono una gran rompipalle, e in questo caso avrà avuto ragione), certa che quando fossi partita avrei ricevuto chiamate in lacrime “mamma mi manchi“.

Invece.

Invece va tutto bene, non abbiamo alcun senso di colpa né ci mancano i figli, anzi, potessimo prolungare questa vacanza lo faremmo volentieri.
Siamo liberi, e ce la godiamo.
Facciamo progetti per quando i figli saranno grandi e indipendenti, sì manca tanto tempo ancora, ma arriverà anche per noi il momento di comprarci una Smart e partire, e se mai ci chiederanno: “Possiamo venire con voi?” “Ehm… Ci dispiace cari, ma non c’è posto“. 

 

  

Le compagne di uomini con figli: istruzioni per l’uso

Visto che in tanti mi stanno chiedendo consigli, pareri, esperienze sui vari temi che coinvolgono la famiglia allargata, proverò, per argomenti, a fare dei piccoli vademecum secondo quella che è la mia seppur piccola e limitata esperienza.

Partirò da quello che mi viene più richiesto, ovvero la fidanzata di papà e il primo incontro con i suoi figli.

Come è ormai noto, io sono sia mamma di un bimbo il cui padre convive con una donna da un paio di anni (e che presumo in quest’anno diventerà sua moglie), sia fidanzata di un uomo separato che ha due figlie, quindi posso parlare sia come ex moglie, sia come nuova compagna. Doppio punto di vista, quindi.

Dunque, vi siete innamorate, ricambiate, di un uomo con prole, che non vede l’ora di presentarvi gli adorati figlioletti? Avete in mente di iniziare qualcosa di profondo e duraturo con lui perché avete subito capito che questa sarà la vostra Storia?

 Bene, ricordatevi che la relazione non sarà solo con lui, ma anche, inevitabilmente, con i suoi figli e, di conseguenza, con la sua ex moglie.

Questo è il punto principale da cui partire, e sarà bene non compiere errori soprattutto iniziali che poi si pagheranno per sempre (immaginatevi il per sempre che risuona tipo eco: per sempre… per sempre… sempre… sempre… empre…).

Il primo consiglio che vorrei darvi è di non avere fretta. Mai. Neanche se la fretta ce l’ha lui (ché molti uomini separati, si sa, vogliono subito riaccasarsi e avere una donna accanto, si sentono più sicuri) e a voi questa cosa lusinga molto.

Godetevi il più possibile il vostro nuovo, scintillante e passionale amore. Fate tutto quello di cui vi siete private, per scelta o vostro malgrado, nella vita precedente all’incontro con lui. Fate i fidanzati, andate a cena, al cinema, accoppiatevi ovunque e il più possibile (c’è sempre da recuperare, specie se siete separate pure voi), andate via nel week-end (e questo è uno dei vantaggi della separazione: avere due week-end completamente liberi al mese), scappate dalla città, andate al mare, andate a una mostra, a un concerto, condividete interessi, insomma, fate quello che vi pare, ma state bene, divertitevi e siate felici. Non pensate a nient’altro che non siate voi DUE.

Perché questi sono momenti impagabili e rari, sono i cosiddetti “primi tempi”, in cui il nostro cuore è costantemente accelerato, in cui il nostro pensiero è tutto cuoricini, nuvolette su cui ormai soggiorniamo e dalle quali guardiamo il mondo sottostante grigio e sempre uguale, mentre ripetiamo a noi stesse quanto siamo state favorite dalla sorte (dentro di noi riecheggia un che culo!! tipo mantra, che non urliamo a tutto il pianeta solo per scaramanzia, ché si sa, troppa buona sorte attira invidie e malelingue)

Nel mio caso i primi tempi sono stati anche i secondi, i terzi, e sono pure gli attuali, non so come mai, forse perché questa è una convivenza part time, o forse perché io e lui siamo due inguaribili ottimisti, forti di un infinito e potente amore, e tutti i giorni sono come il primo, ma non lo voglio dire troppo (vedi sopra), quindi basta.

Tornando a voi, statevene più di qualche mese in pace col vostro nuovo fidanzato, non abbiate fretta, anche perché una volta che entreranno in gioco i figli, con molta probabilità molte cose cambieranno. Certo, tutto sta alla vostra volontà e capacità di preservare dei momenti solo vostri anche dopo, ma non sarà più del tutto come prima.

Quando arriverà il momento di conoscere l’amata figliolanza, fate in modo da incontrarvi possibilmente in un’occasione non ufficiale, magari un pic-nic al parco, una giornata al mare se d’estate, un cinema cui potrà seguire merenda con gelato o fast-food (ricordatevi sempre che deve essere sì un momento informale, ma per i bimbi dovrà essere super divertente e memorabile , quindi anche i troiai gastronomici sono i benvenuti e pace per una volta per i vostri princìpi), e se riuscite insieme anche ad altri amici, sia vostri sia di lui.
Insomma, mescolate le acque. Che non si capisca chi sta con chi, chi ha interesse per chi (i bambini sono furbi e hanno antenne magnetiche che fanno captare loro tutto, anche quello che noi pensiamo sia impossibile da percepire): siamo un gruppetto di genitori separati (e non) e siamo diventati amici (si sa, dopo la separazione cambiano anche le frequentazioni), e siccome ci vogliamo bene e ci siamo simpatici, abbiamo deciso di far conoscere anche i nostri pargoli.

Tutto qui. In una sola parola: semplicità’.

Sarà un pomeriggio, o una giornata, divertente, in cui nessuno dovrà imporre nulla: i bambini giocheranno o parleranno con gli altri se ne avranno voglia, se invece si intimidiranno non succede niente, lasciamoli essere spontanei. Voi adulti sarete sorridenti, allegri, e soprattutto discreti. Non imponetevi per nessun motivo, non siate entranti con i figli dell’altro, state al vostro posto insomma, disponibili al dialogo, carine, ma, come dice anche la canzone, dovete stare molto calme.

Il primo incontro serve solo per conoscersi, rigoramente da amici: ci si annusa, ci si scruta, ci si osserva, se andrà bene ci saranno sorrisi, qualche parola, se andrà benissimo tutti giocheranno con tutti, entreremo subito in confidenza, poi ci saluteremo e ognuno tornerà a casa propria.

Basta così.

A casa, come nulla fosse, butterete là qualche frase per capire cosa pensano i nostri bambini (NO interrogatorio), magari rievocherete qualche episodio divertente, lancerete degli input perché da soli vi dicano qualcosa di più, magari alla fine proverete a buttare lì un: “Magari un giorno li rivediamo, che dici? Potremmo organizzare una gita a quel parco di divertimenti a cui non siamo mai stati…”, nulla di più.

Un primo passo sarà stato fatto. I bambini, che appunto sono piccoli alieni e forse i più grandicelli avranno anche intuito qualcosa (specie le femmine dalle elementari in su), assoceranno questo incontro a qualcosa che gli è piaciuto moltissimo, avranno percepito intorno a loro persone allegre e serene, e avranno probabilmente voglia di ripetere l’esperienza.

Noi più o meno abbiamo fatto così. Siamo rimasti sotto mentite spoglie per mesi, con molta spontaneità. Prima ci vedevamo con altri amici (mescolamento), poi da soli noi due e loro tre, sempre come amici, ma questo ve lo racconterò nella prossima puntata: il lavoro mi chiama, e il mio fidanzato è in volo (da solo!!) diretto nella mia città!

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