Le ex mogli: tipologie secondo me

Ci sono tante categorie di ex mogli, quindi cercherò di essere schematica in questo post, e nel caso ne abbia dimenticata qualcuna, vi prego aiutatemi e magari integriamo insieme.

La lettura di questo post intanto va fatta da due punti di vista:

  • siamo noi le ex
  • non siamo noi le ex

Che lo siamo o che non lo siamo, abbiamo a che fare con le ex mogli del nostro uomo.

Come forse ormai saprete, io appartengo a tutti e due i punti: sono divorziata e ho a che fare indirettamente, per ora, con l’ex moglie del mio fidanzato.

Anche qui occorre però fare delle suddivisioni.

  • Siamo ex mogli lasciate da nostro marito, con figli grandi o piccoli 
  • Siamo state noi a lasciare nostro marito

Io sono una ex moglie che ha concluso in maniera molto civile e pacifica (a parte i mesi precedenti la separazione, che credo non possano essere felici e sereni per nessuno) il suo matrimonio: con il mio ex marito ho rapporti civilissimi e siamo una coppia genitoriale forte e compatta, nell’educazione e nelle scelte per nostro figlio.

Mio marito, a neanche un mese dall’appuntamento col giudice che ha sancito la fine del nostro matrimonio, ha trovato una compagna, con cui sta tutt’ora e con cui si sposerà fra qualche mese. Gli uomini, nella mia piccolissima statistica personale, sono molto rapidi nel riaccompagnarsi: incapacità di stare da soli? Necessità di qualcuno che gli stiri le camicie? Chissà! 
Sono stata molto molto fortunata, perché il mio ex ha trovato una donna meravigliosa, sua coetanea, anche lei divorziata ma senza figli. Per il mio bambino lei è stata da subito un punto di riferimento importante, e anche una grande risorsa affettiva, in quanto lui aveva solo 5 anni e lei ha portato tanta gioia e amore in quella casa, non essendo il mio ex propriamente quello che si può definire un allegrone.


La mia storia è quindi molto semplice rispetto ad altre: ho un ex marito che è puntualissimo nel versare il mantenimento per il bambino, che collabora alle spese, che è corretto in tutto e per tutto, e che ha una fidanzata gentile, brava, non invadente e molto affettuosa.

Io sono stata sola un paio di anni prima di trovare il mio grandissimo amore, e quello che vorrei dirvi è che non sono mai stata gelosa né invidiosa di loro, tantomeno del rapporto che il mio bambino aveva creato con lei. Anzi. Ero proprio io a chiedere al mio ex se ci fosse lei, perché per Pietro era importante: era la figura femminile che cercava e che penso che cerchi qualsiasi bambino piccolo si ritrovi a dividersi fra case diverse e genitori separati. Di lei non sono amica, ma ho il suo numero di telefono e se c’è bisogno ci sentiamo. Del bambino parlo sempre con l’ex, ma se serve chiedo un’opinione alla fidanzata, per sentire un’altra versione, per capire come la vede lei. A volte è capitato che lei e il mio ex prendessero per un pomeriggio non solo Pietro, ma anche i miei due nipoti e se li portassero a fare una gita. I miei nipoti lo chiamano ancora zio e adorano lei.

Questa la mia esperienza, che mi fa pensare che tutti dovrebbero avere una ex moglie illuminata come me. 

Se però fossi stata lasciata da lui, e peggio ancora per un altro, allora probabilmente la situazione sarebbe stata ben diversa.

E qui si torna al discorso ex mogli con cui dobbiamo avere a che fare.

Le ex mogli possono essere di vario tipo.

  • Moglie lasciata
  • Moglie che lascia
  • Moglie che comunque ha trovato un nuovo compagno
  • Moglie sola a cui le storie per un motivo o per l’altro non durano
  • Moglie lasciata o meno, che vive di invidia e gelosia

La moglie lasciata, che sia stata lasciata per voi o per nessuno, è in genere rancorosa. Molto rancorosa. Soprattutto se vede che la storia dell’ex marito con voi dura, voi siete felici, e i loro figli vi adorano (e quindi, soprattutto i primi tempi, quando tornano a casa da lei è tutto un “la fidanzata di papà sai che ha detto oggi? è simpaticissima, ascolta…” “la fidanzata di papà mi ha comprato questa maglietta da H&M, guarda che bella!” “La fidanzata di papà è stata carinissima con noi, ha organizzato un pomeriggio divertente con i nostri amici e abbiamo mangiato la pizza tutti insieme in terrazza!”)

La moglie che lascia in genere ha già un nuovo compagno e quindi potrebbe essere che rompa meno, perché felice e appagata (se la storia le va bene), sempre che non appartenga alla categoria delle invidiose a prescindere o peggio, alle gelose dei figli.

A quel punto potrebbero volare ingiure, sempre tramite il vostro compagno, come: “Dì a quella che la vera madre sono io!!!” “Lei mi vuole rubare le figlie” “Lei non ha avuto figlie femmine quindi vuole le mie!!”

Ecco, io penso che la gelosia sia un sentimento inutile e distruttivo, che ha a che fare solo con l’insicurezza personale, perché, soprattutto in questo caso, come dicevo nel post precedente (qui), “la mamma è sempre la mamma” e nessuno potrà sostituirsi a lei e nell’affetto che i figli provano per lei. La nuova compagna potrà essere amata e ricambiare questo amore, ma sarà solo un affetto in più che i figli avranno, un valore aggiunto, e quando mai essere circondati di tanto amore e imparare ad amare persone diverse può essere una cosa brutta, che toglie qualcosa a qualcuno?

L’amore si moltiplica e basta, i nostri figli saranno solo più ricchi e più sereni se conosceranno persone che li amano e di cui ricambieranno il sentimento.

Non per questo toglieranno nulla a noi mamme!
Anzi, torneranno da noi più felici, sereni, con un bagaglio in più di esperienze e sfumature di sentimenti belli e positivi.

E se con la nuova compagna del nostro ex marito si divertono che male c’è? Io la ringrazio ogni giorno la fidanzata del mio ex marito! E spero davvero che non si lascino mai. (ora si sposano e tutti e due non sono giovanissimi, quindi credo di poter stare tranquilla)
A me è stato pure detto da mio figlio che lei è più buona di me e del padre: io ci ho riso proprio di cuore e gli ho risposto che avrei fatto scambio volentieri con lei, perché il ruolo della mamma è il più scomodo di tutti, è chiaro che io appaio più “cattiva” e meno giocherellona, anche solo le ore che trascorro io con lui vivendo la vita quotidiana con annessi e connessi (sveglie la mattina, scuola, sport, malumori, gestione amici e soldi) , vogliamo paragonarle ai week-end in cui loro stanno insieme a fare cose solo divertenti?

Per cui il mio consiglio per tutte le ex mogli è questo: non siate gelose, le mamme siete voi, i vostri figli vi amano e vi ameranno per sempre. La fidanzata di papà è una figura che può solo arricchire e nulla togliervi.

Il consiglio invece per le fidanzate è sempre lo stesso: abbiate pazienza.

Cercate di capire, lo so che è difficile, che la ex moglie è in una posizione diversa (secondo me meno privilegiata) dalla vostra, e soprattutto se è sola può essere in crisi, depressa, bipolare, instabile, immatura. Potete farci qualcosa? No. Potete ucciderla? Neanche. Potete essere superiori e lasciar correre e decadere quando si lancia in esternazioni non proprio carine nei vostri confronti?
Ecco, quello sì, forse lo potete fare, e se non ci riuscite (siamo umani), cercate di tenere per voi l’odio e la rabbia che può suscitarvi, soprattutto se queste sparate avvengono a fronte di un vostro gesto carino nei confronti dei loro figli.

Alla lunga questo comportamento da donna invisibile pagherà, credetemi.

Voi dovete essere inattaccabili, come dicevo nel post precedente sulla sopravvivenza (questo), e se lei vi manderà a dire tramite i vostro uomo che

  • i figli sono solo suoi,
  • che lei è la vera madre
  • che voi non vi dovete permettere di dire alla figlia che starebbe bene con un certo taglio di capelli, di chiedere alla figlia che tipo di reggiseno le serve, di dire alla figlia che la vedrebbe bene a suonare uno strumento piuttosto che un altro, sempre perché la vera madre è lei e che voi dovete stare al vostro posto
  • che voi in realtà volevate il maschio/la femmina (a seconda di che sesso è vostro figlio) e quindi state cercando di rubarle il suo/la sua
  • che volete comprare i suoi figli facendo loro dei regali

beh, sfogatevi con lui, e troverete un alleato, sfogatevi con vostra madre, amica, sorella, cugina, ma ignorate lei, e soprattutto non cambiate i rapporti con i di lei figli, se questi rapporti sono belli e sinceri: fareste del male solo a loro.

Anche perché talvolta queste ex se ne escono così, e dopo cinque minuti dimenticano quello che hanno detto perché si sono sfogate e sono contente e magari il giorno dopo vi mandano i saluti tramite i bambini. (o una marmellata fatta da loro, o una torta)

Non è facile, ve lo dico, non è facile per niente e non è cosa per tutti.

Ci vuole un gran sangue freddo, una bella sicurezza di sé e tanto tanto Amore intorno a noi.

Poi gli anni passano, e se siete sopravvissuti come coppia e come nucleo familiare, allora arriveranno le soddisfazioni quando i bambini, come sta accadendo a me adesso, parleranno di voi come di FAMIGLIA. Vorranno festeggiare il compleanno in FAMIGLIA, diranno che vogliono aprire un canale YouTube o un blog per raccontare i viaggi che fanno con la FAMIGLIA, si divertiranno quando in giro le persone vi chiederanno “ma son tutti figli suoi?” e tutti insieme risponderete di sì e riderete degli sguardi attoniti di chi non capisce come mai tanti colori diversi, età identiche ma nessun gemello, e tutto questo non sarà più tabù.

pace

Fasi e oscillazioni nella famiglia allargata 

Per la prima volta stanotte una delle due bambine è rimasta qui con me sebbene il padre stamattina entrasse a lavorare prestissimo.  La grande è andata a dormire da un’amica,  hanno solo 12 anni ma per loro prima delle 2 non si dorme: si fanno video, si chiacchiera, si gioca col telefono. Abitudine malsana ma d’altronde non sono io la loro madre.  Il padre poco può fare,  standoci di meno. 

Così i due piccoli sono rimasti con me ed è un sogno. Hanno dormito tutta la notte e fino a tardi: alle 9 si sono svegliati, hanno trovato tutto apparecchiato e le piadine con la cioccolata pronte, abbiamo chiacchierato dei loro sogni e di cosa avremmo fatto oggi, poi mi hanno aiutata a sparecchiare (cosa che quando c’è il papà non fanno!) e si sono lavati e vestiti.  Una meraviglia. 

Adesso è un’oretta che giocano insieme io non li sento.  Ho potuto prepararmi, iniziare a lavorare e fare una seconda colazione in silenzio leggendo le notizie. 

Ecco. Tutto questo con la figlia grande sarebbe stato impossibile. Perché sarebbe stato tutto un “chiara guarda questo video!!!” (l’orrore di YouTube e soprattutto degli YouTuber, che sono i loro indiscussi miti), guarda questo tutorial per fare una cover con gli smalti,  senti questa canzone,  senti questo cosa dice, ahahahaha,  guarda questa parodia, guarda me è i miei amici del mare cosa abbiamo filmato… ” e giù,  due ore di filmini inutili e stupidi.  (ma sì, non è politicamente corretto ma diciamolo!)

Io non sono per lei,  come invece per i piccoli, una figura grande, una mamma e una vice mamma: sono un’amica, e questo a volte è lusingante e mi fa capire che sto lavorando bene con queste figlie,  altre è sfinente, perché mi fagocita a tal punto che non più tempo per niente e per nessuno. La sorellina si sente trascurata,  mio figlio non ne parliamo (e fin qui pace), il mio lavoro addio. 

Tutto questo per dire che nella famiglia allargata, ma forse in tutte le famiglie, si va un po’ a fasi, e io ora sono nella fase che ho fatto carte false perché la figlia grande restasse pure a pranzo dall’amica,  ma invece tornerà qui,  e l’amica pure.  E sarà tutto un video

Uomini separati, famiglie ricostituite e figli vari. Appunti.

Ho appena ritirato i risultati delle analisi, e non c’è alcun errore di laboratorio: i valori sono quelli e mi appresto quindi ad andare in fondo alla cosa. Però non ho voglia di angosciarmi, tutti mi dicono che non mi devo preoccupare, e quindi non mi preoccupo finché non c’è da farlo. 
Ho scritto così un post-utility per le famiglie componibili, allargate, ricomposte, per chi vi si avvicina e desidera prima o poi esserlo. Qualcosa che possa seguire il primo (questo) e racconti come sono andate le cose fra mio figlio e le bambine del mio fidanzato.

Quando si comincia una nuova vita con un compagno che ha già figli, e anche noi ne abbiamo, ci si trova a far convivere bambini che prima non si conoscevano, probabilmente molto diversi fra loro, con abitudini diverse, vite diverse (a volte diametralmente opposte), e nella nostra immagine fantastica e stereotipata della famiglia ricostituita, essi subito si ameranno e diventeranno, come per osmosi, fratelli.

Bene, sappiate che non sarà così. E che all’inizio soprattutto, si alterneranno con molta probabilità varie fasi nei loro rapporti.

Posso raccontarvi come è stato per noi. I bambini si sono conosciuti quando ancora noi eravamo solo amici, insieme ad altre persone, altri bambini, e come primo incontro era andato tutto bene.

Quando noi eravamo già coppia e abbiamo cominciato a frequentarci tutti insieme, c’è stato un momento (fase) di iniziale euforia: i piccoletti probabilmente avevano capito tutto ed erano già innamorati di noi adulti (il mio del mio fidanzato e le bimbe di me), quindi nell’aria c’era una grande allegria, eccitazione, un innamoramento collettivo che ci faceva ben sperare e camminare a mezz’aria tutti quanti.

Non c’erano interferenze da parte degli altri genitori, del mio perché di base troppo pigro per interessarsi alla cosa, della di lui ex perché ancora forse non aveva ben chiaro cosa stesse succedendo.

Quando, dopo accurata preparazione, abbiamo annunciato loro che noi ci volevamo bene e che eravamo ‘fidanzati’ le cose sono rimaste sempre carine, facili, con la differenza che finalmente potevamo anche dormire insieme e smetterla con la pantomima di me che dormivo con mio figlio e lui con le sue o in salotto in un pouf.

Poi è arrivata l’estate, e la nostra prima convivenza lunga. Venti giorni a casa loro dopo la fine della scuola, evviva, non ci pareva vero!

E invece… Una gran fatica.

Gli orari diversi, le abitudini diverse, la stanchezza (mia), i problemi di sonno di entrambe le bambine (causate probabilmente da un fuso orario tutto italiano per cui avevano con noi e con la madre orari molto molto diversi) e quindi ogni sera erano tragedie greche (“non dormirò mai“, “non voglio dormire” “voglio andare dalla mamma così poi con lei usciamo“), le gelosie fra i piccoli che hanno cominciato a venir fuori prepotentemente, e allora erano scortesie, intolleranza reciproca, pianti, accuse, malesseri psicosomatici improvvisi, e noi due poveri cristi innamorati nel mezzo.

Abituati a stare insieme di base da soli, due fidanzatini dediti a fughe romantiche, reportage fotografici e lavori a tema, mostre, cinema, concerti, ci siamo ritrovati nel marasma più totale.

Con l’aggiunta della ex di lui che lo chiamava per digli che doveva sgridare ‘il bambino’, perché faceva i dispetti alla sua più piccola e che quindi la metteva su contro mio figlio, rafforzando l’idea che lui fosse tremendo e dispettoso.
Un circolo vizioso che pensavo non si sarebbe mai interrotto.

L’errore è stato illudersi, un po’ infantilmente, come quando da ragazzi sognavamo la famiglia e ce la immaginavamo come quella del mulino bianco (con tanto di macchina familiare e labrador) che tutto sarebbe andato bene da SUBITO, che loro si sarebbero amati, sopportati, rispettati, solo perché si erano in precedenza conosciuti e avevano provato simpatia.

La realtà è ben diversa. La famiglia allargata è un mondo meraviglioso ma anche tanto complesso. Ci vogliono il triplo e quadruplo della pazienza, della sopportazione, della tolleranza rispetto a una famiglia tradizionale, perché ci sono dinamiche diverse, persone diverse, individui che provengono da abitudini, a volte culture, lontane, ci sono gli ex che spesso ci mettono del loro per impicciarsi, per boicottare (noi devo che siamo stati fortunati da questo punto di vista ma anche bravi nel frenare sul nascere anche una embrionale interferenza), i bambini non diventeranno automaticamente fratelli, non si vorranno per forza bene, e a volte non proveranno neanche simpatia l’uno per l’altro.

Ci saranno gelosie trasversali: dopo i primi momenti di euforia da rinnovata armonia familiare, i figli saranno gelosi fra di loro (nel nostro caso il mio è ancora molto geloso quando le bambine vengono da me a chiacchierare di cose da donne o quando mi mostrano balletti, video, o qualunque cosa le riguardi), e a volte saranno gelosi di noi grandi.
(Non fate l’errore di essere gelosi VOI dei figli dell’altro: a noi non è successo, ma so che capita e mi sembra qualcosa di inutile, doloroso, e controproducente.)

La coppia sarà messa alla prova, perché passerà dalla fase che bello siamo innamorati, facciamo i fidanzatini, amiamoci, ci siamo solo noi, quanto siamo felici, a non poter neanche scambiare due parole perché almeno uno (se non di più) dei figli sistematicamente verrà a interrompere perché avrà una cosa importantissima e improrogabile da dire proprio in quel preciso esatto momento. Dovremo quindi riorganizzarci, armarci di logica, e, come due giocatori di tetris, riuscire ad incastrare il tutto in modo da avere ogni tanto qualche momento per noi, se non altro per chiacchierare dieci minuti fra adulti e di cose da adulti.

Sono convinta che l’amore e la costanza paghino sempre. Il tener duro, non perdere la testa, il restare fedeli a quello che noi siamo e che vogliamo portare avanti, senza cedere ai ricatti morali di nessuno (che siano figli o ex), cercando sempre il dialogo con i bambini, mediando quando c’è da mediare, amandoli e non giudicandoli mai.

I nostri tre adesso vanno d’amore e d’accordo, si vogliono davvero bene, e ce ne accorgiamo da tante piccole cose. Intanto ora si difendono l’un l’altro quando li sgridiamo, si alleano contro di noi compatti e risoluti, e comunque non più a fazioni (le sorelle contro il figlio unico). Se una delle due fa un torto al mio, ad esempio, l’altra prende le sue difese, supportandolo e riprendendo l’altra. Questo un anno fa non succedeva, e io, stupidamente, un po’ ne soffrivo. Giocano molto insieme, quando fanno progetti li fanno sempre per cinque, le liti ci sono ma riescono quasi sempre a sbrigarsela da soli e in fretta.

Non escludo che ci saranno altri cambiamenti, ma ora voglio godermi il momento. Va tutto bene, non è sempre facile, ma cosa lo è?

fratelli

Into the wild

È l’ultima notte nella minuscola casina bianca sita nella riserva marina protetta, a cinque minuti a piedi da un mare meraviglioso.

I giorni sono volati, e posso dire che è stata veramente vacanza, per me e per tutti i componenti di questa strampalata famiglia, che io nei momenti di crisi mi rifiuto di definire tale, ma che in realtà lo è, e lo è eccome.

Il discorso schiaffo (vedi post precedente) è stato brillantemente chiarito e archiviato, prima dal mio compagno di vita in una telefonata con ex e le due figlie in viva voce, in cui la piccina è stata messa di fronte alle sue responsabilità, e la ex umiliata in quanto superficiale e cattiva, e poi da me.

Un paio di giorni dopo le bimbe sono tornate da noi, mi sono corse incontro ubriacandomi di parole e sorrisi, affettuose anche più del solito, e io ho approfittato di un momento in cui la piccola mi si è avvicinata sorridente con la bici, per parlarle a quattr’occhi.

Ho esordito dicendole che le voglio molto bene, come a una nipotina (mai sia che se avessi detto “figlia”, presto avremmo ricevuto sms intimidatori della serie “La madre sono solo io!!!”), e che se davvero aveva pensato che le avessi tirato uno schiaffo anziché un buffetto sulla manina per toglierla dalla bocca mentre facevamo la foto e ridevamo tutti insieme, allora mi sarei sentita troppo dispiaciuta per lei e per quello che avrebbe provato in quel momento (discorso furbino, lo so, concedetemelo).

Poi una serie di varie ed eventuali sulla sincerità e sull’essere sempre trasparenti e leali fra noi, come era successo anche con la sorella (la quale chiaramente si era subito messa seduta vicino a noi a sentire) nella precedente vacanza: ci si era mandate a quel paese e la sera però avevamo fatto pace e tutto era finito a tarallucci e vino.

La grande rideva e confermava: “Vero, vero!” E giù occhiolini e sgomitate, da amica ad amica.

Con lei è amore dichiarato, senza se e senza ma.

Qualche giorno dopo ci siamo trasferiti qui. In questa piccolissima casina con un grande spiazzo davanti, con tavolo, sedie, una sdraio, tenda per il sole, cucina in un adiacente casottino, e doccia esterna. Una grande pianta di lavanda (deve essere il mio destino), muretti bianchi, altre piante fra cui oleandri, gerani, e citronella.


Attaccato al nostro, un monolocale gemello abitato da un padre lombardo separato con due figli neanche a farlo apposta dell’età dei nostri.

Sono stati giorni gioiosi, in cui non ci siamo fatti mancare nulla, compresi 5 giorni su 10 senza corrente elettrica perché qualcuno ha pensato di rubare un chilometro e mezzo di cavi di rame della rete aerea Enel, e non è stato facile riparare il guasto.


Immagino che sia difficile da credere, ma i giorni più belli e rilassanti sono stati per me proprio quelli senza luce. Frigorifero a parte, che è una gran rottura più che altro perché era complicato cucinare e conservare, abbiamo vissuto con i ritmi della natura.

La sera quando faceva buio avevamo delle piccole torce, ma piccole piccole, e con quelle si faceva tutto. Si chiacchierava intorno al tavolo mettendo un’insalatiera bianca su un bicchiere posizionato su una torcia, e si creava una lampada, andavamo a letto presto, ci svegliavamo altrettanto presto, e si arrivava in spiaggia in orari in cui non c’era quasi nessuno.

La notte, sopra di noi, un cielo illuminato solo da miriadi di stelle, anche cadenti. Io e lui ad osservarle sulla sdraio in giardino mentre i bambini dormivano.

Bellissimo.

Abbiamo preso il sole nelle giuste ore, diventando tutti nerissimi, e persino il mio bambino catarifrangente da quanto è bianco di pelle, adesso ha il segno del costume e mi sembra così strano!

Io, che non dormo la notte se prima non leggo, ho risolto iniziando “La storia” di Elsa Morante che mi ero scaricata sull’iPad prima di partire, pensando che non sarei riuscita mai a leggere su tablet piuttosto che su carta. Invece, non avendo alternative, ho abbassato al massimo la luminosità e mi sono goduta, nel buio pesto delle notti di campagna, la lettura di questo bellissimo romanzo.

Abbiamo vissuto sempre all’aperto: la mattina in spiaggia, poi doccia esterna e fredda per tutti, pranzo in giardino e, nelle ore più calde, prima compiti, poi agguerritissime partite a Monopoli, carte o altri giochi da tavola tutti insieme, anche con i vicini di casa. E forse questi momenti sono stati fra i più divertenti della vacanza.

Abbiamo riso, combattuto, c’è chi ha cercato di barare ed è stato scoperto, chi, avido, non guardava in faccia nessuno pur di comprare, costruire, riscuotere, chi faceva investimenti alla caz di cane e alle aste offriva più denaro di ciò che possedeva e quando si ritrovava a vincerle era costretto a vendere alla banca dei terreni… Mi sono divertita tanto anche a osservare come ragionavano questi bambini, tutti tra gli 8 e i 12 anni, intravedendo un po’ il loro futuro di ragazzi e di uomini, in qualche caso sperando che non fosse proprio così come sembrava, sempre sorridendo e pensando che queste sono alcune fra le cose belle dell’avere figli di questa età, io che temevo tanto la loro crescita e l’adolescenza.


Mi accorgo che adesso mi spaventa molto meno, perché ho imparato a conoscerli e a capire di loro tanti meccanismi: alla fine fanno tanta tenerezza perché da un lato sono piccoli e vorrebbero pure continuare a esserlo, dall’altro sono già grandi ed è troppo bello vedere che ci ragioni, che ti capiscono e che hanno, a momenti, gesti maturi e complici con te che sei l’adulto.

E che dire del tardo pomeriggio, quando noi andavamo in spiaggia fino a quasi il tramonto, e tutti tornavano indietro? La spiaggia tutta nostra, bagni infiniti, mare caldo e pulitissimo,  abbiamo giocato ore e ore col frisbee ad anello tanto che alla fine ci guardavano tutti tanto eravamo bravi. Tanti bambini, anche sconosciuti, si sono uniti a noi incuriositi. E il tempo è sempre volato.

La famiglia componibile non si è scomposta mai, neanche di fronte alle avversità dovute al distacco dalla corrente elettrica, agli incontri molto ravvicinati con ragni grandi quanto il mazzo di carte, viscidi millepiedi, qualche scarafaggio, e a una lotta impari a colpi di Cif spray con le formiche in cucina (lotta perdutissima: mai visto formiche così determinate e organizzate come quelle di campagna).

Siamo stati felici, felici e basta. Qualche arrabbiatura di lieve entità con i propri figli, io un paio di giorni col mio un po’ difficili per dei suoi modi sgarbati (e lì mi tocca dire che si è fatto molto influenzare dai milanesi vicini, che si mandavano affanculo ogni mezz’ora, fratello con sorella, figli col padre, padre coi figli, era proprio il loro modo di comunicare, perché a quanto pare si vogliono molto bene), ma rientrato tutto abbastanza velocemente.

Non ho sofferto di mancanza d’aria da troppa famiglia, e anche questo è strano e indicativo del mio stato di benessere di questa vacanza.

Ho avuto un paio di momenti in cui ho tentato di cogliere l’attimo e andarmene da SOLA in spiaggia a leggere (sempre quando il Monopoli si prolungava oltre le 17, cominciando dopo pranzo), ma sono stata regolarmente e rapidamente intercettata da una delle due bimbe “Aspetta! Vengo con te, ho proprio voglia di farmi un bel bagno!”
Ah. Ok, vieni, non disapprovo

E giù chiacchiere, ancora chiacchiere, bagni insieme, baci (ebbene sì, la grande ogni tanto viene e mi bacia, e io mi commuovo e penso che sia un miracolo), confidenze, frisbee (“Chiara ti devo allenare, così vedrai come diventiamo sempre più brave” “Veramente pensavo di legg… però sì, hai ragione, fammi un bell’allenamento che poi vedranno papà e gli altri come sono diventata brava”) e ancora frisbee…

Domattina tutto questo finisce. Si fanno i bagagli e ci si prepara per la terza e ultima parte della nostra lunga estate. Quella senza figli. Ancora un giorno e saremo soli.

Ce n’è molto bisogno, moltissimo, a questo punto.

Ho già un po’ di magone perché starò senza il mio piccoletto per lunghi 15 giorni, ma lui sarà col padre ancora al mare e si divertirà: me lo devo far passare e anche in fretta.

Io e il mio meraviglioso fidanzato abbiamo tanto da fare, da ora a fine agosto, e allora chiudiamo gli occhi e tuffiamoci senza più pensieri nel nostro prossimo futuro, che sarà emozionante e ricco come sempre di solo cose belle.

Ps. La televisione c’era, il proprietario l’aveva posizionata su un comodino.  Non abbiamo fatto in tempo ad entrare il primo giorno, che il mio uomo l’aveva già  nascosta in cima all’armadio. Nascondiglio ovviamente subito scoperto dai bambini ma abbiamo inventato loro che era rotta. (Solo una volta hanno chiesto come mai quella dei vicini invece funzionava, poi si sono arresi)

TORRE

Si naviga a vista.

Siamo di nuovo tutti insieme, nella città del sud, in attesa di trasferirci per una decina di giorni nella riserva marina, udite udite, in un monolocale tutto bianco, nella campagna assolata, fra alberi di fico grandissimi,  alberi di pesche, campi di pomodori, e ortaggi di tutti i tipi che i contadini vendono ai lati della strada sterrata.

In 5 in un monolocale, una bella prova eh?

Però questa casina è all’interno di un giardino, con tavolo e sedie fuori, tenda per il sole e cucina esterna, in un’altra costruzione sempre lì dentro, cosa che trovo al momento comoda perché non avremo odori dentro e chi si alza per primo potrà uscire a farsi il caffè senza svegliare tutta la banda.

Saremo a 5 minuti a piedi da una delle spiagge più belle della zona, che sì, sarà affollatissima, ma noi, potendo andare avanti e indietro, avremo anche meno il problema dell’ombrellone, del posto, di dove piazzarci.

Credo che ci vorrà tanto spirito di adattamento (di cui sono notoriamente poco dotata, cioè, mi adatto ma soffro), non so se sarà caldissimo, ma forse la notte meno che in città, non so come saranno le nostre giornate, ma adesso ho voglia solo di essere positiva.

Ho passato ieri e oggi un po’ come un’anima in pena, stravolta dal caldo e dalle preoccupazioni, quando in realtà non è successo niente di niente, anzi, solo cose belle e positive, perché i bambini sono stati degli angeli (quasi angeli), siamo riusciti a fare una gita in una baia meravigliosa con degli amici del nord che si trovavano in vacanza là, anche loro con figli, e quindi finalmente siamo riusciti a trascorrere una giornata di mare in grazia di Dio senza stare fissi con i nostri attaccati alle calcagna.

Nonostante tutto, mille presagi oscuri si manifestavano nella mia mente su come sarebbe stata questa metà di agosto fissi con i bambini, col terrore degli sbalzi di umore dell’adolescente, dei miei di conseguenza, di non riuscire a trovare momenti per noi due, un senso di soffocamento e un desiderio di addormentarmi sotto l’aria condizionata per svegliarmi solo il 14 di agosto.

Invece, come sempre, i fatti mi stanno smentendo. Mi devo dare pace: va tutto bene. E, vedendo e sentendo anche altre esperienze di famiglie ricomposte, mi rendo conto che davvero qui non ci sono problemi.

A parte quelli della semplice quotidianità: e quindi gli orari diversi, le abitudini diverse, le esigenze diverse, i diversi modi di essere genitori; abbiamo, credo, rispetto a una famiglia tradizionale, qualche complessità in più, ma che si affronta, se non si perde la testa.

Il mio equilibrio, quando arriva il panico, lo devo tutto a lui. Al mio compagno, al mio amore, che mi ama e mi prende così come sono, che sa che, soprattutto d’estate a fronte di lunghi periodi insieme, io spesso penso che non ce la farò mai ad arrivare a settembre viva, e riesce sempre con una dolcezza, una calma, una pazienza, una forza d’animo davvero non comuni, a sollevarmi dall’angoscia, a darmi coraggio, a lasciarmi i miei spazi per scrivere, riposare, rimuginare, ritrovare infine, da sola, la positività che ogni tanto va perduta. A lui devo tutto.

E anche ai bambini, sapete?
Perché a volte mi vedono sparire in camera mia, computer e tavoletta grafica sotto il braccio, con la scusa che devo lavorare un po’, e secondo me, ora che mi conoscono, hanno capito che in quei momenti sono arrivata, e nonostante tutto mi amano, mi vogliono bene,  e quando riemergo vengono a chiacchierare con me e mi raccontano le loro cose, mi fanno vedere i video che hanno fatto (pure carini oltretutto, non i soliti filmini noiosi che fanno a quest’età i ragazzini, sono molto creativi e pure spiritosi).

L’altra sera, insieme agli amici dopo la giornata al mare, mi sono presa in un negozietto di quelli che fanno le scarpe in cuoio a mano, dei sandali bassi color testa di moro alla schiava, molto belli e di classe, semplicissimi, con due fibbiette laterali appena sopra la caviglia, e la grande mi ha sussurrato: “Io da papà non ho neanche un paio di sandali”.

Le ho chiesto se ne volesse un paio di quelli del negozio, io stessa già ne avevo ai piedi alcuni che uso da anni per andare in spiaggia, in cuoio ma chiari, pur non sapendo bene se le sarebbero potuti piacere, dato che la madre è una persona dal gusto, diciamo, opposto al mio. E opposto non è un eufemismo.

Volete sapere cosa ha scelto e cosa porta da ieri senza mai toglierli dai piedi? Eccoli qua. E la foto delle “gemelle di scarpe” l’ha voluta fare lei.

Sandali

Non sono tipi da miniclub. (E qualcosa è cambiato)

Siamo a fine luglio ormai e, nel mio conto alla rovescia perché l’estate finisca (sono notoriamente amante del fresco e dei mesi autunnali), posso dire che anche la vacanza tutti insieme nell’hotel 4 stelle all inclusive, è andata.

Non proprio come c’eravamo immaginati, ma il bilancio è comunque positivo.

Siamo partiti io e il mio bambino dal nord e loro dal sud, per raggiungere la località marina a metà strada, non propriamente il mare che amiamo noi, ma il rapporto qualità-servizi-prezzo era allettante, come lo era il fatto che questo hotel avesse il mini club, perché –illusi– eravamo convinti che ci saremmo ritagliati molti momenti io e lui da soli, mica per fare grandi cose (che non avremmo disdegnato comunque, eh), ma anche solo per chiacchierare, riposarci, leggere un po’, stare semplicemente in silenzio.

Nella realtà, fin dal primo giorno ci siamo resi conto che tutto quello che avevamo immaginato sfumava di fronte a un semplice dato di fatto: i nostri bambini dapprima timorosi (“papà, posso qualche volta non andare al miniclub se non mi va?”), poi categorici (animatrice all’accoglienza: “Volete venire al miniclub?” “NO”), hanno deciso che non sarebbero mai andati insieme ai loro simili al miniclub. E neanche allo junior club, dove li avrebbero anche accolti nonostante partisse dai 12 anni.

Rassegnati all’evidenza, e non dico lusingati, ma consolati dal pensiero che per loro la cosa più bella fosse stare con noi 24 ore su 24 a giocare, chiacchierare, fare domande, rompere, abbiamo sperato almeno di riposarci la notte, ma i tre bambini, nonostante schifassero il miniclub, avevano, le femmine, un innamoramento per una delle animatrici, il maschio, che di per sé sarebbe uno tranquillo e un dormiglione, il desiderio di vedersi tutti gli orrendi spettacoli che l’animazione organizzava neanche presto: dalle 22 in poi. Desiderio che si coniugava perfettamente con quello delle bambine.

Inutile far notare loro che dalla mattina alle 8 facevamo insieme miliardi di cose fra bagni in piscina, gare di tuffi, di apnea, tornei di freccette, biliardino, bocce, noleggio di risciò e biciclette subito dopo cena, con tanto di pedalate con 33 gradi umidi per l’infinito lungomare della località di vacanza, gite in montagna nel famoso e bellissimo parco nazionale: loro la sera volevano vedere gli spettacoli, che era roba che coinvolgeva anche il pubblico tipo “Scommettiamo che”, il gioco dei pacchi e simili. Qualche volta li abbiamo dovuti accontentare, pensando è estate, è la loro vacanza, sono piccoli e quindi sono scemi, è normale che gli piacciano queste serate di -diciamo- grottesco varietà, e così il mio paziente fidanzato è andato con loro, mentre io salivo in camera e provavo a dormire (inutilmente perché colpita da una strana forma di insonnia nervosa).

Altre abbiamo tenuto duro avvertendo fin dalla mattina che la sera avremmo preso le bici, saremmo andati alla sagra di paese, ma lo spettacolo NO, di non polemizzare né protestare perché non ce li avremmo portati.

Avvertenza che funziona alla perfezione con due bambini di 8 anni, ma avete provato a far patti con un’adolescente?

Adolescente che ha alternato momenti di dolcezza estrema, confidenza, maturità e affettuosità uniche, a sbalzi di umore che neanche io in sindrome premestruale (e non oso immaginare come sarà lei quando arriverà il suo momento!).

E un dopo pranzo afosissimo, in cui stazionavamo nella hall sotto l’aria condizionata, e i piccoli facevano i compiti, nella famiglia componibile per la prima volta si è rotto un tabù.

E’ successo che quel giorno all’adolescente era uscito un’esantema sulle cosce, e nessuno di noi si è preoccupato perché un paio di settimane prima la sorella aveva avuto la 5a malattia, con relativo esantema che è comparso ogni giorno in una zona diversa fino a scomparire completamente in qualche giorno e anche più, quindi non abbiamo dato alcuna importanza alla cosa.

Noi due, il genitore e la fidanzata del genitore, io.

Lei ha deciso che tutti l’avrebbero guardata e avrebbero riso del suo esantema (che detto fra noi neanche si notava, dovevi proprio andarci vicino), a pranzo non si è mossa dal suo posto coprendosi con la tovaglia, dopo pranzo l’ho portata su in camera e le ho spalmato una crema antistaminica tanto per tranquillizzarla (essendo soggetto allergico, il padre aveva pensato anche a una qualche allergia), lei docile si è affidata a me e se l’è fatta spalmare ovunque avesse le macchie senza vergogna (cosa che mi ha colpita molto e mi ha fatto capire quanto sia legata a me, essendo loro due bambine molto pudiche e riservate riguardo all’intimità e alla confidenza), l’ho consolata, l’ho rassicurata che non si vedeva nulla davvero, e siamo tornate giù.

Tutti insieme a un tavolino della hall, i piccoli silenziosi che studiavano (o facevano finta), io che desideravo solo dormire (con la mia media di poche ore per notte dei primi giorni), lei, annoiata, ha chiamato la madre, e quando ha chiuso ha sentenziato:

Da oggi non posso più prendere il sole né lavarmi col sapone, l’ha detto la mamma

Io e lui ci siamo guardati, complici, e abbiamo cercato di andarci piano, senza comunque prevedere la tragedia che sarebbe successa entro pochi minuti.

Il padre l’ha assecondata, dicendole va bene, non prenderai il sole, invece di andare in piscina andremo nella saletta dove fanno i tornei e staremo là, ma questo evidentemente non è bastato. Ha iniziato a dire che sarebbe arrivata al primo giorno di scuola media bianca perché non avrebbe più preso il sole, e io a rassicurarla siamo a luglio, mancano due mesi all’inizio della scuola, vuoi mettere quanto sole prenderai? Finita la malattia poi vai al mare quanto ti pare, ci abiti anche! 

– Ah, non può ritornare la 5a malattia? – No, stai tranquilla, viene solo una volta -Evvai! Non torna, meno male perché non ne posso già più. Comunque adesso non mi posso lavare eh, quindi la doccia non la faccio.

Allora. Chi ha figli adolescenti, o si ricorda come è stato, saprà quanto è acre e nauseante l’odore di ascella di bambina quasi donna, ci siamo passati tutti, io mi ricordo che mi lavavo addirittura due volte prima di mettere il deodorante.

Lei è perfettamente consapevole di questo e fino a un mesetto fa erano docce mattina e sera, adesso, come dovremmo capire che funziona a quest’età, tutto al contrario: non ci si lava più.

Abbiamo, con tutto il tatto possibile in questa vita, provato a dire: vabbé, almeno lavati a pezzi, poi ti dai una sciacquata sotto la doccia…

– NOOOO!! Perché poi va il sapone comunque dove ho l’esantema quando mi sciacquo!! (alterazione lieve)

Silenzio nostro. (i piccoli non pervenuti)

Tanto la mamma prima di partire mi ha messo un deodorante che dura 7 giorni, quindi posso anche non lavarmi!

Ora, io ammetto di essere un po’ intollerante nei confronti delle cazzate, e questa del deodorante che dura 7 giorni, che è dai miei tempi che esiste e che fa pure male, è una di queste. Nonostante tutto, con una calma zen e un tono neutro (non pensasse mai volessi contraddire la madre) le ho spiegato il concetto di questo deodorante: non è che non ci si lava per una settimana, ma non c’è bisogno di ridarselo, però lavare ci si lava, altrimenti non funziona.

Il mio fidanzato deve aver annuito, credo, o con la testa, con lo sguardo, o dicendo è vero, non lo so perché da quel momento è stato come se un terremoto avesse aperto una voragine sotto i nostri piedi: lei è scattata urlando qualcosa come: “Ecco!! Adesso io devo usare il sapone per forza, voi volete che io non guarisca mai più!! Mi terrò queste macchie per sempre!” davanti a tutta la hall, cambiando poltroncina e andando a sedersi da sola più avanti.

Ecco. Io non so come mai, non lo so davvero, ma in un nanosecondo ho sentito un CRACK e ho rotto gli argini.

Io, proprio io che ho sempre professato che ai figli del proprio compagno non si deve dire nulla, che le cose gliele deve dire lui, che ognuno ai propri bambini, perché poi si rompono gli equilibri, perché poi la loro madre si mette a mandare messaggi polemici a lui e non è giusto, ecco, tutti questi miei incrollabili principi sono andati a quel paese e la mia natura, così abilmente controllata, di impulsiva, è venuta fuori senza che volessi minimamente neanche provare a fermarla.

Sapete che c’è? Mi sono rotta le palle, mi avete rotto tutti quanti: stiamo dalla mattina alla sera dietro a voi, ai vostri capricci, alle vostre richieste, alle vostre lamentele, alle vostre paranoie, tutto il giorno a gestire tutti voi, ora basta. Cosa avevo detto di male? Che quel deodorante lo dice anche la pubblicità che non sostituiva l’acqua e sapone? Io me ne esco, vado a comprare quei prodotti per i miei capelli e vi dirò di più, mi faccio anche una piega e torno direttamente stasera, cosa pensate di esistere solo voi? Noi dobbiamo misurare ogni parola che diciamo e voi potete fare e dire quello che vi pare?

Un fiume in piena. Non so neanche se ho detto proprio queste cose e in questo modo. So che ero fuori di me dalla rabbia.

Tutta quella rabbia che evidentemente se ne stava repressa in chissà quale angolo di me e da quanto tempo.

Sono salita in camera, ho fatto la doccia, e con 36 gradi alle quattro del pomeriggio ho preso la macchina, impostato il navigatore e guidato tanto per raggiungere la città vicina e il parrucchiere che cercavo, sperando di calmarmi. Ho comprato i prodotti ma non ho fatto nessuna piega, con quel caldo sarebbe stato inutile, e poi avevo voglia di guidare ancora, di starmene in giro per cercare di sbollire e di capire che diavolo era successo, quali sarebbero state le conseguenze, era importante ritrovare lucidità prima di tornare.

Nei dintorni c’era un outlet. Ho pensato che ci sarei andata e mi sarei consolata facendo shooping sfrenato ai saldi.

E fanculo tutta la famiglia.

Invece.

Invece sono entrata, io e poche altre anime che con quel caldo si aggiravano per negozi forse più in cerca di refrigerio che di affari, e ho visto un negozietto di occhiali da sole che in vetrina ne aveva di troppo carini per bambini. A un prezzo a cui non si poteva proprio dire di no. Ho preso tre paia di occhiali pensando a ognuno di loro, alla forma del viso, alle preferenze di colore e di genere, sono stata là dentro tanto tempo e mano mano che immaginavo questi nostri figli con i nuovi occhiali, loro che non ne hanno mai avuti e a volte usano i nostri per divertirsi, ritrovavo un po’ di pace. Ho chiacchierato con la commessa che ha fatto di tutto per farmi tre bustine regalo, lei che non ha materiali per pacchetti, ma ha compreso l’importanza che aveva per me quel piccolo pensiero.
E non era un regalo riparatore, assolutamente. Neanche per un attimo l’ho pensato.

Ho poi continuato a girare per un altro paio di ore, mi sono presa due cose per me che desideravo da tempo e che non riuscivo a trovare, e, prima di andare via che ormai era quasi l’ora di cena, ho trovato un negozietto per bambini che svendeva (regalava) tutto a 5 euro al pezzo.

Inutile dire che in macchina avevo alla fine tante buste, di cui una enorme di magliette e pantaloncini (le gonne non le vogliono più, dice che non si usano) per tutti.

Arrivata in hotel quasi non avevo il coraggio di salire. Ero calma ma impaurita. Come li troverò? Come LA troverò?

Invece appena sono entrata mi sono corsi incontro, tutti e tre, e mi hanno abbracciata.
L’ho buttata sul ridere: guardate quante buste! Regali per tutti!

Si sono scaraventati sui pacchetti e non ho mai, mai, mai visto dei bambini così felici per dei semplici occhiali da sole. Carini molto, poi perfetti per i loro visini, ma ho avuto l’impressione che tutta quella felicità fosse più legata alla tensione che si scioglieva, alla ricomposizione, alla pacificazione degli animi.

Siamo andati a cena, allegramente, e quando ci siamo ritrovati tutti insieme a tavola, nel mezzo di chiacchiere e risate, la grande mi ha guardata e mi ha detto: “Comunque Chiara, scusa se prima ti ho risposto in quel modo

Giuro, il mio cuore ha saltato un battito.

Stavo per dire scusa tu amore per come ho reagito, ma poi non so, non ce l’ho fatta e non è stato per orgoglio.

Forse per un attimo, quell’attimo in cui tanti genitori si chiedono cosa devono rispondere e hanno troppo poco tempo per pensarci e allora arrivano mille pensieri e si sceglie quello che sembra meno sbagliato, ho creduto che non avrei dovuto scusarmi anche io, per non sminuire il messaggio, forte, che avevo lanciato quel pomeriggio.

E allora semplicemente le ho detto: “Non ti preoccupare, anche io ero stanca, può succedere di discutere, di non capirsi, non importa, davvero, l’importante è fare pace“.

Così abbiamo riso, mi ha raccontato che la mamma quando lei ha questi momenti va a prendere lo scudo, poi ci si è messo di mezzo anche il mio bambino che, a supportarla, ha aggiunto tutto contento che io non ho pazienza e che quando mi arrabbio esplodo, e poi abbiamo parlato di altro e la vacanza è andata avanti. Nel modo migliore. Fra confidenza e complicità crescenti, come se questo tabù che si è infranto abbia liberato tutti noi, me soprattutto, da catene e paletti invisibili.

Mi rendo conto che abbiamo ancora tanto da imparare e tanta strada da fare ma ormai solide e profondissime radici e questo è l’importante. Non è facile mettere insieme due nuclei familiari che esistevano e avevano una vita anche prima di incontrarsi, ce la stiamo mettendo tutta e i risultati, fra un litigio, uno scazzo, una risata, un compromesso e l’altro,  prima o poi arrivano.

Ah, non c’è stata nessuna ripercussione della mamma delle bambine sul mio compagno per via di questa lite. O non le è stata neanche raccontata, o lei conosce i suoi polli e quindi ha capito e bene così.

cool kids

Molestie 

Da stamattina in viaggio io e lui, prima in macchina verso l’aeroporto, poi in attesa del volo, abbiamo mangiato il nostro panino e chiacchierato

Tutto il tempo.

In aereo ho comprato (mi ero scordata di farlo prima) l’acqua, e per la modica cifra di 3€ per una bottiglietta da 50 ml hanno regalato al mio bambino una busta sorpresa. Ho fatto un salto nel passato quando, aprendola, ci abbiamo trovato una confezione di trasferelli! Orribili, dei calciatori, ma magia pura per lui! “Mamma cosa sono? Come funzionano?”
Chiacchiere, trasferimenti di caricature agghiaccianti di calciatori, un po’ di lettura (tipo 5 minuti di tregua) e di nuovo chiacchiere (sua logorrea) per l’atterraggio (“mamma che bello questo passaggio, sembra un quadro con tutti questi quadrati. Ma questa cos’è? Una foresta? E questa cosa bianca? E questo paese come si chiama? Ma perché ancora non vedo la pista di atterraggio? Guarda, un elicottero giallo! Perché non fa la musica? Ma siamo in orario? Ah, siamo in anticipo? E allora perché ancora non fa la musica? Ah ecco, l’ha fatta, si doveva fermare. Ma quando aprono le porte? Perché scendono prima loro?“)
Stordita scendo con i due trolley cercando di non precipitare dalla scaletta, saliamo sull’autobus- “Voglio stare seduto, posso provare a fare una corsa col giro? Ma quando parte? Che bel tempo che c’è qua, appena scendo voglio fare vedere i trasferelli alle bambine, voglio vedere se sanno cosa sono. Ah non ci sono? E perché? Ma quando vengono? Ah, andiamo noi dopo? Bene. Quanto restiamo? Solo fino a dopodomani? Ma uffa, volevo restare di più. Dov’è Marco? Eccolo!”-
Noi due non riusciamo a scambiare due parole, c’è nel mezzo un bambino iper eccitato e molesto.
Due minuti alla coop, a comprare un gelato, e poi a casa.
Finalmente il terzo incomodo va in bagno e pare ci resti.
Amore voglio baciarti! Vieni qua… Smack smack smack… Mmmm, senti…
MAMMAAAAAAAAAAAAA!!! Quale asciugamano devo usare???
E siamo appena all’inizio. E quelle due ancora non sono arrivate.