Le ex mogli: tipologie secondo me

Ci sono tante categorie di ex mogli, quindi cercherò di essere schematica in questo post, e nel caso ne abbia dimenticata qualcuna, vi prego aiutatemi e magari integriamo insieme.

La lettura di questo post intanto va fatta da due punti di vista:

  • siamo noi le ex
  • non siamo noi le ex

Che lo siamo o che non lo siamo, abbiamo a che fare con le ex mogli del nostro uomo.

Come forse ormai saprete, io appartengo a tutti e due i punti: sono divorziata e ho a che fare indirettamente, per ora, con l’ex moglie del mio fidanzato.

Anche qui occorre però fare delle suddivisioni.

  • Siamo ex mogli lasciate da nostro marito, con figli grandi o piccoli 
  • Siamo state noi a lasciare nostro marito

Io sono una ex moglie che ha concluso in maniera molto civile e pacifica (a parte i mesi precedenti la separazione, che credo non possano essere felici e sereni per nessuno) il suo matrimonio: con il mio ex marito ho rapporti civilissimi e siamo una coppia genitoriale forte e compatta, nell’educazione e nelle scelte per nostro figlio.

Mio marito, a neanche un mese dall’appuntamento col giudice che ha sancito la fine del nostro matrimonio, ha trovato una compagna, con cui sta tutt’ora e con cui si sposerà fra qualche mese. Gli uomini, nella mia piccolissima statistica personale, sono molto rapidi nel riaccompagnarsi: incapacità di stare da soli? Necessità di qualcuno che gli stiri le camicie? Chissà! 
Sono stata molto molto fortunata, perché il mio ex ha trovato una donna meravigliosa, sua coetanea, anche lei divorziata ma senza figli. Per il mio bambino lei è stata da subito un punto di riferimento importante, e anche una grande risorsa affettiva, in quanto lui aveva solo 5 anni e lei ha portato tanta gioia e amore in quella casa, non essendo il mio ex propriamente quello che si può definire un allegrone.


La mia storia è quindi molto semplice rispetto ad altre: ho un ex marito che è puntualissimo nel versare il mantenimento per il bambino, che collabora alle spese, che è corretto in tutto e per tutto, e che ha una fidanzata gentile, brava, non invadente e molto affettuosa.

Io sono stata sola un paio di anni prima di trovare il mio grandissimo amore, e quello che vorrei dirvi è che non sono mai stata gelosa né invidiosa di loro, tantomeno del rapporto che il mio bambino aveva creato con lei. Anzi. Ero proprio io a chiedere al mio ex se ci fosse lei, perché per Pietro era importante: era la figura femminile che cercava e che penso che cerchi qualsiasi bambino piccolo si ritrovi a dividersi fra case diverse e genitori separati. Di lei non sono amica, ma ho il suo numero di telefono e se c’è bisogno ci sentiamo. Del bambino parlo sempre con l’ex, ma se serve chiedo un’opinione alla fidanzata, per sentire un’altra versione, per capire come la vede lei. A volte è capitato che lei e il mio ex prendessero per un pomeriggio non solo Pietro, ma anche i miei due nipoti e se li portassero a fare una gita. I miei nipoti lo chiamano ancora zio e adorano lei.

Questa la mia esperienza, che mi fa pensare che tutti dovrebbero avere una ex moglie illuminata come me. 

Se però fossi stata lasciata da lui, e peggio ancora per un altro, allora probabilmente la situazione sarebbe stata ben diversa.

E qui si torna al discorso ex mogli con cui dobbiamo avere a che fare.

Le ex mogli possono essere di vario tipo.

  • Moglie lasciata
  • Moglie che lascia
  • Moglie che comunque ha trovato un nuovo compagno
  • Moglie sola a cui le storie per un motivo o per l’altro non durano
  • Moglie lasciata o meno, che vive di invidia e gelosia

La moglie lasciata, che sia stata lasciata per voi o per nessuno, è in genere rancorosa. Molto rancorosa. Soprattutto se vede che la storia dell’ex marito con voi dura, voi siete felici, e i loro figli vi adorano (e quindi, soprattutto i primi tempi, quando tornano a casa da lei è tutto un “la fidanzata di papà sai che ha detto oggi? è simpaticissima, ascolta…” “la fidanzata di papà mi ha comprato questa maglietta da H&M, guarda che bella!” “La fidanzata di papà è stata carinissima con noi, ha organizzato un pomeriggio divertente con i nostri amici e abbiamo mangiato la pizza tutti insieme in terrazza!”)

La moglie che lascia in genere ha già un nuovo compagno e quindi potrebbe essere che rompa meno, perché felice e appagata (se la storia le va bene), sempre che non appartenga alla categoria delle invidiose a prescindere o peggio, alle gelose dei figli.

A quel punto potrebbero volare ingiure, sempre tramite il vostro compagno, come: “Dì a quella che la vera madre sono io!!!” “Lei mi vuole rubare le figlie” “Lei non ha avuto figlie femmine quindi vuole le mie!!”

Ecco, io penso che la gelosia sia un sentimento inutile e distruttivo, che ha a che fare solo con l’insicurezza personale, perché, soprattutto in questo caso, come dicevo nel post precedente (qui), “la mamma è sempre la mamma” e nessuno potrà sostituirsi a lei e nell’affetto che i figli provano per lei. La nuova compagna potrà essere amata e ricambiare questo amore, ma sarà solo un affetto in più che i figli avranno, un valore aggiunto, e quando mai essere circondati di tanto amore e imparare ad amare persone diverse può essere una cosa brutta, che toglie qualcosa a qualcuno?

L’amore si moltiplica e basta, i nostri figli saranno solo più ricchi e più sereni se conosceranno persone che li amano e di cui ricambieranno il sentimento.

Non per questo toglieranno nulla a noi mamme!
Anzi, torneranno da noi più felici, sereni, con un bagaglio in più di esperienze e sfumature di sentimenti belli e positivi.

E se con la nuova compagna del nostro ex marito si divertono che male c’è? Io la ringrazio ogni giorno la fidanzata del mio ex marito! E spero davvero che non si lascino mai. (ora si sposano e tutti e due non sono giovanissimi, quindi credo di poter stare tranquilla)
A me è stato pure detto da mio figlio che lei è più buona di me e del padre: io ci ho riso proprio di cuore e gli ho risposto che avrei fatto scambio volentieri con lei, perché il ruolo della mamma è il più scomodo di tutti, è chiaro che io appaio più “cattiva” e meno giocherellona, anche solo le ore che trascorro io con lui vivendo la vita quotidiana con annessi e connessi (sveglie la mattina, scuola, sport, malumori, gestione amici e soldi) , vogliamo paragonarle ai week-end in cui loro stanno insieme a fare cose solo divertenti?

Per cui il mio consiglio per tutte le ex mogli è questo: non siate gelose, le mamme siete voi, i vostri figli vi amano e vi ameranno per sempre. La fidanzata di papà è una figura che può solo arricchire e nulla togliervi.

Il consiglio invece per le fidanzate è sempre lo stesso: abbiate pazienza.

Cercate di capire, lo so che è difficile, che la ex moglie è in una posizione diversa (secondo me meno privilegiata) dalla vostra, e soprattutto se è sola può essere in crisi, depressa, bipolare, instabile, immatura. Potete farci qualcosa? No. Potete ucciderla? Neanche. Potete essere superiori e lasciar correre e decadere quando si lancia in esternazioni non proprio carine nei vostri confronti?
Ecco, quello sì, forse lo potete fare, e se non ci riuscite (siamo umani), cercate di tenere per voi l’odio e la rabbia che può suscitarvi, soprattutto se queste sparate avvengono a fronte di un vostro gesto carino nei confronti dei loro figli.

Alla lunga questo comportamento da donna invisibile pagherà, credetemi.

Voi dovete essere inattaccabili, come dicevo nel post precedente sulla sopravvivenza (questo), e se lei vi manderà a dire tramite i vostro uomo che

  • i figli sono solo suoi,
  • che lei è la vera madre
  • che voi non vi dovete permettere di dire alla figlia che starebbe bene con un certo taglio di capelli, di chiedere alla figlia che tipo di reggiseno le serve, di dire alla figlia che la vedrebbe bene a suonare uno strumento piuttosto che un altro, sempre perché la vera madre è lei e che voi dovete stare al vostro posto
  • che voi in realtà volevate il maschio/la femmina (a seconda di che sesso è vostro figlio) e quindi state cercando di rubarle il suo/la sua
  • che volete comprare i suoi figli facendo loro dei regali

beh, sfogatevi con lui, e troverete un alleato, sfogatevi con vostra madre, amica, sorella, cugina, ma ignorate lei, e soprattutto non cambiate i rapporti con i di lei figli, se questi rapporti sono belli e sinceri: fareste del male solo a loro.

Anche perché talvolta queste ex se ne escono così, e dopo cinque minuti dimenticano quello che hanno detto perché si sono sfogate e sono contente e magari il giorno dopo vi mandano i saluti tramite i bambini. (o una marmellata fatta da loro, o una torta)

Non è facile, ve lo dico, non è facile per niente e non è cosa per tutti.

Ci vuole un gran sangue freddo, una bella sicurezza di sé e tanto tanto Amore intorno a noi.

Poi gli anni passano, e se siete sopravvissuti come coppia e come nucleo familiare, allora arriveranno le soddisfazioni quando i bambini, come sta accadendo a me adesso, parleranno di voi come di FAMIGLIA. Vorranno festeggiare il compleanno in FAMIGLIA, diranno che vogliono aprire un canale YouTube o un blog per raccontare i viaggi che fanno con la FAMIGLIA, si divertiranno quando in giro le persone vi chiederanno “ma son tutti figli suoi?” e tutti insieme risponderete di sì e riderete degli sguardi attoniti di chi non capisce come mai tanti colori diversi, età identiche ma nessun gemello, e tutto questo non sarà più tabù.

pace

Fasi e oscillazioni nella famiglia allargata 

Per la prima volta stanotte una delle due bambine è rimasta qui con me sebbene il padre stamattina entrasse a lavorare prestissimo.  La grande è andata a dormire da un’amica,  hanno solo 12 anni ma per loro prima delle 2 non si dorme: si fanno video, si chiacchiera, si gioca col telefono. Abitudine malsana ma d’altronde non sono io la loro madre.  Il padre poco può fare,  standoci di meno. 

Così i due piccoli sono rimasti con me ed è un sogno. Hanno dormito tutta la notte e fino a tardi: alle 9 si sono svegliati, hanno trovato tutto apparecchiato e le piadine con la cioccolata pronte, abbiamo chiacchierato dei loro sogni e di cosa avremmo fatto oggi, poi mi hanno aiutata a sparecchiare (cosa che quando c’è il papà non fanno!) e si sono lavati e vestiti.  Una meraviglia. 

Adesso è un’oretta che giocano insieme io non li sento.  Ho potuto prepararmi, iniziare a lavorare e fare una seconda colazione in silenzio leggendo le notizie. 

Ecco. Tutto questo con la figlia grande sarebbe stato impossibile. Perché sarebbe stato tutto un “chiara guarda questo video!!!” (l’orrore di YouTube e soprattutto degli YouTuber, che sono i loro indiscussi miti), guarda questo tutorial per fare una cover con gli smalti,  senti questa canzone,  senti questo cosa dice, ahahahaha,  guarda questa parodia, guarda me è i miei amici del mare cosa abbiamo filmato… ” e giù,  due ore di filmini inutili e stupidi.  (ma sì, non è politicamente corretto ma diciamolo!)

Io non sono per lei,  come invece per i piccoli, una figura grande, una mamma e una vice mamma: sono un’amica, e questo a volte è lusingante e mi fa capire che sto lavorando bene con queste figlie,  altre è sfinente, perché mi fagocita a tal punto che non più tempo per niente e per nessuno. La sorellina si sente trascurata,  mio figlio non ne parliamo (e fin qui pace), il mio lavoro addio. 

Tutto questo per dire che nella famiglia allargata, ma forse in tutte le famiglie, si va un po’ a fasi, e io ora sono nella fase che ho fatto carte false perché la figlia grande restasse pure a pranzo dall’amica,  ma invece tornerà qui,  e l’amica pure.  E sarà tutto un video

“Perché voi vi amate” (fratellanza nella famiglia componibile) 

Vorrei tanto raccontarvi la nostra estate ma ci sarebbe così tanto di bellissimo da dire che non so da dove cominciare, quindi partirò dalla fine, anzi dalla semi fine, visto che domani inizia l’ultima settimana tutti insieme. 

Qualche giorno fa io e Marco abbiamo comprato un bel divano letto per la casa al Sud per vari motivi: perché quello che c’era era piccolissimo, per potersi sedere tutti e cinque, per fare finalmente qualche serata cinema senza che qualcuno, in genere i due piccoli,  stia buttato a terra, perché ora che stanno crescendo (siamo a 9, quasi 9, 12 anni) forse ci avrebbe potuto dormire mio figlio durante i nostri soggiorni da loro. 

Il divano è arrivato quando io ero già qui, a nord, insieme al mio bambino. 

Lo stesso identico giorno queste sono state le conversazioni fra genitori e figli nelle due città a più di mille chilometri di distanza. 

Sud.  “Papi, ma questo divano esattamente per cosa l’avete comprato?” 

Seguono spiegazioni di cui sopra. 

“Evviva, possiamo invitare tutti i nostri amici a fare serata cinema con le Anime! “(chi ha figli preadolescenti dovrebbe capire),

“Possiamo dormirci stasera per provarlo?” 

“Eh no, Pietro no, non deve dormire qui, lui dorme in cameretta con noi!”

Nord. “Allora Pietro sei contento che andiamo da loro? È dai primi di agosto che non vi vedete, quasi un mese.”  “Sì, contentissimo mamma, però voglio portare dei regali alle bambine.” “Guarda che ho già preso due cose io, visto che mentre siamo là sarà il compleanno di Anna e poco dopo quello della sorella.”

 “No, voglio comprare qualcosa da parte solo mia per loro.”

Segue elenco lunghissimo e meditato su cosa vorrebbe regalare,  pensando davvero a cosa potrebbe piacere all’una e all’altra, con sincera generosità e affetto, mai sentito un tale trasporto per nessuno (a parte per me e per il padre).

Incuriosita gli dico: “Certo che vi volete proprio bene, parli di loro quasi come fossero le tue sorelle…”

Non quasi mamma, noi siamo fratellastri, perché voi vi amate,  quindi…  quindi noi siamo come dei fratelli”

Tutto ciò, da nord a sud, con una naturalezza, con un amore, con una spontaneità che ci ha, come sempre, perché non ci abituiamo mai, meravigliati, resi felicissimi, confermato che, nonostante ogni tanto ci siano difficoltà, a volte fisiologiche, altre imposte dalla vita e da terzi, stiamo lavorando bene e i risultati si vedono. 

Ho voluto scrivere subito qui perché non voglio dimenticare mai questo bel momento, e soprattutto desideravo tanto condividerlo con chi ci ha sempre seguiti, incoraggiati, dato consigli, o anche solo semplicemente ascoltati. 

Grazie. 

“E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali.” Alda Merini

Dopo una estate diciamo movimentata, tre mesi passati volontariamente (questo devo dirlo,  non mi aveva costretta nessuno) al Sud per stare vicina al resto della famiglia almeno nei mesi in cui in teoria si dovrebbe essere più liberi, mesi che si sono rivelati faticosissimi per me, e di conseguenza per il mio uomo meraviglioso, in cui mi sono pure ammalata (la forza della psiche), non paga della fatica,  dell’ansia, della poca sopportazione di tutto, a ottobre decido che sarebbe bellissimo andare a sciare tutti insieme a febbraio.

Masochista o forse solo ottimista, chi lo sa, comunque prenoto tutto: casa in Trentino,  figlio, aerei per loro. Il fidanzato mi segue in questa ventata di incosciente e audace allegria e prenota pure lui le figlie per la settimana di carnevale.

Nel frattempo ritiro gli esami, ne faccio altri, mi sottopongo pure ad una risonanza magnetica dalla quale si evidenzia che non ho nulla al cervello (che cosa buffa), concludo che è stata l’estate a farmi ammalare e che forse non sono così portata per fare la mamma, la matrigna, per avere una famiglia, non solo mia, ma tanto meno allargata. Nel frattempo,  o contemporaneamente, il mio uomo si paralizza e mi comunica che no, la vacanza non si farà, che non ci vedremo più tutti insieme per tanti giorni perché anche lui è stato male,  ha sofferto e si è stancato in modo abnorme l’estate passata, non se la sente di ripetere l’esperienza. È categorico e risoluto.

Ecco. Io non so cosa mi sia scattato in quel momento, forse ho semplicemente capito,  vedendo le cose dall’esterno, con lucidità e la rinnovata serenità, che era il momento di prendere la situazione in mano e rimettere a posto le cose.

Perché, estate a parte, prima andavano bene, cosa è successo e perché?

Ho iniziato un duro lavoro su me stessa, ho scritto tanto, analizzato, ho letto un libro bellissimo che mi ha aperto gli occhi su tante cose e che consiglio a tutti, proprio a tutti,  perché illuminante (La forza della gentilezza, di Piero Ferrucci), ho trascorso due mesi cercando di aprirmi, di calmare la mia ansia al pensiero della famiglia riunita, cercando di capire che non c’è nessuna minaccia da cui devo proteggermi,  e poi ho dovuto convincere lui,  il mio amore.

Non ho fatto tutto in un giorno, anche con lui ho cominciato da lontano, parlandogli di quelli che credevo fossero i miei progressi, di quello che avevo compreso, degli errori fatti e mai più da ripetere, senza promettere nulla,  perché non me la sentivo, avevo troppa paura di sbagliare e di fare promesse che non avrei potuto mantenere.

Ma lui niente. In montagna non si va.  Piuttosto pago l’appartamento,  ci vai tu,  ci andiamo io te e tuo figlio,  ma tutti insieme no.

Questo a due settimane dalla partenza.

Così un giorno l’ho fatto. Ho promesso.

HO GIURATO proprio.

Ho giurato che sarebbe andato tutto bene,  che sarebbe stata una bellissima vacanza e se così non fosse stato,  me ne sarei andata con la scusa di un lavoro improvviso da fare o altro.

Lui si è fidato, deve avermi vista così determinata che mi ha dato l’ultima possibilità.

Mi affido a te.

Col peso di questa immensa responsabilità, perché volevo farcela ma non ero affatto sicura che sarebbe andato tutto bene –anzi–  ho respirato a pieni polmoni e ho iniziato a fare le valigie,  perché davvero si era davvero fatta l’ora di partire.

Non posso raccontare gli incubi che hanno abitato le mie ultime notti prima che arrivassero loro tre dal sud, un po’ li ho scritti, un po’ li ho rimossi, ma erano accomunati dall’ansia, dagli imprevisti nefasti, popolati da persone cattive che tornavano dal passato per rovinarmi il presente. Esorcizzo la paura, ho pensato, e ho continuato a riempire borsoni di lenzuola,  asciugamani, tute e abbigliamento da sci per tutti.

E poi un giorno sono arrivati. Sono andata a prenderli in aeroporto, e le bambine mi sono corse incontro abbracciandomi  e ubriacandomi  di parole,  sorrisi,  confidenze.  Abbiamo noleggiato una grande monovolume,  raggiunto il mio bambino,  e siamo partiti alla volta delle Dolomiti.

Com’è andata?

Benissimo.  Meravigliosamente,  perfettamente,  come mai mai mai avrei potuto immaginare.

Non so se sono stata io, che forse sono cambiata, non so se i bambini sono cresciuti e sono cambiati loro, non so se sia stato l’inverno, che è la mia stagione, o la montagna,  che è  la mia dimensione, ma tutto è  filato per il meglio.

I bambini in macchina non si sono sentiti, e le ore di viaggio sono state almeno 4: i piccoli hanno giocato insieme con il mio ipad, condividendo giochi di azione (alternandosi senza mai litigare) e giochi di parole, come i crucipuzzle o la parola da indovinare o il gioco dell’impiccato, mentre la grande ha ascoltato musica e guardato semplicemente fuori dal finestrino, assorta in chissà quali pensieri di preadolescente.

Avranno fatto la famosa domanda che tutti i genitori temono e che in genere arriva dopo dieci minuti di viaggio, quando arriviamo?, forse una volta. Ci siamo fermati quasi alla meta per ammirare una vallata con un tramonto mozzafiato insieme a loro e un’altra per andare a vedere una cascata ghiacciata, per il resto un viaggio da non accorgersi quasi di averli, se non per le grasse risate dei piccoli mentre giocavano.

Noi due abbiamo avuto tanto tempo per chiacchierare,  durante la mattina mentre i bimbi facevano scuola di sci (siamo pure riusciti ad andarcene un’intera mattinata a sciare da soli nonostante una forte nevicata e scarsissima visibilità), anche durante il giorno e i viaggi,  incredibile! Addirittura non volevano venire neanche a fare la spesa,  preferivano essere lasciati a casa da soli a giocare.

Siamo molto felici di questo risultato,  perché stiamo imparando a stare tutti insieme ma con l’indipendenza individuale di chi si ama ed è sicuro dell’amore che riceve. Io lo trovo bellissimo. E mi stupisco perché non so proprio come ci siamo arrivati. Forse piano piano, senza che neanche ce ne accorgessimo, perché i cambiamenti, quelli profondi, avvengono nel tempo, non senza cadute, delusioni, involuzioni, momenti di sconforto. Sarà stato così anche per noi. Ma che bello adesso!

Spero di riuscire a scrivere di nuovo quanto prima,  mi scuso con tutti gli amici di blog a cui non sono materialmente riuscita a stare dietro, è che sto lavorando tantissimo, anche dopo cena, e quando non lavoro sono in viaggio o indaffarata a fare la mamma, mi resta davvero poco tempo libero,  ma vi leggo con piacere anche se non riesco a  commentare sempre.

Il mio lavoro di fotografa procede alla grande,  mi sto specializzando nella fotografia di neonati,  minuscoli fagottini di pochi giorni di vita,e durante l’ultimo shooting mi sono sentita dire così: tu quando fotografi i neonati sembra che fai un mandala,  o uno di quegli album da colorare per rilassarsi, eppure è un lavoro lungo e spesso sfiancante, fatto di attese, momenti morti, pianti, pause, scatti rubati…

Sarà terapeutico pure questo!  

A presto allora, spero con tante belle notizie.d87eced94f85a878ce67a79d5df81a8c

Parigi è sempre una buona idea

Comincio il nuovo anno con una bella e sana consapevolezza, con tanta gioia e felicità perché tante cose belle stanno accadendo e sono accadute in questo mese.

Poco prima di Natale sono venuti qui a nord il mio fidanzato e la piccola, soltanto loro perché la grande aveva delle esibizioni di danza e non voleva mancare per nessun motivo.

Devo dire che né lui né io abbiamo fatto nulla per convincerla, primo perché è giusto che lei sia libera di scegliere, secondo perché sappiamo quanta passione la leghi al ballo, quanto sia brava e quanto ci tenga. Non abbiamo insistito anche perché curiosi di sperimentare la formula a 4, con i due piccoli che risentono sempre un po’ della presenza tanto ingombrante della grande.

È andata benissimo: la dolce Anna era felicissima del viaggio col suo papà in aereo all’andata e in treno al ritorno, ha giocato tantissimo con Pietro, ma proprio tanto, e senza mai litigare, li sentivamo ridere in camera come forse mai in questi anni, le brillavano gli occhi di una nuova luce, era la mia complice e la mia aiutante in casa, era ammirata dalle decorazioni natalizie che avevo messo, prendeva in braccio il mio gatto, che è quasi più grande di lei, e passava ore ad accarezzarlo, a dire che le era mancato.

L’abbiamo vista rifiorire, una tenerezza disarmante.
È buffo e insieme affascinante notare i meccanismi che legano i fratelli e le sorelle fra loro e con quelli acquisiti, le dinamiche che si creano a seconda delle ricomposizioni

Sembrava quasi più dispiaciuto mio figlio dell’assenza della sorella grande.

In quei giorni abbiamo inaugurato il mio nuovo studio fotografico, i nostri bambini insieme ai cuginetti come impazziti si sono provati tutti i costumi appesi al porta abiti dell’Ikea bianco, si sono travestiti, mascherati, abbiamo fatto centinaia di foto, sparato coriandoli e cuori, in un’euforia generale contagiosa anche per noi grandi.

Esausti, poi, siamo andati a mangiare una pizza in centro, ammirando le luminarie quest’anno ancor più belle della mia già stupenda città.

L’ultimo giorno ho chiesto alla piccina: sei contenta di tornare a casa?

Mi aspettavo una risposta affermativa, che le fosse mancata la mamma, invece mi ha risposto: insomma… no. Io stavo bene anche qui.

Li abbiamo accompagnati alla stazione, dopo una mattinata trascorsa a pattinare sul ghiaccio tutti e quattro, ci siamo abbracciati forte e baciati, e io e il mio bimbo siamo tornati a casa.

La vigilia e il Natale sono stati all’insegna del riposo e dei nostri parenti, io ho passato, lo confesso, più di qualche ora nel mio nuovo studio a pulire e a sistemare: me lo coccolo come fosse un altro figlio, ancora mancano degli accessori e dei dettagli, ma sta venendo su sempre più carino e accogliente.

Tempo qualche giorno ed è tornato su il mio uomo. Da solo.

Quest’anno non ci spettavano i bambini, avendoli avuti in esclusiva una settimana l’anno scorso, e così abbiamo deciso di stare da me senza fare niente di niente.

In realtà non era neanche arrivato che la stessa idea ci è balenata nella testa: e se partissimo? se prendessimo un last second e ce ne andassimo a Parigi?

Il giorno dopo eravamo proprio a Parigi, nel quartiere latino, in un piccolo hotel davvero bello, con la Nespresso in camera (salvavita per le nostre levatacce!) e una bellissima vista.

Abbiamo camminato instancabilmente per tre giorni, ci siamo persi pure la mezzanotte dell’ultimo dell’anno per la stanchezza (dai! Aspettiamo la mezzanotte in camera e vediamo i fuochi dal balcone…zzzzz) ma il primo gennaio alle nove di mattina a Montmartre c’eravamo solo noi, ed è stato impagabile: le nuvole così basse che dipingevano il cielo di un bianco candido, gli alberi stupende silhouette nere con lo sfondo della chiesa del Sacré-Cœur che si vedeva e non vedeva, e tutti i vicoli che in genere sono così affollati da non poter camminare erano deserti, salvo, appunto, noi due più svariati militari con mitra in mano che si guardavano intorno passeggiando posizionati a triangolo.

Inutile dirvi che ho fatto foto stupende, che siamo stati tanto felici, che i polpacci ancora non riusciamo a sentirli dal dolore e dalle scale che abbiamo fatto (abbiamo scalato tutte le chiese per ammirare i panorami mozzafiato di Parigi, non ricordavo di aver mai salito tanti gradini in vita mia!), che i bambini non ci sono mancati ma stavolta li abbiamo coinvolti raccontando loro ogni sera cosa avevamo visto, mandando foto in diretta di quello che pensavamo potesse piacergli, e che abbiamo promesso loro torneremo a vedere tutti insieme; intanto, però, ci torneremo un’altra volta da soli in autunno, per ammirarla e fotografarla con il foliage, un sogno per me. Mi emoziono immaginando come sarà il mio parco preferito, il Jardin des Tuileries, a ottobre/novembre.

Adesso la vita è ricominciata, io mi sento più tranquilla perché ho fatto qualche passo avanti nella ricerca del mio io materno più profondo, da un lato ho anche sdrammatizzato e relativizzato le mie paure, e quindi andiamo, si riparte in questo 2016 con tantissimi progetti e tanta tanta allegria, ché quella non è mai troppa.205 PARIS_0166w

Un fratellino per tutti

Tra una cosa e l’altra si è fatto quasi dicembre.

Tutto procede, con piccole e grandi gioie, tanto lavoro (e molto soddisfacente, per fortuna), pochi viaggi miei (e tanti di lui), una riunione familiare al Sud che è la normalità ma che ci fa sentire sempre più famiglia, e poi le solite cose: la scuola, lo sport, la musica.

Il mio bambino ha smesso ormai da mesi il violino e ha manifestato il desiderio che gli insegni io il pianoforte. Quasi ogni giorno pretende una lezione: è pignolo, preciso, puntiglioso, e forse sono tutte caratteristiche di chi voglia imparare bene uno strumento (e non solo quello), io stessa ero così e sono arrivata al diploma. Chissà, vedremo. Per me non è importante, mi piacerebbe sì che imparasse a leggere e a capire la musica, ma che ci si divertisse e che fosse per lui solo un piacere.

Ai colloqui a scuola le maestre ci hanno voluto parlare di lui dal punto di vista delle amicizie, della socialità, del comportamento nel gruppo, perché il rendimento è ottimo (grazie al cielo) e non hanno niente da dire.

Pare che mio figlio sia un abile giocatore delle tre carte, un mercante scaltro ed esperto (non ci capacitiamo da chi abbia preso), che riesce, con la dialettica e l’insistenza (quindi prendendoli per sfinimento) a farsi dare merende e oggetti dai bambini più ingenui e timidi, che però poi giustamente si pentono e vanno a lamentarsi dalla maestra.

Il giorno del colloquio io e il padre abbiamo parlato a lungo con lui, non so quanto è passato delle nostre parole, forse nulla,  forse si vedrà col tempo.

Io però dovevo andare in fondo a questa cosa, e allora la sera, poco prima di dormire, come facciamo sempre, sono entrata con lui nel letto, e tutti abbracciati e attorcigliati al calduccio del piumone, abbiamo chiacchierato un po’.

“Ma tu senti che ti manca qualcosa? Che gli altri bambini siano più fortunati di te?”

(Sensazione immediata di essermi tirata una martellata sui piedi, per di più all’ora in cui bisogna dormire)
“Sì, penso che gli altri siano più fortunati”

(Panico. Come più fortunati? Da quando pensa questo? Respiro.)

“Più fortunati in che senso, amore? Fammi degli esempi.”

“Perché gli altri hanno un fratello e io no. Per esempio Giacomo ha due sorelle grandi che sono amorosissime con lui.”
“Davvero pensi questo? Mi hai sempre detto che eri felice di essere figlio unico, che non invidiavi affatto tuo cugino o quelli che hanno fratelli tra i piedi… Anche Giacomo è vero, ha due sorelle, ma deve dividere con loro l’affetto dei genitori. Tu hai tutto l’amore per te.”

(Vediamo il bicchiere mezzo pieno, anche perché ormai non c’è rimedio)

“Sì, ma proprio perché sono grandi, ormai hanno la loro vita, e i genitori quando non lavorano si dedicano tutti a Giacomo.”

(Non se ne esce così)

“Allora pensa questo. Tu hai me, hai Marco, hai papà e la sua fidanzata, e poi hai le bambine di Marco, pensa quanti affetti hai, le bambine sono un po’ come due specie di sorelle, che dici?”

Ci pensa. E si illumina.

“Ah, è vero… però… però se tu e Marco faceste un bambino vostro, allora questo bambino sarebbe come l’unione delle nostre due famiglie, perché ci sarebbero Marco, le bambine che sono solo sue, tu e io, che sono solo tuo, e questo bambino che sarebbe vostro e nostro fratello”

“Ah”. (Pensieri misti, confusi, stupore, ricerca di risposta veloce e non idiota)

“Quindi ti piacerebbe un fratellino da me e Marco. Ma non saresti geloso? Tu di Isabella, tua cugina piccola, sei ancora gelosissimo, dovrei dare tante attenzioni a questo bambino”.

(Ora lo frego)

“No perché starebbe con noi qui, non con loro.”

(Ora lo frego davvero)

“Eh, che c’entra, non saresti geloso delle bambine, ma di me sì, perché mi dovrei occupare molto di un poppante che richiederebbe la mia attenzione sempre, pensaci bene”.

(Sudore)

No perché questo fratellino avrebbe la mia età. O forse sarebbe più grande.

Ho iniziato a ridere, e lui con me, di cuore.  Abbiamo scherzato sulla macchina del tempo, sul film Ritorno al futuro, perché lui è piccolo, forse emotivamente più piccolo dei suoi 8 anni, ma è intelligente e inizia già a capire l’ironia.

Poi l’ho baciato a lungo sulle sue guancine morbide, sui biondi capelli profumati, fregandomene del fatto che si sente grande e non vuole più baci, l’ho abbracciato e annusato tenendogli quelle manine calde e appiccicose, pensando che sì, è vero, sarebbe bello avere un altro bambino in famiglia, un piccoletto a congiungere tutti e cinque in un’unica vera famiglia, nell’accezione più romantica del termine, sarebbe bello sentire di nuovo in casa la risata cristallina e innocente di un bebé che ancora non sa nulla del mondo, e che è felice solo perché tu lo ami, gli sorridi, ti occupi di lui, ma no, non lo faremo.

Adesso è tempo di noi cinque, di coltivare e accrescere la nostra conoscenza, il nostro amore, è tempo di vacanze da grandi, di settimane bianche, sciando tutti insieme, senza neonati da badare, è tempo di fughe a due e di coppia innamorata come il primo giorno, è tempo di libertà per noi, e fra poco anche per voi, cari figli.

Abbiamo due nipotine nuove in famiglia, forse un’altra (o un altro) in arrivo l’anno prossimo: facciamo gli zii, facciamole ridere, volare in aria, riprendiamole, ma poi torniamo a essere noi cinque, con i vostri discorsi a volte strampalati, con le rispostacce da preadolescenti, con i compiti da fare, i giochi da tavola, i video di Natale che, come da tradizione, ogni anno giriamo per gli amici e i parenti, i nostri voli, i nostri progetti, e la nostra speranza, ormai comune, di riuscire prima o poi a ricomporci una volta per tutte. Prendendo finalmente gli aerei solo per andarcene in vacanza.

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Il mio cervello anarchico

Ho vissuto due mesi un po’ in apnea, cercando di convincermi che non avevo niente, che tutto questo non stava capitando a me, una tattica perché arrivasse il giorno dell’esame più importante senza ansia che condizionasse la mia vita, ma soprattutto quella dei miei cari.

Fisicamente stavo bene, benissimo potrei dire, in forma, lucida, serena, non potevo credere che qualcosa in me non funzionasse, e così ho deciso che fino a quel giorno io sarei stata sana. Punto.
Ho avuto la fortuna che mi sia capitato un lavoro molto complesso da fare la settimana seguente alla risonanza, uno shooting che presentava varie difficoltà, e questo mi ha talmente impegnata, che l’unico pensiero alla fine è stato quello.
Certo, ci sono stati dei momenti, soprattutto la sera, legati quindi alla stanchezza, in cui a volte ho avuto paura di avere qualcosa di brutto, e allora mi ritrovavo a pensare: e se fosse questo che si fa? Devo sistemare tutto prima di morire. E allora organizzavo viaggi per il mondo per noi cinque, decidendo i posti più belli da vedere per lasciare un ricordo meraviglioso e indelebile ai nostri bambini, e sì, ero triste, ma comunque tranquilla, non so se perché non stava succedendo davvero, o perché davanti all’ineluttabilità di una cosa alla fine ci se ne fa una ragione e si cerca di affrontarla nel migliore dei modi. Non so.

Sono una persona che va dritta alla soluzione, piuttosto che crogiolarsi nella disperazione e nei problemi. Non sarei arrivata fin qui, altrimenti. Non avrei avuto figli, sarei rimasta in un matrimonio infelice, con un marito che non mi amava e che non amavo, non avrei fatto la fotografa, non avrei incontrato, né riconosciuto, il mio uomo stupendo.
In questi due mesi è venuto sempre lui, credo che abbia deciso così per non stressarmi con i viaggi, e mi è servito stare a casa e non muovermi, ero molto stanca dopo i lunghi mesi estivi.
Insieme abbiamo lavorato per realizzare, in un posto bellissimo, il mio nuovo studio fotografico. Ci vuole ancora tempo perché sia finito, perché man mano che si scava vengono fuori nuovi problemi, ma il progetto è entusiasmante e le idee sono tante. Non vediamo l’ora che sia pronto.

I bambini stanno bene, il mio mi fa tanta tenerezza perché ha davvero un’intelligenza superiore, una capacità di ragionamento, dii memorizzazione, di rielaborazione di concetti molto superiore alla sua età, a scuola è bravo senza faticare, fa parte di quella categoria di bambini che legge una volta un capitolo di storia e te lo ripete con proprietà di linguaggio e dimostrandoti che ha capito perfettamente quello che ha letto, e poi però ha una fiducia cieca e incrollabile nell’esistenza di babbo Natale o del topino dei denti.

Le bambine sono sempre più legate al padre, tutto sembra più semplice per lui, complice anche il fatto che la madre ha perso la testa per un suo simile, e adesso per lei non c’è altro che lui, che sta praticamente fisso a casa loro. Non credo che questa cosa così improvvisa e repentina sia del tutto accettata e ben vista dalle bimbe, che infatti preferiscono stare col papà.

Tutti i nodi alla fine vengono al pettine, io l’ho sempre detto, come che la coerenza, la stabilità, la sicurezza, l’essere sempre fedeli a quello che dice e si promette, ovvero tutto quello che noi siamo, alla fine avrebbero pagato, e infatti così è.

Le rivedrò domani: carica di doni, sono sul volo che mi sta portando da loro, mi aspettano con gioia e impazienza. Anche io mi sento un po’ impaziente, sono emozionata. Chissà quanto sono cresciute, quante cose avrà da raccontarmi la mia amica grande, che ora è in prima media e che tutti in giorni aspetta un mio messaggio su whatsapp (io questo non lo sapevo, me l’ha raccontato il padre, e ho appreso la notizia con immenso stupore), chissà la piccola quanto ci farà ridere col suo sarcarsmo e la sua sottile ironia.

Ho una nuova gonna tutta di tulle nero, delle nuove scarpe tipo polacchine, nere con la punta in vernice rosa fucsia, e finalmente avrò due complici femmine per commentare i miei acquisti, circondata come sono di maschi che più maschi non si può. (“Mamma, bella questa gonna, ma non è ancora Halloween. Belle sì le scarpe, ma forse un po’ anche no, forse la punta era meglio nera”)

E poi ho un bel cervello. E soprattutto sano.