Un fratellino per tutti

Tra una cosa e l’altra si è fatto quasi dicembre.

Tutto procede, con piccole e grandi gioie, tanto lavoro (e molto soddisfacente, per fortuna), pochi viaggi miei (e tanti di lui), una riunione familiare al Sud che è la normalità ma che ci fa sentire sempre più famiglia, e poi le solite cose: la scuola, lo sport, la musica.

Il mio bambino ha smesso ormai da mesi il violino e ha manifestato il desiderio che gli insegni io il pianoforte. Quasi ogni giorno pretende una lezione: è pignolo, preciso, puntiglioso, e forse sono tutte caratteristiche di chi voglia imparare bene uno strumento (e non solo quello), io stessa ero così e sono arrivata al diploma. Chissà, vedremo. Per me non è importante, mi piacerebbe sì che imparasse a leggere e a capire la musica, ma che ci si divertisse e che fosse per lui solo un piacere.

Ai colloqui a scuola le maestre ci hanno voluto parlare di lui dal punto di vista delle amicizie, della socialità, del comportamento nel gruppo, perché il rendimento è ottimo (grazie al cielo) e non hanno niente da dire.

Pare che mio figlio sia un abile giocatore delle tre carte, un mercante scaltro ed esperto (non ci capacitiamo da chi abbia preso), che riesce, con la dialettica e l’insistenza (quindi prendendoli per sfinimento) a farsi dare merende e oggetti dai bambini più ingenui e timidi, che però poi giustamente si pentono e vanno a lamentarsi dalla maestra.

Il giorno del colloquio io e il padre abbiamo parlato a lungo con lui, non so quanto è passato delle nostre parole, forse nulla,  forse si vedrà col tempo.

Io però dovevo andare in fondo a questa cosa, e allora la sera, poco prima di dormire, come facciamo sempre, sono entrata con lui nel letto, e tutti abbracciati e attorcigliati al calduccio del piumone, abbiamo chiacchierato un po’.

“Ma tu senti che ti manca qualcosa? Che gli altri bambini siano più fortunati di te?”

(Sensazione immediata di essermi tirata una martellata sui piedi, per di più all’ora in cui bisogna dormire)
“Sì, penso che gli altri siano più fortunati”

(Panico. Come più fortunati? Da quando pensa questo? Respiro.)

“Più fortunati in che senso, amore? Fammi degli esempi.”

“Perché gli altri hanno un fratello e io no. Per esempio Giacomo ha due sorelle grandi che sono amorosissime con lui.”
“Davvero pensi questo? Mi hai sempre detto che eri felice di essere figlio unico, che non invidiavi affatto tuo cugino o quelli che hanno fratelli tra i piedi… Anche Giacomo è vero, ha due sorelle, ma deve dividere con loro l’affetto dei genitori. Tu hai tutto l’amore per te.”

(Vediamo il bicchiere mezzo pieno, anche perché ormai non c’è rimedio)

“Sì, ma proprio perché sono grandi, ormai hanno la loro vita, e i genitori quando non lavorano si dedicano tutti a Giacomo.”

(Non se ne esce così)

“Allora pensa questo. Tu hai me, hai Marco, hai papà e la sua fidanzata, e poi hai le bambine di Marco, pensa quanti affetti hai, le bambine sono un po’ come due specie di sorelle, che dici?”

Ci pensa. E si illumina.

“Ah, è vero… però… però se tu e Marco faceste un bambino vostro, allora questo bambino sarebbe come l’unione delle nostre due famiglie, perché ci sarebbero Marco, le bambine che sono solo sue, tu e io, che sono solo tuo, e questo bambino che sarebbe vostro e nostro fratello”

“Ah”. (Pensieri misti, confusi, stupore, ricerca di risposta veloce e non idiota)

“Quindi ti piacerebbe un fratellino da me e Marco. Ma non saresti geloso? Tu di Isabella, tua cugina piccola, sei ancora gelosissimo, dovrei dare tante attenzioni a questo bambino”.

(Ora lo frego)

“No perché starebbe con noi qui, non con loro.”

(Ora lo frego davvero)

“Eh, che c’entra, non saresti geloso delle bambine, ma di me sì, perché mi dovrei occupare molto di un poppante che richiederebbe la mia attenzione sempre, pensaci bene”.

(Sudore)

No perché questo fratellino avrebbe la mia età. O forse sarebbe più grande.

Ho iniziato a ridere, e lui con me, di cuore.  Abbiamo scherzato sulla macchina del tempo, sul film Ritorno al futuro, perché lui è piccolo, forse emotivamente più piccolo dei suoi 8 anni, ma è intelligente e inizia già a capire l’ironia.

Poi l’ho baciato a lungo sulle sue guancine morbide, sui biondi capelli profumati, fregandomene del fatto che si sente grande e non vuole più baci, l’ho abbracciato e annusato tenendogli quelle manine calde e appiccicose, pensando che sì, è vero, sarebbe bello avere un altro bambino in famiglia, un piccoletto a congiungere tutti e cinque in un’unica vera famiglia, nell’accezione più romantica del termine, sarebbe bello sentire di nuovo in casa la risata cristallina e innocente di un bebé che ancora non sa nulla del mondo, e che è felice solo perché tu lo ami, gli sorridi, ti occupi di lui, ma no, non lo faremo.

Adesso è tempo di noi cinque, di coltivare e accrescere la nostra conoscenza, il nostro amore, è tempo di vacanze da grandi, di settimane bianche, sciando tutti insieme, senza neonati da badare, è tempo di fughe a due e di coppia innamorata come il primo giorno, è tempo di libertà per noi, e fra poco anche per voi, cari figli.

Abbiamo due nipotine nuove in famiglia, forse un’altra (o un altro) in arrivo l’anno prossimo: facciamo gli zii, facciamole ridere, volare in aria, riprendiamole, ma poi torniamo a essere noi cinque, con i vostri discorsi a volte strampalati, con le rispostacce da preadolescenti, con i compiti da fare, i giochi da tavola, i video di Natale che, come da tradizione, ogni anno giriamo per gli amici e i parenti, i nostri voli, i nostri progetti, e la nostra speranza, ormai comune, di riuscire prima o poi a ricomporci una volta per tutte. Prendendo finalmente gli aerei solo per andarcene in vacanza.

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44 pensieri su “Un fratellino per tutti

  1. Sì però non si può parlare di bambini nuovi per tutto un post e poi dire che non si farà.
    Questa è crudeltà bella e buona.

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  2. Sei stata brava e molto saggia, non è certo un tema di poco conto. Una buona giornata mia cara 🙂

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  3. oh come ti capisco…su tutto ma proprio su tutto!!!

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  4. Quando mia figlia aveva sei anni, invidiava (e ci tormentava) sua cugina coetanea che aveva appena avuto una sorellina. Se anche lo avessi voluto, non avrei più potuto avere altri figli (ne avevo già perso uno prima della nascita di mia figlia e i medici avevano sconsigliato, data la mia età, di andare in ricerca di altre gravidanze). Chiesi a mia cognata di ospitare mia figlia per qualche giorno…dopo un giorno e una notte la bambina ci chiese di andarla a riprendere. Era esterrefatta per quante cure la neonata aveva bisogno e per quanto si sentisse trascurata la cuginetta. Non parlò più di fratellini.

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  5. va beh, io ero già pronta a stappare lo champagne!!
    sarà per un’altra volta.. 🙂
    un abbraccione

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  6. Io invece lo vorrei tanto un bimbo… ma non arriva, e amen, si vede che va bene così! 🙂

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  7. Bravissima: per la scelta, e come l’hai gestita. Chissà perché mi pare che questo post risuoni con quello di ieri di Spersa, o sbaglio?!

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  8. Chiara sei fantastica e tuo figlio e’ dolcissimo, ti abbraccio tanto, buona settimana, ❤

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  9. E ma ci hai proprio fregati tutti…ma non si fa!!! Ho iniziato la lettura con il fiato sospeso e poi mi è piaciuto tantissimo il tuo post…bravissima, hai creato una bella suspense e poi mi sono sciolta a leggere del tuo piccolo! Un abbraccio

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  10. Ti abbraccio forte ❤

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  11. ma quant’è bello il tuo piccolo 🙂

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  12. mado che tenerezza! pure io c’ero cascata all’inizio! anche io da bambina volevo un fratellino più grande, ma sono figlia unica…
    ma che cose pazzesche ti ha detto il tuo ometto! sei tanto tanto dolce!

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  13. C’è chi decide altrimenti 😉 e son cavolacci suoi!

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  14. che racconto tenero e delicato, brava!

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  15. Che strana richiesta. Come se quel bambino mancante fosse (volesse essere) lui.

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