Non sono tipi da miniclub. (E qualcosa è cambiato)

Siamo a fine luglio ormai e, nel mio conto alla rovescia perché l’estate finisca (sono notoriamente amante del fresco e dei mesi autunnali), posso dire che anche la vacanza tutti insieme nell’hotel 4 stelle all inclusive, è andata.

Non proprio come c’eravamo immaginati, ma il bilancio è comunque positivo.

Siamo partiti io e il mio bambino dal nord e loro dal sud, per raggiungere la località marina a metà strada, non propriamente il mare che amiamo noi, ma il rapporto qualità-servizi-prezzo era allettante, come lo era il fatto che questo hotel avesse il mini club, perché –illusi– eravamo convinti che ci saremmo ritagliati molti momenti io e lui da soli, mica per fare grandi cose (che non avremmo disdegnato comunque, eh), ma anche solo per chiacchierare, riposarci, leggere un po’, stare semplicemente in silenzio.

Nella realtà, fin dal primo giorno ci siamo resi conto che tutto quello che avevamo immaginato sfumava di fronte a un semplice dato di fatto: i nostri bambini dapprima timorosi (“papà, posso qualche volta non andare al miniclub se non mi va?”), poi categorici (animatrice all’accoglienza: “Volete venire al miniclub?” “NO”), hanno deciso che non sarebbero mai andati insieme ai loro simili al miniclub. E neanche allo junior club, dove li avrebbero anche accolti nonostante partisse dai 12 anni.

Rassegnati all’evidenza, e non dico lusingati, ma consolati dal pensiero che per loro la cosa più bella fosse stare con noi 24 ore su 24 a giocare, chiacchierare, fare domande, rompere, abbiamo sperato almeno di riposarci la notte, ma i tre bambini, nonostante schifassero il miniclub, avevano, le femmine, un innamoramento per una delle animatrici, il maschio, che di per sé sarebbe uno tranquillo e un dormiglione, il desiderio di vedersi tutti gli orrendi spettacoli che l’animazione organizzava neanche presto: dalle 22 in poi. Desiderio che si coniugava perfettamente con quello delle bambine.

Inutile far notare loro che dalla mattina alle 8 facevamo insieme miliardi di cose fra bagni in piscina, gare di tuffi, di apnea, tornei di freccette, biliardino, bocce, noleggio di risciò e biciclette subito dopo cena, con tanto di pedalate con 33 gradi umidi per l’infinito lungomare della località di vacanza, gite in montagna nel famoso e bellissimo parco nazionale: loro la sera volevano vedere gli spettacoli, che era roba che coinvolgeva anche il pubblico tipo “Scommettiamo che”, il gioco dei pacchi e simili. Qualche volta li abbiamo dovuti accontentare, pensando è estate, è la loro vacanza, sono piccoli e quindi sono scemi, è normale che gli piacciano queste serate di -diciamo- grottesco varietà, e così il mio paziente fidanzato è andato con loro, mentre io salivo in camera e provavo a dormire (inutilmente perché colpita da una strana forma di insonnia nervosa).

Altre abbiamo tenuto duro avvertendo fin dalla mattina che la sera avremmo preso le bici, saremmo andati alla sagra di paese, ma lo spettacolo NO, di non polemizzare né protestare perché non ce li avremmo portati.

Avvertenza che funziona alla perfezione con due bambini di 8 anni, ma avete provato a far patti con un’adolescente?

Adolescente che ha alternato momenti di dolcezza estrema, confidenza, maturità e affettuosità uniche, a sbalzi di umore che neanche io in sindrome premestruale (e non oso immaginare come sarà lei quando arriverà il suo momento!).

E un dopo pranzo afosissimo, in cui stazionavamo nella hall sotto l’aria condizionata, e i piccoli facevano i compiti, nella famiglia componibile per la prima volta si è rotto un tabù.

E’ successo che quel giorno all’adolescente era uscito un’esantema sulle cosce, e nessuno di noi si è preoccupato perché un paio di settimane prima la sorella aveva avuto la 5a malattia, con relativo esantema che è comparso ogni giorno in una zona diversa fino a scomparire completamente in qualche giorno e anche più, quindi non abbiamo dato alcuna importanza alla cosa.

Noi due, il genitore e la fidanzata del genitore, io.

Lei ha deciso che tutti l’avrebbero guardata e avrebbero riso del suo esantema (che detto fra noi neanche si notava, dovevi proprio andarci vicino), a pranzo non si è mossa dal suo posto coprendosi con la tovaglia, dopo pranzo l’ho portata su in camera e le ho spalmato una crema antistaminica tanto per tranquillizzarla (essendo soggetto allergico, il padre aveva pensato anche a una qualche allergia), lei docile si è affidata a me e se l’è fatta spalmare ovunque avesse le macchie senza vergogna (cosa che mi ha colpita molto e mi ha fatto capire quanto sia legata a me, essendo loro due bambine molto pudiche e riservate riguardo all’intimità e alla confidenza), l’ho consolata, l’ho rassicurata che non si vedeva nulla davvero, e siamo tornate giù.

Tutti insieme a un tavolino della hall, i piccoli silenziosi che studiavano (o facevano finta), io che desideravo solo dormire (con la mia media di poche ore per notte dei primi giorni), lei, annoiata, ha chiamato la madre, e quando ha chiuso ha sentenziato:

Da oggi non posso più prendere il sole né lavarmi col sapone, l’ha detto la mamma

Io e lui ci siamo guardati, complici, e abbiamo cercato di andarci piano, senza comunque prevedere la tragedia che sarebbe successa entro pochi minuti.

Il padre l’ha assecondata, dicendole va bene, non prenderai il sole, invece di andare in piscina andremo nella saletta dove fanno i tornei e staremo là, ma questo evidentemente non è bastato. Ha iniziato a dire che sarebbe arrivata al primo giorno di scuola media bianca perché non avrebbe più preso il sole, e io a rassicurarla siamo a luglio, mancano due mesi all’inizio della scuola, vuoi mettere quanto sole prenderai? Finita la malattia poi vai al mare quanto ti pare, ci abiti anche! 

– Ah, non può ritornare la 5a malattia? – No, stai tranquilla, viene solo una volta -Evvai! Non torna, meno male perché non ne posso già più. Comunque adesso non mi posso lavare eh, quindi la doccia non la faccio.

Allora. Chi ha figli adolescenti, o si ricorda come è stato, saprà quanto è acre e nauseante l’odore di ascella di bambina quasi donna, ci siamo passati tutti, io mi ricordo che mi lavavo addirittura due volte prima di mettere il deodorante.

Lei è perfettamente consapevole di questo e fino a un mesetto fa erano docce mattina e sera, adesso, come dovremmo capire che funziona a quest’età, tutto al contrario: non ci si lava più.

Abbiamo, con tutto il tatto possibile in questa vita, provato a dire: vabbé, almeno lavati a pezzi, poi ti dai una sciacquata sotto la doccia…

– NOOOO!! Perché poi va il sapone comunque dove ho l’esantema quando mi sciacquo!! (alterazione lieve)

Silenzio nostro. (i piccoli non pervenuti)

Tanto la mamma prima di partire mi ha messo un deodorante che dura 7 giorni, quindi posso anche non lavarmi!

Ora, io ammetto di essere un po’ intollerante nei confronti delle cazzate, e questa del deodorante che dura 7 giorni, che è dai miei tempi che esiste e che fa pure male, è una di queste. Nonostante tutto, con una calma zen e un tono neutro (non pensasse mai volessi contraddire la madre) le ho spiegato il concetto di questo deodorante: non è che non ci si lava per una settimana, ma non c’è bisogno di ridarselo, però lavare ci si lava, altrimenti non funziona.

Il mio fidanzato deve aver annuito, credo, o con la testa, con lo sguardo, o dicendo è vero, non lo so perché da quel momento è stato come se un terremoto avesse aperto una voragine sotto i nostri piedi: lei è scattata urlando qualcosa come: “Ecco!! Adesso io devo usare il sapone per forza, voi volete che io non guarisca mai più!! Mi terrò queste macchie per sempre!” davanti a tutta la hall, cambiando poltroncina e andando a sedersi da sola più avanti.

Ecco. Io non so come mai, non lo so davvero, ma in un nanosecondo ho sentito un CRACK e ho rotto gli argini.

Io, proprio io che ho sempre professato che ai figli del proprio compagno non si deve dire nulla, che le cose gliele deve dire lui, che ognuno ai propri bambini, perché poi si rompono gli equilibri, perché poi la loro madre si mette a mandare messaggi polemici a lui e non è giusto, ecco, tutti questi miei incrollabili principi sono andati a quel paese e la mia natura, così abilmente controllata, di impulsiva, è venuta fuori senza che volessi minimamente neanche provare a fermarla.

Sapete che c’è? Mi sono rotta le palle, mi avete rotto tutti quanti: stiamo dalla mattina alla sera dietro a voi, ai vostri capricci, alle vostre richieste, alle vostre lamentele, alle vostre paranoie, tutto il giorno a gestire tutti voi, ora basta. Cosa avevo detto di male? Che quel deodorante lo dice anche la pubblicità che non sostituiva l’acqua e sapone? Io me ne esco, vado a comprare quei prodotti per i miei capelli e vi dirò di più, mi faccio anche una piega e torno direttamente stasera, cosa pensate di esistere solo voi? Noi dobbiamo misurare ogni parola che diciamo e voi potete fare e dire quello che vi pare?

Un fiume in piena. Non so neanche se ho detto proprio queste cose e in questo modo. So che ero fuori di me dalla rabbia.

Tutta quella rabbia che evidentemente se ne stava repressa in chissà quale angolo di me e da quanto tempo.

Sono salita in camera, ho fatto la doccia, e con 36 gradi alle quattro del pomeriggio ho preso la macchina, impostato il navigatore e guidato tanto per raggiungere la città vicina e il parrucchiere che cercavo, sperando di calmarmi. Ho comprato i prodotti ma non ho fatto nessuna piega, con quel caldo sarebbe stato inutile, e poi avevo voglia di guidare ancora, di starmene in giro per cercare di sbollire e di capire che diavolo era successo, quali sarebbero state le conseguenze, era importante ritrovare lucidità prima di tornare.

Nei dintorni c’era un outlet. Ho pensato che ci sarei andata e mi sarei consolata facendo shooping sfrenato ai saldi.

E fanculo tutta la famiglia.

Invece.

Invece sono entrata, io e poche altre anime che con quel caldo si aggiravano per negozi forse più in cerca di refrigerio che di affari, e ho visto un negozietto di occhiali da sole che in vetrina ne aveva di troppo carini per bambini. A un prezzo a cui non si poteva proprio dire di no. Ho preso tre paia di occhiali pensando a ognuno di loro, alla forma del viso, alle preferenze di colore e di genere, sono stata là dentro tanto tempo e mano mano che immaginavo questi nostri figli con i nuovi occhiali, loro che non ne hanno mai avuti e a volte usano i nostri per divertirsi, ritrovavo un po’ di pace. Ho chiacchierato con la commessa che ha fatto di tutto per farmi tre bustine regalo, lei che non ha materiali per pacchetti, ma ha compreso l’importanza che aveva per me quel piccolo pensiero.
E non era un regalo riparatore, assolutamente. Neanche per un attimo l’ho pensato.

Ho poi continuato a girare per un altro paio di ore, mi sono presa due cose per me che desideravo da tempo e che non riuscivo a trovare, e, prima di andare via che ormai era quasi l’ora di cena, ho trovato un negozietto per bambini che svendeva (regalava) tutto a 5 euro al pezzo.

Inutile dire che in macchina avevo alla fine tante buste, di cui una enorme di magliette e pantaloncini (le gonne non le vogliono più, dice che non si usano) per tutti.

Arrivata in hotel quasi non avevo il coraggio di salire. Ero calma ma impaurita. Come li troverò? Come LA troverò?

Invece appena sono entrata mi sono corsi incontro, tutti e tre, e mi hanno abbracciata.
L’ho buttata sul ridere: guardate quante buste! Regali per tutti!

Si sono scaraventati sui pacchetti e non ho mai, mai, mai visto dei bambini così felici per dei semplici occhiali da sole. Carini molto, poi perfetti per i loro visini, ma ho avuto l’impressione che tutta quella felicità fosse più legata alla tensione che si scioglieva, alla ricomposizione, alla pacificazione degli animi.

Siamo andati a cena, allegramente, e quando ci siamo ritrovati tutti insieme a tavola, nel mezzo di chiacchiere e risate, la grande mi ha guardata e mi ha detto: “Comunque Chiara, scusa se prima ti ho risposto in quel modo

Giuro, il mio cuore ha saltato un battito.

Stavo per dire scusa tu amore per come ho reagito, ma poi non so, non ce l’ho fatta e non è stato per orgoglio.

Forse per un attimo, quell’attimo in cui tanti genitori si chiedono cosa devono rispondere e hanno troppo poco tempo per pensarci e allora arrivano mille pensieri e si sceglie quello che sembra meno sbagliato, ho creduto che non avrei dovuto scusarmi anche io, per non sminuire il messaggio, forte, che avevo lanciato quel pomeriggio.

E allora semplicemente le ho detto: “Non ti preoccupare, anche io ero stanca, può succedere di discutere, di non capirsi, non importa, davvero, l’importante è fare pace“.

Così abbiamo riso, mi ha raccontato che la mamma quando lei ha questi momenti va a prendere lo scudo, poi ci si è messo di mezzo anche il mio bambino che, a supportarla, ha aggiunto tutto contento che io non ho pazienza e che quando mi arrabbio esplodo, e poi abbiamo parlato di altro e la vacanza è andata avanti. Nel modo migliore. Fra confidenza e complicità crescenti, come se questo tabù che si è infranto abbia liberato tutti noi, me soprattutto, da catene e paletti invisibili.

Mi rendo conto che abbiamo ancora tanto da imparare e tanta strada da fare ma ormai solide e profondissime radici e questo è l’importante. Non è facile mettere insieme due nuclei familiari che esistevano e avevano una vita anche prima di incontrarsi, ce la stiamo mettendo tutta e i risultati, fra un litigio, uno scazzo, una risata, un compromesso e l’altro,  prima o poi arrivano.

Ah, non c’è stata nessuna ripercussione della mamma delle bambine sul mio compagno per via di questa lite. O non le è stata neanche raccontata, o lei conosce i suoi polli e quindi ha capito e bene così.

cool kids

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30 pensieri su “Non sono tipi da miniclub. (E qualcosa è cambiato)

  1. Delle volte anche io mi chiedo se stare sempre zitta perché sono la matrigna sia giusto… Anche un bell’urlo delle volta rimette le cose a posto.

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    • Guarda, io penso che questa non sarà la prima né l’ultima volta con lei, alla fine penso sia stato un bene perché determinati meccanismi si sono sbloccati. Alla lunga non so, per ora sono contenta. Poi un giorno scriverò anche come sono arrivata alla decisione di non stare più zitta. Certo sempre con tatto e meno impulsivamente, ma forse meglio parlare che tenere dentro. Per noi sicuramente 😄

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  2. Dunque… Tanto per iniziare, ora che leggo il tuo nome mi spiego un mucchio di cose ! Sai com’è, la classe non è acqua 😂😂. Poi ti dico che il fatto che schifino il mini club dovrebbe renderti fiera di tutti loro: anche le mie non hanno mai sopportato quelle attività, e dopotutto ne sono sempre stata felice. E poi.. Sei stata grande! Sono certa che lei abbia apprezzato: dare sempre ragione ai ragazzi tante volte può anche dare l’impressione di sottovalutare la loro intelligenza . Sono sicura che lei ti rispetterà per il coraggio che hai avuto. Buon proseguimento! 😘

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    • 🙂 Ciao Chiara, non so se abbia apprezzato, sicuramente lì per lì no, so che poi ha anche pianto tanto col padre, ma le sue scuse a cena sono state spontanee, neanche lui sapeva che lo avrebbe fatto, quindi forse si è resa conto. Non so se ho avuto coraggio o mi ha colpita l’esasperazione violenta! 😀 un abbraccio.

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  3. Hai fatto quel che andava fatto, e l’hai fatto bene. Ha funzionato perchè tra l’altro non è che sbrocchi tutti i giorni. Solo quando serve. E lì serviva. A te e, quel che più conta, a lei.

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  4. Amo leggere le tue disavventure! Un abbraccio 😉

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  5. Ti abbraccio e sorrido, grazie per i tuoi racconti di vita ❤

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  6. Confermo quel che dice Iome, anche a scuola, delle volte, le migliori, io sbrocco a freddo, perché, semplicemente, serve. A loro, più che a me (infatti se sbrocco a caldo non va bene). Andava fatto. Bene così.

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  7. I figli dei compagni comportano equilibri delicatissimi. Già con i nostri, di figli, ci interroghiamo se facciamo bene, cosa e come dirlo. Con i figli dei compagni è sempre un gradino piu difficile. Ma credo questo tuo sbottare sia servito ad entrambe, prima o poi si deve capire dove sono i limiti. Sono contenta che il resto della vacanza sia scorso via serenamente. A presto Chiara.

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  8. Molto bello e significativo questo tuo racconto di un quotidiano per nulla facile. Tu sei brava, il semplice fatto che ti fai delle domande, che hai dei dubbi e cerchi delle soluzioni senza incolpare gli altri di ciò che comunque non va come vorresti, fa di te una donna vera, che sa amare, donarsi e che si mette ogni giorno in discussione.
    Un forte abbraccio.
    Neda

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    • Neda grazie di cuore, ho tanto bisogno di parole come le tue. A volte mi sembra tutto così faticoso, non è facile restare sempre positivi. Al mio compagno riesce, ho tanto da imparare. Un bacio. ❤️

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      • Sempre tenendo conto che ognuno di noi ha sempre da imparare nella vita, in ogni momento della propria vita, a me sembra che tu sia sulla buona strada. Certo, non sarà facile, l’adolescenza non è facile per nessuno, per chi la vive e per chi sta intorno. La vita con un adolescente figlio di separati è ancora più complessa e sembra di camminare in un campo minato. Da quello che ho letto io credo che tu sia una brava persona, attenta, sensibile con la voglia di fare bene, anzi del tuo meglio e, secondo me, alla fine tutto andrà bene, anche se il percorso sarà lungo e dovrai metterti in discussione ogni momento.
        Ti auguro con tutto il cuore che tutti quelli che hai intorno capiscano le tue difficoltà e ti siano grati di tutti i tuoi sforzi.
        Un forte abbraccio.

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      • Carissima Neda, scusa il ritardo nella mia risposta ma riesco a collegarmi poco in questo periodo. Voglio dirti però che sono tanto felice delle parole che mi scrivi, mi danno forza e mi incoraggiano. A volte ce n’è bisogno. È vero, mi metto sempre in discussione, forse troppo, non so, mi stanco più con tutti i miei pensieri che dopo una giornata con i bimbi, che alla fine va sempre meglio di quello che avevo immaginato. Grazie ancora di cuore!❤️

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      • Grazie a te, buone vacanze!

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  9. Ma quel povero del tuo compagno, che l’hai mollato lì da solo con le tre pesti?! Povero, povero!!! 😀

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  10. Ho perso un paio di colpi, non so se è colpa del reader wp che ogni tanto impazzisce…
    Quando le mie andavano alle elementari andavamo in un villaggio sulla punta estrema della Sicilia, dalle parti di Ragusa, di solito verso settembre, complice la latitudine favorevole e le statistiche meteo (3 gg di pioggia all’anno). Loro erano molto contente di andare al miniclub, e per noi era rilassante avere qualche spazio senza loro intorno. Per tua tranquillità, ti dico anche che la pace non durava mai più di un paio d’ore, mai accaduto di “liberarsene” per un’intera giornata… Poi capita che torni in un villaggio quando sono cresciute, intorno ai 18 diciamo, e la prospettiva si ribalta. Tu vorresti tanto che stessero con te ma scopri che avete orari invertiti, e che loro dormono quando tu sei in spiaggia, e iniziano a vivere quando tu non riesci a tenere più gli occhi aperti…
    La grande: mi ricordi tanto mia cognata, che si è trovata in una situazione difficile come la tua, anzi forse ancor più difficile; lei ha avuto due figli dal suo uomo, e lui ne aveva già altri due, un maschio e una femmina. Quando i due figli di mia cognata erano molto piccoli la figlia di lui era adolescente, e dopo molti “tappi in bocca” un giorno alla fine mia cognata le diede uno schiaffo, dopo l’ennesima rispostaccia, dicendole che anche se lei non era la madre pretendeva di essere rispettata. Da quel giorno, quasi magicamente le cose sono migliorate sensibilmente.
    Credo che una componente importante (dalla parte della ragazza) sia il fare i conti con il fatto che se da una parte è probabile che le piaci più tu della madre, ora che ti conosce meglio, dall’altra c’è un po’ di sana gelosia verso il padre e verso la famiglia che non c’è più. Crescendo imparerà a capire che sua madre è l’unica madre che ha, e le vorrà bene come si vuol bene a una mamma, che è una e basta. Bilanciando stima e affetto in un continuum col quale facciamo i conti tutti noi.
    Sono davvero colpito, così come lo fui quando ci fu lo schiaffo di mia cognata, dalla potenza dell’istinto. L’istinto che dice quando serve la cosa giusta. Ovviamente bilanciato dalla ragione e dalla prudenza, e dalla consapevolezza dell’oggettiva difficoltà della situazione che DEVE essere gestita, per amore. E poi però viene un momento in cui l’istinto atterra la ragione con un uppercut e prende i comandi. E di solito ci azzecca. 🙂

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    • Caro Max, ti aspettavo, e non preoccuparti perché anche a me succede di perdere dei colpi, soprattutto in questi mesi di vacanza forzata. 🙂
      Ci sarebbero tantissime cose da dire, ci provo.
      Vacanze: questa appena trascorsa sarà l’ultima in un ‘villaggio’, per me è stato (soprattutto a posteriori, quando ci ripenso) abbastanza un incubo. Se c’è una cosa che ho sempre poco tollerato è l’animazione che se anche non è invadente però esiste ed è baccano tutto il giorno, fra musica pompata al massimo in spiaggia e in piscina e chiacchiere e urla al microfono stile dj dei poveri.
      Stare in questa situazione per 7 giorni, avendola scelta per i figli che però l’hanno rifiutata, con i bambini attaccati come polpetti, senza avere neanche (non pretendevo giornate ma un paio di ore come mi spiegavi anche tu nel tuo commento) cinque minuti per stare col mio uomo, mi ha molto provata. E anche a lui alla fine, perché sentiva il mio disagio e anche se si è fatto in quattro per tutti, più che una vacanza per noi adulti è stato più faticoso che andare a lavorare.
      Non potrei arrivare mai allo schiaffo, che non ho mai tirato neanche a mio figlio e mai lo farò, ma capisco tua cognata e la sua esasperazione.
      Quando hai i tuoi figli crei delle regole della tua famiglia, condividi una idea di rispetto, comprensione, limiti che tutti i componenti fanno propria. Quando hai a che fare con figli di altri, con cui sei, ti consideri famiglia, ma in realtà non lo sei (vorrei scriverci un post appena me la sento), e in più questi figli hanno una madre che ti aspetta al varco (al contrario di me che sono invece alleata con la compagna del mio ex, su cui forse farò un altro post tanto la amo), tutto, a volte, sembra addirittura insormontabile.
      Comunque caro Max si vedrà. Sto scrivendo dal gate che porterà me e mio figlio di nuovo al sud per 15 giorni, staremo tutti in una casetta piccola piccola in una riserva marina bellissima. Ovviamente il mio pensiero al momento qual è secondo te?😄😁
      Un abbraccio e grazie con tutto il cuore per il supporto.

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  11. concordo!!!! però le figlie del mio compagno vivono con noi, ed io devo per forza dire qualcosa se fanno qualcosa di sbagliato, come è normale che isa, visto che una ha 12 anni e l’altra 15…. per fortuna mi ascoltano e mi danno retta… altrimenti sarebbe un caos dentro casa! però le turbe di adolescente, la quindicenne ce l’ha eccome!

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    • Quella di 12 no invece? Forse dipende dal carattere… La nostra grande non ne ha neanche 11 ma già faceva le scenate un anno fa, dimmi tu!
      Trovo che sia giusto, convivenza o meno, far presente le cose che non vanno, sempre con tatto e gentilezza, ma fondamentale è il rispetto, di tutti e verso tutti. Un abbraccio!

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  12. Io non so se riuscirei a stare zitta ! Comunque dai contenta del bilancio positivo! Un abbraccio

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