Il nostro meraviglioso viaggio in Provenza

Eccomi finalmente a raccontare i nostri bellissimi giorni in Provenza e Costa Azzurra. Mi affido, per le parole, al quadernino che quasi ogni sera io e lui (soprattutto lui) scrivevamo un po’ come promemoria, un po’ come diario. Le foto, invece, sono mie, fatte con la reflex e col cellulare, ma qualcuna, bellissima davvero, è anche sua.

N.B.: post lungo e per chi è molto interessato a questa parte così pittoresca, dai mille colori, profumi e sapori, della Francia.

PRIMO GIORNO

Partiti di buonora con un sole caldo e una primavera avanzata dalla città del nord, il clima è stato ottimo per quasi tutti tutta la durata del viaggio, tranne una lenta e implacabile virata al brutto con pioggia e freddo (da 20 a 15 gradi) con vento frizzante.

(La compilation con playlist a tema, al momento, non sembra essere aderente al profilo del viaggio. Lo dimostra il consumo del tasto seek.)

In Francia si parla francese. Prodotto tipico, almeno in questa parte del giro, sono i gare (i caselli), i limiti di velocità sono intorno ai 90/110.

I prezzi sono alti: il GPL a 0,980 € al posto di 0,599 € italiani. Frontieristi molto sgarbati.

Prima di arrivare ad ARLES, prima tappa del nostro viaggio, siamo passati in macchina attraverso la Camargue, la zona più ad ovest della Provenza, dove abbiamo visto infinite saline, paludi, cavalli bianchi liberi e non (come descritto in tutte le guide), fenicotteri e gabbiani, turisti stoici in bicicletta sotto la pioggia portati via dal vento a raffiche, e un paesino, Saintes Maries de la Mer (appunto) tutto bianco con persiane celesti, probabilmente una località di vacanza estiva che in questa stagione e con questa pioggia forse aveva poco senso visitare.

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Ad Arles la casa prenotata con Airbnb è bellissima: palazzo antico tutto in pietra, di fronte alla chiesa, la nostra camera sullo stesso piano del loro appartamento ma indipendente, molto curata, carina, con futon come letto, duro come una pietra, piccolo, misura alla francese, dormiremo vicini vicini.

Scuri alle finestre non presenti, e qualcuno non ha pensato di portare la mia mascherina, che io gli avevo premurosamente affidato pregandolo di portarla in Francia, ma non importa: ho una morbida sciarpina nera.

La signora che ci affitta la stanza avrà la mia età, un compagno francese, e un figlio molto carino di 7 anni. Peccato che lei sia una un po’ dissociata, probabile nevrotica con mania del controllo, che non sopporta il suo bambino.

Abbiamo cenato in un piccolo bistrot, diciamo pure nel primo che abbiamo trovato vista la pioggia incessante e i piedi zuppi, con entrecôte e anatra al miele. Poi siamo andati a morire sul futon.

SECONDO GIORNO.

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Sveglia sul comodissimo futon e pioggia scrosciante (ancora).

Colazione gentilmente offerta dal compagno della signora, timido e riservato, che ci ha fatto un ottimo caffè con la moka, e ci ha fatto trovare cornetti freschi, ottimi e leggeri. La loro casa è bellissima, librerie infinite alle pareti, muri in pietra, arredamento di design, moderno ma caldo, terrazzino sui tetti su cui generalmente offrono la colazione, ma oggi proprio non è il caso.

Giro di Arles stando attenti a non prendere le pozzanghere. Città veramente bella, nonostante il buio dovuto all’acquazzone che non mai accennato ad attenuarsi.

Ovunque italiani in gita (fortunatamente non molesti come quelli dell’alta stagione).

Per il pranzo (scelta che faremo per tutta la vacanza, con molta goduria) decidiamo di convergere su baguette fresca e affettati comprati al market (un po’ anche per tamponare le spese).

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Note e curiosità. Ci dicono qui che la carne di toro offerta come piatto del giorno nei ristoranti e nei bistrot è quella degli animali ammazzati nelle corride che ancora qui hanno un grande seguito. L’animale viene macellato in diretta e servito. Fino a qualche tempo fa anche trascinato fuori dall’arena sulla pubblica piazza. Disgustorama.

Dopo pranzo partiamo da Arles e, sulla strada per AVIGNON facciamo un paio di deviazioni: la prima per il Moulin de Daudet, un vecchio mulino a vento su una collina con un suggestivo panorama, piuttosto noto perché qui si ritirò il famoso poeta e drammaturgo Daudet. Sulle guide sembrava più bello, il tetto rosso che spiccava nel cielo azzurro, nella realtà era grigio e tutto rovinato.

Mulino

Poi ci spostiamo verso un delizioso paesino delle Alpilles.

Il paesino arroccato si chiama LES BAUX DE PROVENCE, un borghetto scavato nella roccia, tutto bianco, o almeno così sembrava, visto che diluviava e non si capiva molto.

Ci è sembrato bellissimo, il che, in una giornata come questa, vuol dire che è veramente bello.

Ci fanno sapere che è uno dei paesi più visitati di tutta la Francia con migliaia di turisti ogni giorno.

Obbligo di parcheggiare fuori dal paese, a 5€ (tariffa giornaliera non frazionabile).

la baux

Da qui ci siamo diretti verso AVIGNON, dove abbiamo parcheggiato nel comodo parking des Italiens, che è gratuito e ha una navetta ogni 5 minuti che porta in pieno centro.

Il b&b prenotato era proprio nella piazza dove ci ha lasciato l’autobus, quindi perfetto.

Era di proprietà di una ragazza giovane, madre di due gemelle di un anno, scoppiatissima (come darle torto?), che ci ha aperto e se ne è andata di corsa con le due bambine appese una su un fianco e una sull’altro.

Appartamento monolocale arredato con colori chiari e toni dell’azzurro, con soppalco e letto in pratica appiccicato al soffitto, dove comunque abbiamo dormito bene perché meno duro del futon di Arles. Lui aveva la trave del soffitto proprio sulla sua parte di letto, ma afferma di aver dormito bene, quindi basta.

Siamo usciti per la cena sotto la pioggia incessante, eravamo stanchi e tutto ci è parso molto caro, così ci siamo infilati in una risotteria dove abbiamo speso pochissimo e mangiato molto bene, chiacchierando con la ragazza corsa che lo gestiva in un’atmosfera familiare e molto allegra.

C’è un ottimo clima sociale, la gente è molto cortese, ci si saluta per strada anche se non ci si conosce, se due persone incrociano lo sguardo si sorridono.

Avignone

TERZO GIORNO.

Al mattino ci sveglia un sole meraviglioso che filtra dalle tende a righine, e andiamo al mercato, con tutti i suoi banconi di carni, formaggi, salumi e frutta e verdura.

E dolci.

Ci procuriamo le baguette per il pranzo e facciamo colazione con caffé, croissant e un pain au chocolat da sogno.

Il giro della città, che ha duplicato in pratica quello che avevamo fatto la sera precedente, con l’aggiunta della favolosa terrazza dei papi, è stato funestato da un vento tremebondo, polvere e foglie turbinanti, sferzate gelate! Cose che altri provvidenziali pain au chocolat e intrusioni in negozi senza comprare nulla, hanno mitigato.

Ma gli occhi erano pieni di lacrime, e gli starnuti abbondanti ci hanno fatto pensare ad allergie acquisite al momento o polmoniti istantanee.

Avignone day

Per sfuggire a certa morte abbiamo deciso di riprendere la navetta (con le nostre brave baguette con salumi e formaggi) e siamo tornati alla macchina, in direzione della tappa successiva.

Nota. La BAGUETTE: il francese, di base, gira con la baguette in mano, in borsa, sotto il braccio. La baguette è una specie di status symbol, di simulacro, di dio pagano. A ogni ora del giorno, mattina e sera, la baguette spunta da una borsa o da una tasca, viene posata su un tavolo sventolata contro qualcuno, usata per fermare l’autobus, il traffico, o salutare un amico. Poi non sappiamo se se la mangino. Noi ce ne siamo mangiate a volontà.

baguette

Tappa successiva. L’ISLE SUR LA SORGUE è un piccolo paese circondato da un piccolo torrente di acqua limpida e cristallina, pieno di negozi di antiquariato dove ogni tanto ti trovi davanti una grossa ruota di mulino ad acqua.

Forse la stagione, ma dovunque siamo stati è stato un exploit di fiori.

Abbiamo fatto un giro attorno all’ ‘isola’, sempre col vento che ci portava, mangiato la nostra baguette seduti su una panchina davanti al fiume.

Isle

Poi preso un caffè Lavazza da Paolo.

NOTE. Il caffè in genere è buono dappertutto, L’espresso è simile al nostro. Il prezzo più variare, e senza alcuna ragione, da 1€ a 2€ e passa.

Il fruttosio non esiste e nemmeno lo zucchero di canna (eccetto eccezioni). Le ZOLLETTE piacciono molto. Si trovano dappertutto, non l’ho capita questa cosa.

Zollette. Io nella mia città di nascita, al sud, ho visto alcune zollette negli anni ’80. Poi sono finite e nessuno le ha più ricomprate. Qua zollette ovunque.

Caffe

Siamo ripartiti per andare a ROUSSILLON, punto di partenza per le escursioni al Colorado provenzale, ovvero ai sentieri dell’ocra, questa polvere colorata dal giallo all’arancione, al rosso, usata per preparare i colori per dipingere. E tutto il paese è tutto di questi colori (il paradiso dei fotografi, dicono). E infatti.

Roussillon

Le guide dicevano di vestirsi in modo da sporcarsi, poiché la polvere di questi sentieri ci avrebbe sporcati per sempre, ma la pioggia dei giorni precedenti ci ha salvati, compattando la terra.

Canyon

Ocra2

A Roussillon c’è la maggiore concentrazione di italiani di tutta la Francia. Ne abbiamo trovati più qua che a casa nostra: un sacco di ragazzini delle scuole in gita e poi svariati vecchi che spendono la loro pensione in viaggi invece di donare i propri risparmi ai poveri (tipo me), tra questi uno che avrebbe preferito morire piuttosto che farei aiutare da me a salire le scale, ma non importa.

vecchio

NOTA. Lungo il percorso da un paese all’altro non sono mancate delle deviazioni in base all’ispirazione del momento, che ci hanno portati in piccoli villaggi carini con fiori, imposte colorate e mulini a vento, subito immortalati, mai sia finiscano.

porta blu

Arrivati ad APT, questo paese dal nome così suggestivo, proviamo a fare due passi nel ventoso centro storico. Il paese è simile ai nostri villaggi di montagna, dove, quando è un poco più freddo, è la morte.

Ci sono tanti negozietti carini, tra cui uno di espadrillas che ci vedrà passare almeno sette volte.

La casa di Claire, la host che ci ospiterà, è su un colle dirimpetto al paese. C’è un bel panorama e volendo, attraversando un tunnel sotto terra, si può raggiungere il centro in pochi minuti a piedi. Ma non lo faremo perché il freddo è assai (siamo in montagna, praticamente).

Claire è una donnina iper fumatrice, e la sua casa, piena di fiori e quadretti, puzza un po’ di fumo e di camino.

Il problema è, ci pare di capire dal suo inglese semplificato, che non andrà mai via di casa.

La casa è bella, ha una veranda con vista sul paese e le montagne, dove si potrebbe mangiare, ma non lo faremo per il freddo.

Veranda

C’è un bel salotto con camino e una zona pranzo molto luminosa. La cucina è buia con un frigo dove ci sta un timballo di cous cous in bella vista. Poi ci sono due porte: in una c’è la doccia con il lavello (tutto molto grande, con accessori provenzali), e di fianco, in un buco di stanza, il gabinetto con, alla parete, una lavagna (una lavagna in bagno?)

Una finestra in alto unisce i due servizi. Poi le due camere da letto, divise da un muro piuttosto sottile.

La nostra aveva un grosso foro per l’aria sopra la porta che, oltre a fare entrare/uscire i rumori (noi abbiamo riso con le lacrime, la notte, pensando che Claire lo avesse fatto aprire per spiare i suoi ospiti), al mattino faceva entrare un vigoroso raggio laser di sole.

NOTA: non è una leggenda. In Francia i bidet non esistono. A volte decidono di lasciare i bagni più grandi e spaziosi piuttosto che mettere un piccolo bidet. Se uno è abituato a farsi il bidet, ha certamente delle difficoltà, e deve attrezzarsi come può (fantasia, elasticità, agilità).

La piccola Claire ci dà delle indicazioni circa possibili locali dove poter mangiare, indicazioni che verranno completamente disattese, eccetto che per Le Platane, indicato da lei come ristorante caro e gourmand.

Le Platane è un bel ristorante dall’aria chic e decadente. Difficile farsi capire dalla ragazza scoppiata che tira per la sala sbuffando e strisciando i piedi. Parla solo francese e non riesce a comprendere che, anche se continuasse a ripetere le stesse cose per tutto il tempo, io non riuscirò a capirla.

Preso dalla disperazione, mentre provo col dialetto della mia città del sud e con la gestualità mimica che fece la fortuna del compianto compaesano Marcel Marceau, chiediamo l’aiuto a una persona a caso del backstage (se dobbiamo spendere, almeno sapremo come abbiamo speso i nostri soldi).

NOTA. Ecco, la lingua non è mai stata un problema, un po’ complice la gentilezza delle persone del posto, ma l’inglese è ancora lontana dall’essere la lingua comune. Ci si arrabatta con l’italiano, lo spagnolo (in molti lo parlano, vedi corride, nonostante non siamo proprio vicini alla Spagna), l’inglese e il francese, alle volte anche parlati contemporaneamente.

Arriva una signora molto sorridente, evidentemente felice del suo lavoro, o semplicemente di vivere. Riusciamo a chiedere bene in inglese e a ordinare. Al posto dell’entrecôte ci arriva un filetto spaziale, e anche il resto era molto buono.

Peccato la ragazza strisciante da un certo punto in poi ha anche smesso di parlare con noi, o se noi le chiedevamo qualcosa, diceva automaticamente “sì” senza portare niente, peccato il bicchiere di acqua gelata tra le mie pudenda che quel giorno mi ha ricordato di quanto fossimo in montagna e l’estate lontana.

NOTA. Dove siamo stati, l’acqua non si è pagata quando non imbottigliata, e nemmeno il coperto. In genere quando prendevamo un ‘menù’, invece di ordinare à la carte.

NOTA2. Una cosa che si è osservata, è che da queste parti la 626 non esiste, e si dà molta poca importanza (o nessuna) ai fili ‘volanti’, alle prolunghe sporgenti, alle prese in bilico. In molti locali, inoltre, abbiamo trovato arredamento che era contemporaneo agli anni ’70. Evidentemente molti gestori non si preoccupano dell’immagine che offrono.

QUARTO GIORNO

La notte passa tranquilla. Ci sveglia dolcemente il raggio fotonico di luce che passa dal buco sopra la nostra porta e che si posa esattamente sui nostri occhi, la colazione a base di piccoli croissant e pane scuro tostato con marmellate homemade (limoni verdi della Corsica e pesche di vigna), e le chiacchiere con la signora. (faticose, per noi, di prima mattina, lo ammettiamo).

APT

Prima di lasciare Apt ci fermiamo in un bar per un altro caffè, in un forno per il pane e al mercato per comprare varie ed eventuali, tra cui una cassetta da un chilo di fragole che aromatizzeranno l’intero viaggio.

fragole

Il percorso, da questo momento, sarà completamente nella natura: attraverseremo boschi e campi di lavanda fino a Valensole, ci fermeremo spesso per fotografare l’albero, la casetta, il fiore, lo sfondo di windows, il particolare più o meno insignificante come “la nuvola che c’è”.

I campi di lavanda non ancora in fiore ci sembrano molto suggestivi, figuriamoci in giugno!

Lavanda campoWindows

casetta

A Valensole ci fermiamo per una piccola sosta pranzo in un giardino pubblico per bambini, dove si affacciano delle case private. Non ci sono bambini in giro, o perché sono in vacanza (in Francia, ci dicono, hanno più vacanze di noi a scuola, sparpagliate durante tutto l’anno), oppure sono stati rapiti.

Ci fermiamo nella piccola bottega di una signora ruvida di campagna attirati dai colori del caseggiato (viola ed ocra) e dall’insegna che richiama al miele di lavanda. Appena dentro ci si rende conto che potrebbe essere una merceria, un negozio di fiori, una rivendita di olio, una sartoria, qualsiasi cosa, anche la casa disordinata della signora.

Compriamo del miele in vari formati, e chiediamo utili informazioni circa i periodi di fioritura della lavanda (15 giugno-15 luglio).

Per dirci che il 15 luglio non ci sono più fiori nei campi, fa un segno come a tagliarsi la gola.

negoziolavanda

Fantasticando su un prossimo ritorno da queste parti, con una precisa mappatura dei campi, arriviamo sull’orrido delle Gorge du Verdon, il canyon più alto d’Europa, scavato dal fiume Verdon, che si riversa nel gran lago del Verdon.

Non sappiamo perché questo nome.

Verdon

La strada che segue il precipizio, da cui si affacciano numerosi balconi e punti panoramici vertiginosi, è molto suggestiva ma va percorsa con molta attenzione per non finire contro le rocce spigolose della montagna o giù per la meravigliosa scarpata verdeggiante.

strapiombo

Alla fine delle gole e prima di cominciare un altro lungo tratto di strada curviforme ci fermiamo nella piazza di Castellane, dove mangiamo le nostre belle fragole prima che maturino troppo e ci nauseino con il loro dolce profumo zuccheroso.

Castellane potrebbe essere qualsiasi centro montano abruzzese, di quelli che vendono souvenir in legno con scoiattoli in pelo e set da cucina ricamati.

La strada ci porta ad ANTIBES, una cittadina che in noi non ha destato alcun fascino. Il nostro karma positivo ci fa trovare, come al solito, un parcheggio comodo in centro e senza pagare. La città presenta come diversi strati urbani, affiancati tra loro fino al porto. Ci sembra caotica e disordinata. Una piazza è legata all’altra da un flusso di gente che vaga come formiche.

Qui il gelato, ovunque in Francia carissimo, può costare anche 3€ a palla.

Lasciamo il posto coi suoi “non so” e, dopo un salto al Mac per ricaricarsi di spiccioli per l’autostrada, andiamo a NIZZA.

Nizza

Inutili le considerazioni sulle innumerevoli auto e case di lusso incontrate nei dintorni: questa è (sembra) zona di accoglienza, dove tutte le culture, le razze e le classi possono co-abitare felicemente con educazione e gentilezza.

Il navigatore GPS risulta alleato fondamentale per non perdere (o per ritrovare) la strada, anche se ci riporta sempre su strade a “peage“, dove ai caselli vede gente che lancia monetine nei cestoni del self-service anche in maniera rabbiosa. Anche io.

NOTA. Gli automobilisti, comunque, sembrano diligenti e pazienti: mai sentito un clacson, eccetto dove esplicitamente richiesto (galleria a doppio senso di circolazione a unica corsia), i limiti di velocità sono rispettati e anche le distanze di sicurezza.

Davvero, c’è molta correttezza.

C’è anche molta polizia in giro: forse a causa degli attentati di Parigi a Charlie Hebdo, ma vedere in giro delle ronde armate di mitragliatori automatici non è per niente bello né rassicurante, specie se l’immagine di contrasto è il mare di turisti gioiosi, colorati, vacanzieri, felici e spensierati.

Mitragliatori automatici.

Abbiamo facilmente raggiunto il nostro budget hotel, in una parallela del lungomare di Nizza.

Le sistemazioni per questa vacanza sono state prenotate tramite Airbnb e Booking, senza un vero criterio di base, forse solo per un giusto senso di risparmio, ma senza scadere nella mortificazione della dignità.

E tutti gli alloggi si sono dimostrati degni, incluso questo albergo senza fronzoli.

Da subito si capisce che qui in città le cose sono un poco diverse, perché il personale della reception ci dice di parcheggiare tranquillamente sul marciapiede. E quando comincio a pensare che sia una concessione propria dell’hotel e del marciapiede prospicente all’hotel, ci accorgiamo che la normalità qui è di parcheggiare nelle aiuole, nei posti riservati ai bus, ai mezzi di P.S., al carico e scarico merci. Gli unici posti liberi sono quelli riservati ai taxi, e questo ci lascia intuire che i tassisti sono piuttosto benvoluti in città (oppure portano cicatrici vistose come i giostrai, non lo sappiamo, non abbiamo verificato).

Rinunciamo alla colazione dell’hotel a 6,15 € a persona, barattandola l’indomani con una da bar a 4,5€ totali, tutto molto buono.

La camera all’ultimo piano ha una vista sul tramonto con tangenziale, subito sostituita con una ampia il doppio con vista mare.

L’hotel è sufficientemente budget: non c’è frigo, non ci sono altri asciugamani oltre quello da doccia (non c’è l’asciugamanino da bidet, è normale: non c’è il bidet), ma il letto è super comodo e il mare blu giustifica il nome della Côte d’Azur.

Altro alleato di questo giro è stato tripadvisor, che ci ha condotti sul dock del porto antico, a L’escale, ristorante marinaro a cui non daresti granché ma la cucina OHGADEÈ possibile mangiare cozze in formula all you can eat per 13 €, cucinate in una decina di modi diversi.

Te le portano in un secchiello di metallo e ciao. Zuppa di pesce meravigliosa. Menù a 19€.

Anche in questo caso niente acqua a pagamento.

La cena, ben posizionata nelle viscere, ci invita a una passeggiata in centro. Qui notiamo la tradizionale esposizione di parcheggi creativi, in alcuni casi la seconda fila è sorprendente, addirittura in pieno crocevia stradale.

Nei casi limite viene messo sul cruscotto un biglietto con numero di telefono del proprietario.

La sera le vie del centro storico sono piene di colori, lasciano intravedere il loro fascino, mentre trans e prostitute ci suggeriscono di ritornare alla macchina e andare a dormire, anche se in giro ci sono normalmente anche ragazze sole che passeggiano senza alcun timore.

QUINTO GIORNO

La mattina parcheggiamo lontano dal centro e facciamo una splendida passeggiata sull’infinito lungomare.

<Lungomare

La giornata è bella, e preannuncia un aumento della temperatura, ma un vento sferzante fa rabbrividire le carni.

Il mare è di un blu che non abbiamo mai visto: sembra illuminato al led.

Sul lungomare i preparativi per la prossima stagione estiva, e orde di persone di tutte le estrazioni sociali, dal barbone al milionario: chi corre, chi prende il sole, chi legge, chi si bacia, chi chiacchiera, chi fotografa a mani basse.

Dal lungomare è facile scorgere tra le varie traverse tra i palazzi, anteprime delle piazze e gli spazi da visitare durante il giorno.

Raggiungiamo il coloratissimo e profumatissimo mercato di Cours Saleya: fiori e fiori, saponi, prodotti gastronomici e primizie, tutte robe meravigliose che, ad avere tempo, ci tufferemmo dentro.

Nizza Fleurs

Nizza rose

Nizza lavanda

Nizza marsiglia

Nizza saponi

Nizza Asparagi

Nizza salumi

Poi decidiamo di perderci tra i vicoli colorati, dove si spandono profumi di bucato e di cucina (sia dalle casette, sia dai tantissimi ristorantini e bistrot).

Nizza centro

La città è davvero molto pittoresca, piena di visitatori nel grande triangolo del centro storico, chiuso a est dal porto storico, a nord dalla grande piazza Garibaldi e a ovest da quello che era il corso del fiume Paillon, al cui posto sono state inserite infrastrutture, edifici, strade, piazze e servizi di alto livello: il museo di arte contemporanea, il grosso edificio dell’Acropolis (cos’è?), giardini pubblici, la piazza enorme e bagnata con le statue sospese, gli spruzzi di vapore e altre cafonerie per la gioia dei più piccoli.

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Al di là dell’ex fiume, la zona liberty con i palazzi ricchi di fine ‘800/’900, le mega-ville, i palazzi dei grandi hotel e casino, e, per la gioia delle donne, i Magazzini Lafayette (dove abbiamo speso parte del pomeriggio alla ricerca di capi in promozione tra i tanti reparti delle grandi marche, facendo ottimi affari).

Per il pranzo la città è prevedibilmente attrezzata per tutte le tasche, e nel centro, nei vicoli, fuori dalle botteghe di carne e di pane, già sono lunghe le code per mangiare.

Noi cerchiamo alle spalle della cattedrale, su indicazioni di tripadvisor e di un vecchio signore che in francese, probabilmente, ci ha coglionati in modo ridicolo ridendo a crepapelle con un amico, un piccolo posto che per 11€ a testa ci dà uno smoothie genuino, un panino niçoise (o altro) dalla bontà infinita, dessert e caffè espresso, più bagno pulito e Wi-Fi.

La coppia di gestori è molto gentile e simpatica e parla un ottimo inglese, descrivendo meticolosamente tutti i piatti.

Per smaltire questa buona roba ci arrampichiamo sulla collina del castello (ex castello: ci sono solo quattro pietre) tramite dei sentieri o delle scalinate. Il colpo d’occhio sulla città, sul mare, sulle colline, è straordinario.

E camminando lungo il bordo del promontorio si può godere di 360° di panorama.

Nizza panorama

In cima ci sono un ristorante/bar, fontane spente, campi di bocce, panchine e prati dove giovani ragazzi prendono il sole e grosse comitive di bambini urlanti giocano nel parco o a giochi di gruppo con animatori (tipo centri estivi nostri) affatto stressati.

Lasciamo questa stupefacente città con la certezza di ritornarci appena possibile, scommettendoci: vale la pena di starci più tempo che un giorno. Nessuno ci aveva parlato di Nizza come di una città così bella, noi ne siamo rapiti e innamorati.

E il senso di bello e di benessere si fa ricordare ancora di più percorrendo la strada verso casa coi suoi francesi frontieristi sgarbati, il cielo grigio, gli svincoli micidiali della Liguria.

provence our tripweb

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48 pensieri su “Il nostro meraviglioso viaggio in Provenza

  1. Un post delizioso, complimenti. Foto bellissime l’articolo è completo ti accompagna per mano nei profumi, nei sapori, nella bellezza di questa terra. Un applauso

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  2. Che belle foto e che interessante descrizione! Sicuramente posti da visitare! Spero di poterlo fare presto! Un bacione 😘

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  3. Me lo sono letto tutto, un po’ di nostalgia per alcuni posti che avevo visitato 15 (sigh!) anni fa, altri posti che vorrei visitare questa estate. Gran bel viaggio, comunque!

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  4. Avevo capito dall’inizio che l’autore non eri tu, Famiglia :D, e sai che mi piace tanto come scrive Lui. Foto S T R E P I T O S E. Come sai quella zona un po’ mi da sui nervi, ma passerà e tornerò ancora a leggervi per prendere spunto. Bravi ragazzi! Si sente che siete stati benissimo!

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  5. ah che viaggio meraviglia, nell’adorata provenza, e che bel resoconto… un luogo dove tornerei in ogni istante ad affondare nei prati di lavanda o nel vino rosato della camargue.
    peccato non vi siete fermati di più a saintes maries de la mer: al di là delle spiagge e del turismo balneare, è un luogo con una storia affascinante, luogo sacro e di pellegrinaggio annuale dei gitani di tutto il mondo di cui santa sara, santa forse nera forse rom, è la protettrice (consiglio per altro l’ascolto della bella resa in musica dei mercanti di liquore http://www.youtube.com/watch?v=h2UZyGm4CtM). entrare anche solo per un attimo in quel mondo, in quella cripta di adorazione, ha il suo gran fascino e il suo gran perché.

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    • Grazie amme! Non sapevo la storia di saintes Maries de la mer… Ci saremmo fermati volentieri anche noi (pure con la bufera di quel giorno) ma avevamo pochi giorni (6) e alcune tappe prefissate, abbiamo visitato tutto a un ritmo molto serrato e di cose ce ne mancano! Abbiamo lasciato un pezzetto di cuore in tutta la provenza, e ci torneremo sicuramente. Se riusciamo (pazzia) fra poco più di un mese, perché io DEVO fotografare in tutti i modi la lavanda in fiore 🙂 . Bella la canzone, adesso sono curiosa e mi vado a studiare la storia di questa zona così selvaggia e affascinante.

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  6. Bravi! Bellissimo viaggio e bellissime foto. Nizza è una delle mie città preferite.. Mi ci trasferirei di corsa senza alcuno sforzo. Buonanotte!! 😘

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  7. Cavolo che viaggio bellissimo!
    E che foto fighe 🙂

    Poi le descrizioni sul cibo mi stan mettendo in crisi.. E il pane francese mi piaceva un sacco, accidenti al glutine.
    (Comunque, anche se non posso più mangiare quelle cose e vi ho invidiato anche la marmellata della signora affumicata, almeno sono abbastanza alta da – in assenza del bidè – lavarmi il culo nei lavandini, alè!)

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  8. Meraviglioso giro turistico, luoghi meravigliosi che mi piacerebbe davvero visitare … mai dire mai! 🙂 Grazie per averlo condiviso, l’ho letto fino in fondo, con molto piacere. Eh sì … Francia e Svizzera amano le zollette!! 🙂

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  9. Bellissime le foto! E che tuffo nella mia Provenza mi avete fatto fare!
    Non concordo molto con voi su Nizza, bellissima città non c’è che dire ma troppo poco “provenzale” per i miei gusti. Sarà che forse l’avrò vista/visitata/frequentata così tanto da esserci abituata? mah …
    La mia preferita tra quelle che avete visitato resta Avignon, città dall’atmosfera giovane come avete potuto notare anche voi. Il vento? Lì è una costante, mai stata ad Avignon senza vento. Anche Antibes che purtroppo a voi non è piaciuta; quella è proprio la città provenzale pur essendo sul mare, molto francese a differenza di Nice che è più internazionale.
    Leggo che avete intenzione di tornare e in quel caso mi pemetto di suggerirvi una tappa, anzi due, un must direi: Saint-Paul de Vence (stupendo!! e da Nizza si arriva abbastanza in fretta, forse partendo da Cagnes-sur-Mer che è lì vicino ancora meglio) e già che siete nei paraggi appena un po’ più in làTourettes sur Loup, se cercate i campi di lavanda lì ne trovate fin che volete.
    Bel viaggio ragazzi, e sono felice che vi siate divertiti e riposati.
    Vi abbraccio 🙂
    Primula
    p.s. ho letto che vi siete fatti delle domande su Acropolis a Nizza: non è altro che il Palazzo dei Congressi e può ospitare anche qualche mostra.
    Vi siete anche chiesti come mai il nome Verdon (belle le gorges, vero?) Deriva dall’occitano provenzale verdoun Quella valle era anticamente abitata dai Galli che chiamavano il fiume vardu dalla parola preceltica vara = acqua. Tutto qui. Chiedo scusa se mi sono permessa di rispolverare qualche conoscenza di Filologia romanza… Vi riabbraccio 🙂

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    • Ciao Primula, grazie per tutte le informazioni supplementari! E se torneremo per la lavanda, sicuramente valuteremo di passare dagli altri due posti che ci hai consigliato. 🙂
      Riguardo a Nizza, a noi è piaciuta proprio perché internazionale, non è una città “provenzale”, hai ragione. Antibes chissà, forse il giorno in cui ci siamo andati noi c’era particolarmente confusione, non siamo riusciti ad apprezzarla come forse avremmo dovuto. Ti farò sapere se e quando si riparte! grazie ancora e un bacio :*

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  10. bellissimo racconto e bellissime foto! (e anche bel blog, appena scoperto!)
    noi siamo camperisti e ormai la Francia l’abbiamo colonizzata in lungo e in largo, ma Nizza ci manca (siamo adoratori del profondo nord: Bretagna, Normandia, Pas de Calais)…però in genere facendo le ferie in agosto non è una zona proprio consigliabile!
    della Provenza ho adorato Arles e St Remy de Provence…ma è bella tutta, e non ho mai avuto (ancora) la fortuna di vedere la fioritura della lavanda….eh….(sospirone)…
    mi avete fatto sganasciare sulle baguette (è vero, noi gesticoliamo con le mani, i francesi con le baguettes!) e sulle zollette, al supermercato addirittura si trovano a forma o di cuoricini o dei 4 semi delle carte, e c’è anche la versione zucchero di canna! cmq il caffè in genere è un po’ più alto che da noi (“ristretto” è….intraducibile!) e … ti danno una zolletta e basta, anzi, è incartata e all’interno è pure divisa in due! infatti noi prima di partire facciamo scorta di bustine di zucchero di canna dall’Italia…..
    l’acqua gratis, se si vuole richiedere, è la “caraffe d’eau”, e sarebbe auspicabile anche qui da noi…
    il bidet….beh…..lasciamo stare! però in alcuni posti (pre-camper) avevamo trovato dei w.c. con a fianco la doccetta (!)

    se ci tornate e fate qualche tappa extra, vicino al confine italiano è piuttosto carina Grasse, con tutte le case di profumi visitabili, oppure se allargate un po’ la zona, sempre però in montagna, molto piacevole è la parte di Aix les Bains e Chambery, sopra Grenoble, molto piacevole e con tanti laghi!

    buona vacanza futura!

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    • Ciao Claudia, grazie mille per il tuo commento e scusa tanto per il ritardo, purtroppo mi era sfuggito e non mi collego spesso! A giorni torneremo in Provenza, e terremo senz’altro in considerazione i tuoi consigli. A presto, grazie ancora 🙂

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  11. Che meraviglia…mi viene voglia di partire!!!
    Intanto oggi ho viaggiato col tuo favoloso post!!
    Cmq la Francia sarà la mia prossima meta ..a seguire la Spagna
    Un bacione 🙂

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  12. Che belle foto e che bel viaggio!
    Mette una voglia di prendere e andare…
    Bella la Francia, soprattutto quella parte, dovrò includerla nella lista delle cose da vedere 🙂 ti abbraccio

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  13. Ma che meraviglia! Bellissime foto e interessantissimo resoconto….vien voglia di partire anche a me!!! *.*

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  14. Ogni tanto mi si levano le iscrizioni, quindi ora che me ne sono accorta mi sono iscritta di nuovo! Mi piace seguire una famiglia componibile, un po’ come la mia!!! Ma che bel viaggio! che colori, e dalle foto così belle sembra anche di sentire i profumi!

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