Come forse dovrebbe essere

Io non ho certezze su come dovrebbero essere i rapporti fra tutti, nella famiglia allargata, devo dire che agisco con semplicità, dando ascolto alla sensibilità e all’istinto, l’istinto quello buono, certo, perché capita anche che a volte irrompa l’impellente desiderio di mandare tutti a quel paese, ma logicamente non lo faccio.

Non tratto tutti e tre i bambini allo stesso modo: per mio figlio sono la mamma, per le altre due sono un’amica grande, una zia, semplicemente la fidanzata di papà. E tutto scorre, molto bene.
Da mio figlio pretendo cose che non pretendo da loro. Certo, il rispetto delle regole di civile convivenza è universalmente riconosciuto da tutti, è un non detto che non c’è bisogno di dire.

Io e le bimbe andiamo da H&M a fare cose da femmine, perdendoci nel reparto bambini e ‘ragazze’ (specifichiamo!), proviamo abiti e magliette, mettiamo lo smalto e scegliamo i vestiti da mettere per ogni occasione, io sono la confidente delle tribolazioni fra amiche (‘migliori amiche per sempre’) e degli equilibri che ogni tanto, come accade sovente fra i pre adolescenti, si rompono; sono la rassicuratrice degli amletici dubbi esistenziali della piccina, che riesce a stupirmi ogni volta con la profondità dei suoi pensieri che dal nulla mi trasmette con la sua vocina amorosa.
Marco è il mito di mio figlio: è l’uomo che tutto sa, che ha risposte per ogni domanda, e Pietro il piccolo adulto che tutto vuol sapere, appaga la sua naturale e bellissima curiosità. (“Mamma cos’è la materia? E l’antimateria?” “Guarda, è un po’ complesso, riparliamone quando sarai un po’ più grande” “Non importa, lo chiederò a Marco quando lo vedo -e ammicca- tanto lui lo sa di sicuro”)

Ognuno insomma gestisce la propria prole per quanto riguarda educazione e tutto il resto, ed è per gli altri un punto di riferimento importante, ma non genitoriale.

Non sappiamo se sia giusto così, questo è quello che ci viene naturale, a entrambi.

In cambio dai figli l’uno dell’altra abbiamo tanto amore, ammirazione, simpatia, una grande fiducia, perché l’affidabilità, il mantenere le promesse, sta per noi alla base di ogni rapporto.

Ogni tanto mi chiedo come sarebbe se vivessimo tutti insieme, perché inizia ad essere il nostro sogno, nonostante la realtà ci tenga ben ancorati a questa terra. Mi chiedo se sarebbe così bello e, nonostante tutto, facile. Così gioioso e allegro.

Mi domando spesso se stiamo così bene insieme perché siamo lontani e la formula 3+2 (che a ben pensare non è una somma ma una bella moltiplicazione) si verifica piuttosto di rado. Me lo chiedo forse per confortarmi della costante sensazione di assenza che provo ormai da due mesi, per dare un senso a questa lontananza forzata.

Perché in fondo sono convinta che sarebbe bellissimo, probabilmente faticoso e disordinato, con giornate in cui ci si manderebbe tutti allegramente al diavolo, ma almeno non avremmo la sensazione di stare perdendo attimi importanti di vita, della loro rapidissima crescita, e di poterci regalare amore soltanto col contagocce.

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